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La Via del Cuore La salute da un punto di vista olistico |
Tutti i nostri problemi
derivano dall'attaccamento, e la meditazione è il mezzo mediante il quale
disimpariamo la nostra tendenza all'attaccamento. Quando molliamo la presa,
sorge una sensazione naturale di spazio:questa è la meditazione. Lasciar la
presa ed aggrapparsi sono entrambi stati della mente;questa mente che quando non
stiamo attenti è così gradevolmente, intelligentemente, sofisticatamente
ingannevole.
La meditazione è il sentiero della semplicità, dell'apertura, del mettere a
punto, dell'affrontare la mente: usare la mente per domare la mente.
La base della pratica della meditazione è il rilassamento.
E' estremamente importante che stiate comodi e consentiate a pensieri ed
emozioni di acquietarsi. Non c'è nulla da raggiungere o portare a compimento
così lasciate andare.
Lasciar andare ogni solennità, e perfino l'idea stessa che
state meditando. Lasciate che il vostro corpo rimanga così com'è, e respirate
come vi viene, naturalmente.
Quanto alla mente, la cosa essenziale non è sopprimere i
pensieri o troncarli, ma semplicemente lasciarli esistere senza lasciarsene
sedurre o distrarre. Non cercate di manipolarli. Se state sognando o pensando...
limitatevi a sognare o pensare... se non aggiungete altro carburante, i pensieri
si estingueranno da soli...
Ogni respiro è Vita: semplice, possente, normale e libero.
Se espirate e poi non inspirate più siete morti. Limitatevi semplicemente ad
essere consapevoli del respiro mentre viene e va: dovreste essere appena
presenti ed attenti. Siate con il respiro, fluite con il respiro.
E' come se foste Nuvole che attraversano il Cielo, o Prati
mossi dal Vento: limitatevi ad essere qui. Dopo un po' di tempo che sarete
consapevoli del respiro, il respiro stesso, colui che respira e l'atto di
respirare diverranno una sola cosa
tratto da 'Meditazione: cos'è e come praticarla' Sogyal RINPOCHE.
Corso di Rilassamento & Meditazione
Sei sempre di corsa..?
Hai la sensazione di non riuscire a fare tutto quello che devi..?
Hai la sgradevole sensazione di essere nella centrifuga di una grande lavatrice..?
Ti chiedi spesso se la Vita è una corsa ad ostacoli dove non si arriva mai al traguardo..?
Ti piacerebbe fermare, per un po’, il Tempo..?
Ti piacerebbe essere felice il doppio pur facendo la metà..?
Ti piacerebbe uscire dal cestello della lavatrice ed osservare il Mondo..?
Ti piacerebbe riuscire a sorridere proprio nel bel mezzo di una ‘tempesta’ perché sicuro che c’è la farai..?
Ti
piacerebbe addormentarti serenamente la sera…e svegliarti contento il
mattino..?
E’ sufficiente fermarsi un attimo…
lasciarsi andare…
rilassarsi…
e ritrovare il proprio centro...
ricaricandosi…
riprendere
poi le proprie attività, rinati ricaricati ed in ARMONIA con la VITA.!!
C o m e . . ?
Prestami
qualche ora…e lo spiego anche a TE.
A cosa serve:
migliorare l’autocontrollo, la concentrazione, la memoria
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quattro lezioni pratiche (a Botticino - Brescia il Lunedì) dalle ore 20:00 alle ore
22:00
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Domenico Antonio Veneziano
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Meditazione
La
meditazione è uno stato della coscienza che può essere ottenuto
mediante l'indirizzamento volontario della nostra attenzione verso un
determinato oggetto (meditazione riflessiva) o mediante la completa
assenza di pensieri (meditazione recettiva).
La
meditazione recettiva ha come scopo l'assenza di pensieri e permette alla
mente
di raggiungere un livello di "consapevolezza senza pensieri". È un
tipo di meditazione tipica di numerose filosofie e religioni orientali.
Nella
meditazione riflessiva l'oggetto della meditazione può essere qualsiasi
cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni di oggetti
fisici oppure semplicemente oggetti che riguardano il mondo interiore come
emozioni o qualità, oppure immagini o testi sacri. Questo tipo di meditazione
è più vicina alla cultura occidentale.
Religioni
e filosofie orientali
In
certe religioni
o filosofie
orientali come il Buddismo
la meditazione
(vipassana,
zazen,
samatha)
è l'atto di osservare (anche attraverso un'azione di riflessione introspettiva)
la mente, alla ricerca di un possibile stato di Nirvana.
