UNA CHIAVE PER CONOSCERE SE STESSI E IL DESTINO
Il numero è il Verbo ma non è il suono;
è l'onda e la luce,
ma nessuno può vederlo;
è il ritmo e la musica,
ma nessuno può udirlo.
Le sue variazioni non hanno limiti
eppure è immutabile.
Ogni forma di vita è un riflesso particolare del numero.
(Maurice Druon, Le memorie di Zeus).
La materia non esiste nel modo in cui solitamente noi ce la raffiguriamo; essa esiste,
tuttavia, come illusione cosmica. Per liberarsi dell'illusione è necessario conoscere un
metodo ben reciso. Non si può curare un drogato in un batter d'occhio. La coscienza
materiale si impadronisce dell'uomo attraverso la legge dell'inganno, legge che l'uomo non
può superare se non apprendendo e seguendo la legge opposta, quella della verità.
Lo Spirito è divenuto materia attraverso una serie di processi di materializzazione:
la materia dunque procede dallo Spirito e non può essere differente da esso che ne è la causa. La materia è una espressione parziale dello Spirito; è l'Infinito che ha l'apparenza del finito, l'Illimitato che appare limitato. Ma poiché la materia non è che Spirito in una sua ingannevole manifestazione, la materia non esiste di per sé.
All'inizio della creazione lo Spirito, fino allora immanifesto, proiettò due nature:
coscienza e materia.
Esse sono le sue due espressioni vibratorie. La coscienza è una vibrazione più sottile e
la materia è una vibrazione più densa dell'unico Spirito trascendente. La coscienza è la
vibrazione dell'aspetto soggettivo dello Spirito e la materia lo è del Suo aspetto oggettivo.
Lo Spirito, quale Coscienza Cosmica, è potenzialmente immanente nella materia vibratoria
oggettiva e si manifesta soggettivamente, come coscienza presente in tutte le forme create.
Questa coscienza raggiunge la sua più alta espressione nella mente umana con le sue
innumerevoli ramificazioni di pensiero, sentimento, volontà e immaginazione.
La differenza fra materia e Spirito consiste nel diverso ritmo vibratorio: si tratta di
una differenza di grado, quindi, e non di sostanza. Questo punto potrà essere chiarito
dall'esempio seguente. Benché tutte le vibrazioni siano qualitativamente uguali, le
vibrazioni che vanno dai 16 ai 20.000 cicli al secondo possono essere percepite dall'udito
umano; le vibrazioni al di sotto dei 16 e al di sopra dei 20.000 cicli sono invece
generalmente non udibili.
Tra le vibrazioni udibili e quelle non udibili non c'è una
differenza essenziale, sebbene esista una differenza relativa.
Mediante il potere di maya, l'illusione cosmica, il Creatore fece apparire le
manifestazioni della materia talmente distinte e dettagliate, da spingere la mente umana a
credere che esse non abbiano alcun rapporto con lo Spirito.
La creazione di forme più o meno geometriche, mediante vibrazioni, è ben nota a tutti gli
studiosi di acustica, e nei laboratori si riproducono talvolta le figure dette di
"Chladni".
Per i profani in materia potrà riuscire utile la seguente descrizione. Per fare questi
esperimenti si utilizza una piastra di ottone o di cristallo che viene cosparsa di granellini
di sabbia. La piastra viene quindi agganciata da un lato e lasciata libera di vibrare nello
spazio. A questo punto il lato libero della piastra viene fatto vibrare con un archetto di
violino o qualche altro mezzo. La vibrazione della piastra getta in aria la sabbia, la
quale, ricadendo, si dispone in disegni regolari, che assomigliano a quelli creati dai
fiocchi di neve.
Toccando in vari punti l'orlo della piastra la stessa vibra in modo differente e ciò
permette di ottenere disegni diversi. Se confrontiamo le figure che si creano sulla piastra
con quelle ottenute mediante le vibrazioni della voce umana, troveremo molte somiglianze
interessanti. Pur tuttavia, ben pochi si sono resi conto del fatto che le forme descritte
sono dovute all'azione e reazione dei gradi vibratori che le creano.
