3° Sezione
LA VITA NELL'ALDILÀ
Hanno Mosè e i Profeti, rispose Abramo, che li ascoltino!, e l'altro: No,
Padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro si ravvederanno!. Ma
Abramo gli replicò: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non si lasceranno
convincere neppure da uno che sia risorto dai morti! (Vangelo di Luca,
16:29-31).
Sommario
SECONDA SEZIONE
È nella Morte che Dio ti chiama! Sta per liberarti della scorza mortale che
nascondeva la tua Anima di fuoco (Gerard de Narval).
Purtroppo l'ignoranza su quello che accade dopo aver deposto il corpo fisico
(modo migliore per definire la morte), crea nello spirito del defunto, che si
ritrova a vivere nell'aldilà, non poche perplessità. Siccome la sua ignoranza
lo portava a credere che la morte fosse "la fine di tutto", risulta
ovvio che egli non sia affatto convinto di essere morto.
Di solito gli spiriti ci possono vedere ed ascoltare e non riescono a capire
perché noi non possiamo vedere loro. Alcuni impiegano anni per comprendere che
non rispondiamo alla loro chiamate perché non li possiamo sentire e tantomeno
vedere.
È doveroso ricordare che quando un individuo passa attraverso gli stadi della
morte incontra delle persone familiari a lui care che lo aiutano a passare nei
mondi sottili ed a liberarsi del corpo fisico.
Vi sono attualmente molte testimonianze di questo fatto; testimonianze che sono
state raccolte facendo delle ricerche nei mondi sottili restando nei pressi di
persone in procinto di morire. Queste documentazioni, che hanno portato a
conoscere gli aspetti invisibile della morte, hanno fatto molto per sollevare il
tragico velo solitamente associato con il trapasso.
L'individuo in procinto di morire, oltre ai propri cari, fruisce pure di una
gentile assistenza da parte di alcune presenze angeliche. Nel momento che appare
l'Angelo della Morte i devas della guarigione (esseri spirituali) si ritireranno
definitivamente. A questo punto potranno svolgersi le varie fasi che
culmineranno con la morte definitiva del corpo fisico. Ogni fase è comunque
assistita da una opportuna e radiante Presenza angelica.
Il fatto che il morente veda le persone amate che lo hanno preceduto
nell'aldilà spiega il sorriso che spesso si riscontra sul suo viso;
l'apparizione dell'Angelo spiega invece la luce tenue e delicata che appare sul
suo volto per un breve tempo. Questi sono alcuni aspetti che ci fanno
comprendere come la morte sia solo un trapasso e non la fine di tutto.
Dialogo con Mes, una persona che ha deposto il suo corpo fisico.
Domanda. Che esperienze hai provato durante il trapasso?
Risposta. Prima mi sono sentito meglio. Avevo voglia di vivere. Poi ricordo un
torpore nel quale vedevo un affollarsi di tanti visi noti e mi dicevo: strano,
tutti qui.
Domanda. Chi erano?
Risposta. Alcuni erano persone ancora vive, altre defunte.
Domanda. I vivi dov'erano?
Risposta. Nella stanza.
Domanda. E i defunti chi erano?
Risposta. Parenti e amici... Sai, è strano, non ti rendi conto del passaggio.

Delle persone intervistate, nessuna ha incontrato l'immagine tradizionale di San
Pietro o di una figura analoga che sottopone a un esame prima di ammettere
nell'aldilà.
Tutte le persone da me intervistate hanno invece parlato di una visione
panoramica, tridimensionale, globale, vividamente colorata, degli eventi della
loro esistenza. Alcuni hanno detto di aver veduto soltanto gli eventi
fondamentali. Altri hanno affermato di aver potuto rivedere ogni singola cosa
che fosse loro mai accaduto di fare o pensare. Le cose buone e quelle cattive
passavano, con assoluta contemporaneità, di fronte ai loro occhi.
Nelle nostre interviste abbiamo saputo che il riesame della propria vita avviene
frequentemente alla presenza di un "Essere di luce", in cui alcuni
cristiani vedevano il Cristo, e che l'Essere rivolgeva una domanda molto
impegnativa: "Che cosa hai fatto della tua vita?".
Per spiegare nel modo migliore lo scopo di tale domanda, molti rispondevano che
il senso poteva essere: "Hai tu fatto quello che hai fatto perché amavi
gli altri?", ovvero se il movente delle sue azioni era stato l'amore oppure
l'interesse personale. Siccome nel mondo spirituale si è molto consapevoli
questa domanda provoca una sorta di giudizio, pertanto chi vedeva delle sue
azioni commesse per egoismo ne provava un acuto rimorso; mentre provava
soddisfazione alla vista di azioni in cui aveva dato prova di amore.