Detto
altrimenti la meditazione è una capacità della mente che favorisce un percorso
interiore e che ne è influenzata.
Attraverso
la dinamica del modo di operare della mente, si può riuscire a riconoscere la
distinzione tra un io egocentrico, che si identifica con l'essere io
(nome) e l'Io (sé) in grado di osservare l'osservatore (oggettivizzare
il soggetto). Questo metodo comporta quattro stati di coscienza:
·
vedo
l'oggetto
·
mi accorgo
di vedere che vedo l'oggetto
·
mi accorgo
di vedere il vedere che vede l'oggetto
·
assorbimento
in uno stato che supera la dualità soggetto/oggetto al di là dell'espressione
e della comunicazione convenzionale.
Anche
nello Yoga
lo stato raggiunto tramite la pratica della Dhyana
favorirebbe l'esperienza della "visione" e, ad un livello superiore,
dell'illuminazione,
ossia della rivelazione della Divinità
Onnipresente.
Questo
stato di "pura consapevolezza senza oggetto" può essere raggiunto
anche con altri generi di pratiche meditative: ad esempio la meditazione
trascendentale si basa sulla ripetizione mentale di un Mantra.
In ogni caso il termine "meditazione", com'è inteso normalmente nella
lingua italiana, si rivela inadeguato a dare un'idea efficace di questo tipo di
pratiche: un termine meno impreciso potrebbe essere contemplazione.
Buddhismo
La
meditazione nel Buddhismo
presuppone una speciale fisiologia che sovraimprime al corpo fisico un corpo
immaginario, diviso in Chakra,
centri psicofisici che servono a guidare il processo meditativo. Tali centri
sono sette: sulla sommità della testa, tra i due occhi, nella gola, all'altezza
del cuore,del diaframma, dell'ombelico e dei genitali. Essi sono immaginati come
fiori di loto su ciascuno dei quali sono scritte sillabe mistiche di vario
colore. Su queste sillabe e sul loro significato si deve concentrarsi durante la
meditazione, dopo tuttavia aver perduto coscienza della propria persona
individuale ed essersi identificato con determinati piani spirituali espressi
simbolicamente con il nome e la figura tradizionale de speciali deità del Mahāyāna.
Piani
spirituali e non divinità,
poiché nelle scuole Buddhiste non esistono dèi come realtà oggettive; cioè,
le divinità dell'olimpo mahayanico hanno soltanto valore di simbolo, come
effimere colorazioni della coscienza cosmica nel suo ininterrotto processo di
evoluzione e d'involuzione, eternamente in atto e riflesse in ogni creatura
viva, in ogni respiro.
Cristianesimo
Nel
Cristianesimo
la meditazione è una forma di preghiera
interiore. Viene fatta in una chiesa
o cappella, in presenza dell'Eucaristia,
o nel privato della propria stanza. Preferibilmente si fa di mattina presto,
prima di ogni altra azione della giornata.
Nella
sua forma più generale si sviluppa attraverso diversi passi successivi:
·
Inizia con
la invocazione dello Spirito
Santo perché sia luce interiore di colui che medita.
·
Si apre alla
contemplazione di una scena evangelica
o dalla lettura di un brano della Bibbia
o di un altro libro che possa aiutare.
·
Approfondisce
il significato dell'episodio o dell'insegnamento in questione. Lo fa attraverso
il ragionamento e la ricerca di situazioni o passi biblici simili o correlati.
·
Si sofferma
su qualche parola o immagine o concetto, "ruminandolo" interiormente.
·
Chiede a Dio
la grazia di vivere il mistero che si è contemplato.
·
Fissa
l'impegno di un qualche gesto da vivere durante la giornata, per trasformare in
carità quello che si è contemplato.
·
Ringrazia il
Signore per il dono della luce dell'alto.
Una
forma particolare di meditazione è la Lectio
Divina, che è una lettura orante di un passo biblico.
Percorsi
personali
Esistono
molti percorsi personali che non sono all'interno di una religione
o una filosofia
e di cui la meditazione è strumento indispensabile per approfondire i lati
oscuri di noi stessi. Molti si avvalgono di un maestro
che permette loro di fare un cammino,
un percorso che attraversa nuove realtà
e che si lascia alle spalle vecchi mondi, in un procedere verso la maggiore consapevolezza
di se stessi e della realtà.
Un
aspetto fondamentale è la riduzione della sofferenza
che insieme alla maggiore consapevolezza abbisognano di un maestro. A tal fine
occorrerà conquistarsi un cammino e capacità di meditazione nella relazione
con la figura di riferimento. È importante che il maestro non sia solo "padre"/"madre"
ma una figura che possa essere lasciata per una nuova realtà affettiva.