Come pure pochi sanno che esiste una macchina per mezzo della quale si possono imprimere
ad un pendolo due o più movimenti simultanei, i quali sono poi registrati per mezzo di un
apparecchio che registra i suoi movimenti creando dei disegni. Con l'uso di questo tipo di
pendono sono stati creati bellissimi disegni.
Tutto questo ci porta a comprendere come tutto ciò che esiste non è
altro che materia cosmica che vibra a livelli differenti.
Vi sono molti sistemi per analizzare il carattere e metodi per fare predizioni, ma
nessuno, forse, è interessante come la numerologia, perché ognuno può applicarla.
Non sono richieste lunghe ore di studio noioso perché basta seguire alcune semplici regole.
Gli Egiziani, i Greci, i Romani e gli Arabi avevano sistemi per arrivare alle vibrazioni
numeriche, ognuno dei quali era molto preciso. Gli insegnamenti degli adepti di numerologia
sono giunti a noi dall'antichità più remota.
Tutte le lettere alfabetiche hanno anche un valore numerico; quindi le combinazioni delle
lettere nei vari nomi rispondono a un certo valore numerico.
Quando viene dato il nome a una persona, a una città, a un libro o a
qualsiasi altra cosa, esso immediatamente libera una certa forza occulta espressa nel numero
che gli corrisponde.
La natura, nella sua forma più primitiva, risponde ai numeri. Si noti la formazione
geometrica dei cristalli di neve, delle cellule delle piante, e la matematica precisione
delle aurore, dei movimenti dei corpi celesti e della processione delle stagioni. Queste e
altre formule geometriche o aritmetiche rispondono ai vari valori numerici.
In ogni giorno della nostra vita, noi rispondiamo con le nostre azioni ai numeri del
nostro nome, della nostra nascita e della nostra ubicazione. Alcuni nomi fanno immediatamente
appello su di noi, altri passano inosservati. La nostra reazione al magnetismo numerico fa sì
che noi li notiamo o li ignoriamo.
L'universo è costruito con precisione matematica calcolata fino all'ultima frazione di
secondo. Ogni espressione di ritmo risponde a misure numeriche di tempo. Quando ascoltiamo
una musica che ci commuove stiamo inconsciamente armonizzando con certe influenze numeriche
che sono nelle note della musica. Quando certi tipi di musica non ci piacciono, questo
avviene perché il valore numerico di quella musica non è in simpatia con il nostro nome e la
data di nascita.
Ogni giorno della vita porta reazioni buone o contrarie all'influenza magnetica dei
numeri che ci circondano. Essi sono in tutto ciò che vediamo, udiamo o sentiamo. E'impossibile
fuggir loro. Quanto prima impareremo il valore di questi numeri, tanto meglio potremo
armonizzare con la vita e le persone che ci stanno attorno.
Severino Boezio dice che tutto quanto la natura ha procreato, sembra essere stato formato
sotto il regime dei numeri e da essi sono provenuti la quantità degli elementi, le
rivoluzioni dei tempi, il moto degli astri, la mutabilità del cielo. I numeri hanno dunque
proprietà grandissime ed elevatissime e poiché le cose naturali racchiudono poteri occulti
tanto grandi e in così tanta copia, non bisogna stupire se nei numeri si compendiano poteri
ancora più grandi, più nascosti, più meravigliosi e più efficaci, dato che sono più formali
e più perfetti.
I numeri sono insiti nei corpi celesti, mescolati alle sostanze separate e perciò dotati
di una grandissima e semplicissima mescolanza con le idee nella mente divina, da cui
ritraggono le più efficaci loro proprietà, e perciò valgono e possono molto per conseguire i
doni demoniaci e divini, nel modo stesso con cui le qualità elementari nelle cose naturali
valgono e possono molto per trasmutare. Ma ancor più, tutto ciò che esiste e che si ha,
sussiste per il potere di certi numeri.
