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ALLA RICERCA DELL'ANIMALa mente è nel cervello oppure no?Brani tratti dal volume "Alla ricerca dell'anima", di Larry Dossey.
La mente manifesta il suo carattere non localizzato in infiniti modi: si mostra libera nello spazio e nel tempo, valica la coscienza fra le persone e non muore con il corpo (Larry Dossey). Perché parlare di anima nell'era della scienza? Perché suggerire che esista un certo aspetto della psiche, non soggetto alle limitazioni dello spazio e del tempo, che può precedere la nascita del corpo e sopravvivere alla sua morte? Il motivo principale è che qualcosa di vitale è stato tralasciato da quasi tutti gli sforzi moderni per comprendere la nostra vita mentale: qualcosa che vale da principio primo, senza il quale tutto è destinato a essere incompleto e privo di fondamento. Questo elemento mancante è la natura non localizzata della mente. Praticamente tutte le spiegazioni moderne della mente presuppongono che essa possa essere trovata in un luogo determinato nello spazio o nel tempo. Il luogo spaziale dove la mente è stata tradizionalmente situata è il cervello di una singola persona; il luogo temporale a cui essa è assegnata è il momento presente di un determinato arco di vita. Quindi, una mente è attribuita e isolata a un singolo individuo; e, ciò che è peggio, è condannata all'oblio, poiché con la morte del cervello anch'essa deve morire. Su questa concezione localistica si fondano tutti i tentativi degli studiosi occidentali di descrivere la mente umana. Tentativi che, a mio avviso, sono inficiati proprio da questo sforzo di localizzarla. Come vedremo, tutto sta invece a dimostrare che essa non può essere collocata in un punto fisso del tempo e dello spazio. La mente manifesta il suo carattere non localizzato in infiniti modi: si mostra libera nello spazio e nel tempo, valica la coscienza fra le persone e non muore con il corpo. Questo libro esplora alcuni modi alternativi di considerare la mente e, in particolare, fornisce prove scientifiche a favore di una sua visione più ampia. Se esiste un aspetto della mente che è decisamente non localizzato, questa entità viene identificata con l'anima: qualcosa senza tempo, senza spazio e immortale. La riscoperta della natura non localizzata della mente, quindi, è essenzialmente una riscoperta dell'anima. Perciò è di fondamentale importanza spirituale comprendere la natura non localizzata della nostra vita mentale; non si tratta di un semplice esercizio in materia di psicologia o di scienza, ma anche di addentrarsi nella sfera della spiritualità, proprio per il carattere non localizzato della mente che la connatura all'anima. (...) Esistono, dunque, due modi di percepire il nostro posto nell'universo. Uno d'essi, la rappresentazione che ci è familiare è priva di anima. Ci dice che siamo creature limitate le cui menti sono confinate ai nostri cervelli e corpi e al momento presente. Quando tutti i nostri istanti si esauriranno, i nostri corpi periranno e precipiteremo nell'abisso del nulla. L'alternativa a questa concezione grottesca e senz'anima è la visione non localistica che abbiamo tratteggiato in tutto questo libro. In essa, emergono caratteristiche affini a quelle dell'anima: qualità che escludono la limitazione a corpi e cervelli individuali, e appaiono invece illimitate nello spazio e nel tempo. Come abbiamo visto, questa visione sembra avere come corollari l'immortalità e la fusione di menti singole in una Mente Universale. Inoltre, se le menti non possono essere limitate nello spazio e nel tempo, dobbiamo essere preparati ad ammettere, anche se può farci girar la testa, che siamo dotati delle caratteristiche divine dell'immortalità, dell'onnipresenza e dell'unità. Ma, nel complesso, non siamo ancora pienamente capaci di riconoscere le qualità divine insite in noi: la nostra "onnicoscienza", per usare il termine di Jung. In aggiunta a questa cecità, troppo spesso le nostre tradizioni religiose ci hanno instillato il messaggio che siamo creature spregevoli e indegne, prive di qualità nostre in grado di redimerci. Quando, nell'intero corso della storia, sono apparsi alcuni individui che hanno chiaramente avvertito la loro divinità interiore, spesso sono stati accusati di eresia e di bestemmia, sono stati trattati in modo disumano o uccisi, soprattutto in Occidente. (...) Questo libro, dunque, è un invito a riscoprire l'anima e a tornare al Divino che è in noi. Se una volta si temeva che si dovesse operare una scelta fra intelletto ed emozione rispondendo al richiamo del Divino, allora sicuramente possiamo mettere a tacere per sempre questa paura. Se scegliamo di prestare attenzione ai messaggi senz'anima della scienza finora predominanti per paura di compromettere la nostra ragione, allora questa scelta può essere descritta solo come una forma d'intemperanza: perché all'interno della scienza assistiamo ora a un inequivocabile emergere di una nuova apertura, inesistente nel recente passato, nei confronti dello spirito umano. Come l'eminente fisico Werner Heisenberg fu indotto a dichiarare, "'coscienza' e 'spirito' possono essere posti in relazione in modo nuovo con la concezione scientifica del nostro tempo". Alla fine possiamo scegliere di continuare a credere che siamo creature localizzate, isolate e confinate al tempo e al corpo e separate da tutti gli altri esseri umani; oppure possiamo scegliere di aprire gli occhi alla nostra natura immortale, onnipresente, e alla Menta Una di cui ciascuno di noi è parte. Se scegliamo la prima opzione, nulla ci salverà. Se invece scegliamo di risvegliarci al nostro sé divino, ci affacciamo a un alba nuova. |
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