In
particolare la meditazione del Buddha
Sakyamuni e di altri saggi non era ascritta a nessuna religione o filosofia ma
seguiva un cammino personale.
Tratto dal sito: http://www.managerzen.it/Parliamo/meditazione/meditazione.htm
COS'È la MEDITAZIONE..?
La
meditazione: una cosa seria e noiosa... per santoni e non per manager...
Niente affatto!
La meditazione è un toccasana contro lo stress... per ottenere calma, chiarezza
e serenità.
Innanzitutto
esiste un problema nel termine stesso. La parola meditazione in occidente ha
acquistato un significato molto diverso da quello orientale. Utilizziamo
comunemente il termine meditare come sinonimo di pensare, riflettere su
qualcosa. (chi non ricorda il famoso "meditate gente meditate" di
Renzo Arbore?) Il significato tuttavia è opposto: la pratica della meditazione
consiste nell'esercizio di creare il "vuoto" mentale per entrare nello
stato del silenzio interiore.
Proprio
così: fermare la mente, fermare i pensieri.
Secondo
aspetto: siamo portati a collocare la meditazione nell'ambito della spiritualità.
Questo non è affatto sbagliato, ma può limitarne l'utilizzo: in quanto manager
non siamo chiamati a percorrere una via spirituale.
In
questo contesto ci interessa piuttosto considerare la meditazione come una
tecnica, uno strumento a disposizione di tutti, che può essere di enorme
vantaggio proprio a chi ha necessità di prendere spesso decisioni importanti e
deve risolvere ogni giorno una quantità di problemi e situazioni: chi più dei
manager e degli uomini d'azienda?
Non
vi proponiamo pertanto una trattazione completa del tema, davvero vastissimo,
della meditazione, ma tenteremo di mettere in rilievo quegli aspetti della
meditazione che più interessano al manager.
Ogni
giorno sul lavoro la nostra mente assorbe una quantità enorme di input: la
testa elabora gli input sottoforma di pensieri che si sommano e si affollano
durante tutto l'arco della giornata. Spesso anche la sera.. "non riusciamo
a staccare la spina". Si può generare ansia, stress fino all'insonnia,
quando ci si rigira tra le lenzuola con i pensieri impazziti per la testa. In
altre parole perdiamo calma e serenità. Ma non è tutto.
Immaginate
i pensieri come nuvole leggere: se sono pochi e scorrono leggeri, lasciano
intravedere il cielo sereno, ma se si infittiscono possono trasformarsi in nubi
spesse, in nebbia che impedisce la visuale.
Come
è possibile prendere decisioni corrette quando la mente è annebbiata e la
visuale impedita? Cosa occorre al manager per dirigere? Occorre
Meditare
può essere la cosa più banale del mondo: basta NON FARE, non pensare,
fermarsi.. non servono attrezzature di alcun genere, non costa nulla. Basta
"decidere" di sedersi per NON FARE E NON PENSARE A NULLA. Facile eh ?
In
realtà, non è così facile prendere questa decisione, specialmente per noi
occidentali e tanto meno per i manager superattivi. Anche quando crediamo di non
far nulla, in realtà intendiamo "non fare nulla di produttivo" in
senso stretto... ma mastichiamo un chewingum, guardiamo
Per
aiutarci ad entrare in questo spazio di vuoto di nulla, ad entrare dentro di noi
nello stato di meditazione, sono state inventate tantissime
"tecniche": tutte utilizzano la concentrazione sul respiro.. ma ognuna
ha i suoi riti e le sue regole.
Meditazione
trascendentale, meditazione Zen o Zazen, meditazione dinamica come il Tai-Chi,
meditazione buddista, training autogeno, yoga, ... Sta ad ognuno di noi
individuare la tecnica più adatta alla propria personalità, alle proprie
esigenze. Possiamo essere aiutati dalla musica, dal gruppo, dall'odore degli
incensi.. da un luogo tranquillo e protetto in cui ci sentiamo "a
casa".
Immaginate
ora di praticare mezz'ora di meditazione e di andare a dormire
"ripuliti", leggeri, freschi e rigenerati: con la testa libera il
vostro sonno sarà di una qualità molto diversa e al risveglio sarete riposati
e pieni di energia !
Con
la testa libera troverete senza difficoltà le soluzioni e le risposte: c'erano
anche prima, ma la nebbia impediva semplicemente di vederle.
Obiettivi
chiari, direzione calma e serenità: questa è la vera grande forza del
Manager... Zen!