Perché il tempo il moto e l'azione e quanto è soggetto al tempo e al movimento, tutto è
composto di numeri; le armonie e le voci sono anch'esse composte di numeri e di proporzioni
e non sono valorizzate che da essi e le proporzioni provenienti dai numeri costituiscono,
con le linee e i punti, i caratteri e le immagini proprie alle operazioni della magia per la
giusta proporzione che intercorre fra essi, che declina alle estremità, come nell'uso delle
lettere.
Perciò tutte le specie delle cose naturali e sovrannaturali possono essere riportate in
numeri determinati e, intuendo questo, Pitagora disse che tutto è composto dal numero e
ch'esso distribuisce le virtù a tutte le cose. Proclo sentenzia che il numero sussiste
sempre e si ritrova in tutto: nel nome, nelle proporzioni, nell'anima, nella ragione e
nelle cose divine. Temistio e Poezio e Averroe di Babilonia, con Platone, lodano tanto
i numeri da giudicare che senza la loro conoscenza non può esservi vera filosofia,
intendendo parlare del numero razionale e formale e non di quello materiale e sensibile o
vocale del numero dei mercatanti, di cui né i Pitagorici, né gli Accademici, né lo stesso
Agostino fanno menzione.
Essi parlano invece della proporzione che risulta dal numero, che chiamano numero
naturale, formale e razionale, e da cui provengono i più grandi misteri sia nelle cose
naturali che nelle divine e celesti. Con tale specie di numero si arrivano a scoprire e a
conoscere tutte le cose conoscibili; per suo mezzo ci si avvicina di più alla profezia
naturale e l'abate Gioacchino stesso ha potuto profetizzare mercé i numeri formali.
Sono infatti grandi i poteri posseduti dai numeri, così nelle cose naturali che in
quelle soprannaturali. Non solo i più famosi filosofi, ma anche i dottori cattolici, tra
cui Girolamo, Agostino, Origene, Ambrosio, Gregorio Nazianzeno, Attanasio, Basilio, Ilario,
Rabanus, Beda e altri, assicurano che nei numeri si nasconde un potere efficace ed
ammirabile. Perciò Ilario, nei suoi Commentari sui Salmi, dice che i Salmi sono stati
redatti dai settanta secondo l'efficacia dei numeri.
Chi arriva ad amalgamare i numeri pronunciati e naturali coi numeri divini e ad
armonizzarli in una medesima consonanza, potrà dar vita ad opere meravigliose e giungere a
conoscere cose mirabili. I pitagorici pretendevano pronosticare mercé i numeri dei nomi e se
in essi non si celasse alcun mistero, Giovanni non avrebbe detto nell'Apocalisse: che colui
che ha intelletto conti il numero della bestia che è il numero dell'uomo.
Tale maniera di
contare è in grande onore presso gli Ebrei e i cabalisti, per loro le unità significano le
cose divine, le decine le cose celesti, le centinaia le cose terrestri e le migliaia quelle
dei secoli da venire.
Le parole e i nomi delle cose non hanno minori virtù delle passioni dell'anima e i
discorsi complessi, che stabiliscono la principale differenza tra l'uomo e le bestie.
Non intendiamo qui parlare di quel raziocinio che deriva dall'anima e che è una qualità o
una capacità che abbiamo comune con gli animali, sebbene in grado diverso; ma bensì di
quella ragione che si esplica mercé la voce nelle parole e nel discorso e che è chiamata
ragione enunciativa, in che noi eccelliamo sopra tutti gli animali, perché questo segno in
greco significa la ragione il discorso e la parola.
Il verbo è duplice, cioè interiore e proferito. La parola interiore è la concezione dello
spirito e il movimento dell'anima che si produce nella potenza affine senza la voce, come
quando in sogno parliamo e disputiamo e desti, senza profferir motto, diciamo mentalmente
una preghiera. La parola pronunciata scaturisce dalla proprietà pronunciativa e si produce ù
col respiro, con lo schiudere delle labbra, col movimento della lingua, avendo voluto madre
natura darci il mezzo di manifestare il nostro pensiero a coloro che son capaci di intenderlo.