Va notato che in tutti i casi studiati l'Essere di luce non ha mai giudicato
nessuno, anzi avvolgeva con la sua amorevole presenza i defunti che si
autogiudicavano in base alle proprie azioni. Essi stessi sembravano comprendere
cosa avrebbero dovuto fare (o non fare) in ognuna delle situazioni che stavano
esaminando. Vi è ancora da sottolineare come alcuni resoconti riferiscano che,
durante il riesame della vita, si vedono non soltanto gli atti compiuti, ma le
conseguenze che essi hanno avuto sugli altri.
"Prima uscii dal corpo, ero al di sopra dell'edificio e vedevo il mio
corpo. Quindi divenni consapevole della luce - luce e null'altro che luce -
attorno a me. Poi vi fu come uno spettacolo: ogni momento della mia vita mi
passò davanti, perché io lo esaminassi in un certo senso. Provavo un'intensa
vergogna per molte cose perché sembrava avessi ora una consapevolezza diversa,
sembrava che la luce mi mostrasse che cosa avevo fatto di male. Era tutto molto
reale.
Sembrava che quel flashback, quel ricordo, o qualsiasi cosa fosse, avesse come
scopo principale di stabilire la portata della mia vita. Sembrava vi fosse come
un giudizio, e di colpo la luce divenne più opaca e vi fu una conversazione.
non con parole, ma pensieri. Quando vedevo qualcosa, sperimentavo un evento
passato, era come lo vedessi attraverso occhi che (penso si possa dire così)
avevano una conoscenza onnipotente e mi guidavano, mi aiutavano a vedere.
È questo il momento che più mi è rimasto impresso, perché mi mostrava non
soltanto quel che avevo fatto, ma anche come quel che avevo fatto aveva agito
sugli altri. E non era come se guardassi immagini proiettate su uno schermo,
perché sentivo tutte quelle cose; sì, sentivo, e in modo particolare... ho
scoperto che neppure i pensieri vanno perduti... Ogni mio pensiero era
presente... I pensieri non vanno perduti...".
Certamente vivere una situazione non è certamente piacevole, e non c'è da
stupirsi se molti, dopo una esperienza di pre-morte, sentono la necessità di
cambiare vita. Esaminiamo ora altri due brani di interviste; di entrambe, come
di quella precedente, il soggetto era un uomo:
"Non ho parlato a nessuno della mia esperienza, ma quando ne sono tornato
avevo il desiderio straripante, ardente, appassionato, di fare qualcosa per gli
altri... Provavo tanta vergogna per tutte le cose che avevo o non avevo fatto,
in vita mia. Sentivo di dover fare qualcosa, che non era possibile rimandare.
Quando sono tornato ho deciso che era meglio cambiare. Provavo molto pentimento.
Non ero soddisfatto della vita che avevo condotto sino ad allora, per questo
volevo cominciare a far meglio".
A questo punto vale la pena di citare un brano di Matteo: "Non condannate
per non essere condannati; perché col giudizio col quale giudicate sarete
giudicati e con la misura con la quale misurate sarà misurato anche a voi"
(Mt 7:1-2).
È qui il caso di fare un'osservazione su quello che potrebbe accadere a chi si
sia macchiato di colpe come gli orrori del nazismo o di altre guerre più
recenti. Provate solo a immaginare alle condizioni in cui si trovano i
responsabili di colpe simili durante il riesame della vita e, specialmente,
considerando non solo le loro azioni ma, le loro conseguenze sugli altri.
Quelli che hanno voluto le atrocità naziste sembrano essere stati privi di
amore al punto di ordinare la morte di milioni di innocenti. Come conseguenza si
ebbero innumerevoli tragedie individuali, separazione del marito dalla moglie,
dei genitori dai figli, dell'amico dall'amico. Innumerevoli morti lente o
brutalmente veloci. Orribili umiliazioni, anni di fame, lacrime e tormento.
I responsabili vedendo tutto questo, e altre cose ancora, le vedono come se
stessero accadendo in quell'istante. Nelle mie più tragiche fantasie, non
riesco a immaginare un inferno più orribile, più totalmente intollerabile di
questo.

Ringraziamo tutti gli autori, antichi e moderni che, con il loro lavoro hanno
permesso questa raccolta e ci scusiamo qualora, per impossibilità, errore o
distrazione, non abbiamo citato la fonte originale del materiale presentato.
- 8. Maitreya School of Healing, "Mental Color Therapy". Jeymer Avenue,
London, England.
- 9. Filippo Liverziani, Eternità. Riverdito Editore.
- 10. Raymond A. Moody jr., "Nuove ipotesi sulla vita oltre la vita".
Arnoldo Mondadori Editore.
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