Naturalmente
abbiamo fornito una interpretazione molto semplificata, quasi
"semplicistica" della meditazione: ripulire i pensieri conduce verso
il proprio essere, verso l'essenza, priva di giudizio e di interpretazione ..
verso la consapevolezza.. e la consapevolezza, non l'intelligenza ciò che
distingue gli uomini dagli animali.

MEDITARE
A
cura di Guendune Rinpoché (Note
biografiche).
Tratto dal sito: www.risveglio.net/aforismi/meditare.html
Meditare
non vuol dire tentare di vedere colori o forme o cercare di modellare questa o
quell'esperienza. Meditazione è sgombrare, liberare la mente da tutte le forme
di appiglio, di attaccamento, di intenzionalità, di caratterizzazione delle
cose.
Non si tratta tanto di fare qualcosa, quanto di disfare i vincoli e i legami
della mente. Abbandonando l'attaccamento alle cose, basato sulla convinzione che
queste abbiano una realtà oggettiva, si mollerà la presa della mente nei
confronti di queste cose e dell'intenzione che vi è connessa, in modo che
l'apparenza si troverà ad essere libera da sola.
(Guendune Rinpoché).
Meditare
è semplicemente riconoscere ciò che ci lega alle apparenze, alle
manifestazioni esteriori, e mollare la presa delle fissazioni mentali. Significa
creare una distensione rispetto al condizionamento abituale, e lasciare che
questa distensione faccia effetto: gli oggetti su cui la mente si fissa cadono
da soli, i nodi si disfano da soli.
Meditare
vuol dire disfarsi della corazza che ci siamo forgiati, dei vestiti superflui
che indossiamo; allora, abbandoniamo a uno a uno gli abiti mentali, per restare
nella nudità primordiale. In questa distensione si sperimenta lo stato naturale
della mente come luce, come coscienza conoscente, come viva lucidità. Questa
chiarezza della mente è definita come coscienza istantanea, immediata, uno
stato esente da elaborazioni mentali o reificazione.
Semplicemente
restiamo nel godimento di questo stato, lasciando la mente nella dimensione che
le è propria, senza caratterizzare o giudicare nulla, senza neppure concepire
la nozione di meditazione. Quando la mente riesce a mantenersi stabile in quello
stato, sperimenta il proprio spazio, e tutti i fenomeni esteriori ed interiori
vengono percepiti come vuoti. Questo stato non è limitato da nulla, è libero
da ogni orientamento, privo di sostegno e in esso c'è la conoscenza
fondamentale libera da punti di riferimento. E anche uno stato di felicità e di
benessere libero da ogni impedimento concettuale. L'apparizione di queste qualità
della mente è segno di successo della pacificazione mentale; lo sviluppo di
questa meditazione, quando si rimane assorti in tale stato senza perderlo o
alterarlo, è il conseguimento del Samadhi.
È
importante non giudicare la propria meditazione, non pensare che il tale stato
sia «buono» e che quell'altro sia «cattivo»; che quando la mente è calma la
nostra sia una «buona meditazione», mentre quando la mente è agitata la
nostra sia una «cattiva meditazione». Quando, nel corso della meditazione,
vengono idee del genere, si può dirigere la propria attenzione verso chi sta
giudicando in questo modo, verso la coscienza che sta valutando la meditazione;
con l'introspezione, questa coscienza scopre di essere priva di forma o di
colore; l'osservatore è privo di qualsiasi specificità che potrebbe provare la
sua esistenza. Come avevamo fatto per l'oggetto percepito, ritroviamo la
dimensione vuota della mente percipiente, l'assenza di realtà del soggetto.
Dunque,
quali che siano i fenomeni che sorgono nella mente si trattano così: non si
tenta di prevenire il loro insorgere nè di farli cessare una volta che sono
presenti; non vanno seguiti, ma apprezzati per quel che sono. Ogni volta che si
riconosce l'essenza attraverso lo sguardo diretto, ritroviamo la dimensione
della mente non ostruita, libera da ogni ostacolo.
Meditare
cercando qualcosa di più all'esterno porta all'insoddisfazione. Ciò che si
deve fare è esattamente il processo inverso: liberarci da ciò che ingombra la
mente volgendoci all'interno, fino allo stato spontaneo in cui non sussiste nè
ricerca ne sofferenza: la pienezza onnipresente.
La
dimensione naturale della nostra mente è il Dharmakaya, che è spontaneo per
natura. L'unico modo di incontrare la mente è armonizzarla con questa natura
priva di cause e solo uno stato di distensione e di apertura può consentire a
quest'essenza spontanea di sorgere da sé.
Domenico Antonio Veneziano
- Brescia Via Quinta n°73 Villaggio Badia