Le parole dunque costituiscono un legame tra colui che parla e colui che
ascolta e trascinano seco non solo il concetto, ma anche la virtù di colui che parla;
virtù che si comunica all'ascoltatore spesso con tal vigore da influenzarlo e con esso altri
corpi e perfino le cose inanimate.
Le parole sono più efficaci, quanto meglio esprimono e rappresentano le cose più grandi,
cioè le intellettuali le celesti e le soprannaturali e quelle stabilite e ordinate nella
lingua più degna e rivestite della più santa dignità.. Perché tali rappresentazioni o
sacramenti ritraggono il loro potere dalle cose celesti e soprannaturali, tanto in virtù
delle cose che esplicano e di cui costituiscono il veicolo, quanto per la forza improntata
loro dalla virtù di colui che le ha stabilite e pronunciate.
Le parole possono essere trasformate in numeri, utilizzando
un numero opportuno per ogni lettera dell'alfabeto. La "a", per esempio,
corrisponde al numero 1, mentre la "z" corrisponde al numero 8 (vedi
la tabella allegata).
Trasformando il nome e il cognome in un numero (detto "Numero del nome")
si può tracciare un profilo caratteriale della persona.
CORRISPONDENZA ALFABETO-NUMERICA |
ALFABETO |
NUMERO |
DEFINIZIONE |
| A J S |
1 |
È il numero della creazione, dell'inizio, dei primi impulsi, o la fonte
di energia. |
| B K T |
2 |
È il numero della bellezza, della cultura, della verità, della
percezione e della coscienza. |
| C L U |
3 |
È il numero dell'illuminazione, della completezza, del raffinamento. |
| D M V |
4 |
È il numero della realizzazione, della sicurezza, della protezione, della
stabilità, dell'ambizione. |
| E N W |
5 |
È il numero dell'incertezza, dell'esitazione, del dubbio e dello
scoraggiamento. |
| F O X |
6 |
È il numero della personalità duale, dell'indecisione, della tentazione
e dell'eccesso. |
| G P Y |
7 |
È il numero della spiritualità, del misticismo, della sapienza e del
successo. |
| H Q Z |
8 |
È il numero della giustizia dell'evoluzione, della forza,
dell'ispirazione e del genio. |
| I R |
9 |
È il numero del dominio dell'efficienza, dello psichismo, della
coscienza, dell'umanitarismo e dell'energia rinnovata. |
| |
11 |
È in numero del potere, del coraggio, del successo, dell'avventura,
dell'impulso e dell'energia. |
|
22 |
È il numero dell'avventatezza, degli errori, della fretta,
dell'instabilità. |
I nomi propri sono assai necessari nelle operazioni magiche, perché la forza o virtù
naturale delle cose passa. Anzitutto dagli oggetti ai sensi, poi dai sensi all'immaginazione
e da questa alla mente (in cui primariamente viene concepita) e poi si esprime con la voce
e le parole.
Ciò fa dire al mago che i nomi propri delle cose sono raggi ovunque presenti, che serbano
la loro potenza affinché la cosa segnata da essi domini e sia discernibile. Poiché come il
Supremo Artefice produce con le influenze del cielo e degli elementi e con le virtù dei
pianeti, cose particolari e le diverse specie, così i nomi propri delle cose, che sono la
risultante delle proprietà delle loro influenze specifiche e dei corpi che le influenzano,
sono largiti da Colui che numera le stelle. Come dice Cristo stesso:
"I vostri nomi sono scritti nelle stelle".
Il Divino Architetto, conoscendo questi influssi e queste singolari proprietà delle cose
celesti, impose alle cose nomi secondo le loro qualità. E' infatti scritto nella Genesi che
Iddio portò avanti ad Adamo tutte le cose che aveva creato, affinché le nominasse e come
Adamo chiamò le varie cose, pronunciandone il nome. Per questo i nomi contengono in sé le
forze mirabili delle cose significate.
Perciò ogni nome ha valore sia per l'influenza dell'armonia celeste, che per
l'imposizione dell'uomo. Ogni volta che viene pronunciato un nome, i due significati si
riuniscono ed esso agisce assai efficacemente per la sua doppia virtù:
la naturale e la volontaria.
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