Auguri di Buone Feste

Buon Natale!

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La leggenda dei Re Magi è qualcosa che risveglia un attimo di nostalgia in ciascuno di noi; quando ce ne parlarono la prima volta eravamo piccini e l'importanza di questi personaggi non ha certo mancato di lasciare in noi un'impressione che sussiste tuttora.

Dal VI secolo a.C. fino al VII d.C. Cristo, e dopo, il peso dei Magi sulla vita politica, sociale e religiosa dell'area iranica, e su alcune regioni adiacenti, fu certamente notevole. A conferma di ciò Erodoto li descrive come consiglieri indiscussi del re medo Astiage che li interpellava ogni volta che si trovava a fronteggiare dei gravi problemi.

Il nome Magi deriva da maga, che significa dono; colui che partecipa del maga acquisisce un potere Magico, una conoscenza delle cose ed una visione che sono fuori dell'ordinario. Lo stato di maga appare come un livello di coscienza superiore dove il corporeo e l'incorporeo sono giustamente discriminati. Si raggiunge pure il contatto con gli esseri superiori che presiedono i vari elementi naturali: il fuoco, l'acqua, la terra, la vita animale, minerale e vegetale.

 

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Appare storicamente accertato che la religiosità dell'Iran contenesse più di un elemento di quel contesto che oggi definiremmo paranormale, citiamo ad esempio la meditazione davanti al fuoco che poteva eventualmente indurre degli stati ipnotici o comunque a livelli subliminali.

I Magi erano dei profondi conoscitori dell'astrologia e dell'astronomia di origine caldea, ma da essi ampliata e approfondita. Conoscevano la scienza dell'interpretazione dei sogni ed erano in grado di entrare in sintonia con le vibrazioni dell'universo, cogliendo così i segreti celati nella materia da loro considerata come cosa animata. Una testimonianza di tutto rispetto ci viene fornita dallo storico latino Ammiano Marcellino che definisce la scienza dei Magi "divinorum incorruptissimus cultus" (da "Res Gestae XXIII").

E' interessante notare che i Magi, avendo una cultura religiosa assai profonda, non professavano nessuna dottrina religiosa in particolare, restando così aperti ad ogni tipo di professione di fede.

La cultura greca guardò affascinata alla sapienza orientale legata alla conoscenza dei Magi. Lo dimostra il fatto che quando Aristotele entrò nell'accademia di Platone trovo a presiederla temporaneamente Eudosso di Cnido, il quale lasciò ai posteri un'opera in cui la lotta tra il bene ed il male è esposta seguendo delle linee di pensiero chiaramente persiane. In tale opera ("Descrizione della terra") Eudosso parla dei due principi opposti che chiama Horomasdes e Areimanios ovvero, in persiano, Ahura Mazda e Angra Mainyu.

Risalendo nel tempo troviamo, per la prima volta, i nostri personaggi in un testo di autore ignoto, che si basa su testi di origine greca, esso ne cita i nomi che appaiono rivestire un profondo significato religioso:

  • Balthasar = il protetto dal Signore
  • Melchior = il re della Luce
  • Gaspar = colui che ha conquistato il farr

Il Farr, a quei tempi, era considerato il principio igneo (fuoco primordiale) che sottende a tutto l'universo dandogli forza, vita e forma. La simbologia lo vuole rappresentato come un dio che tiene un fuoco in mano e delle fiamme che gli sprigionano dalle spalle, raffigurazione riportata anche in alcune monete dell'epoca.

Farr viene anche rappresentato con la testa alata ed il caduceo, attributi tipici di Hermes (Mercurio) che si può ricondurre al Trimegisto; riflesso inconfondibile del Dio egiziano Toth fondatore della Magia. Egli è perciò potente, in grado di sconfiggere le forze demoniache e quelle del disordine e del caos; appare anche associato al Dio guerriero della vittoria.

Se notiamo che è proprio Gaspar, il più giovane dei tre, ad aver sconfitto il farr,

possiamo dedurre che gli latri due Magi dovessero aver raggiunto un notevole livello spirituale e una grande padronanza sugli elementi della natura.

La fama dei Magi nel nostro mondo religioso non deve però essere ricercata negli elementi esposti ma bensì nel fatto che essi sono visti come i rappresentanti di tre razze umane (semiti, camiti, giapeti). Questo fatto, e la considerazione che uno dei Magi sia solitamente raffigurato con la pelle nera, indicano simbolicamente l'universalità della religione portata dal Cristo.

Nella nostra tradizione Gaspar viene considerato re dell'India; Balthasar re degli arabi e Melchior re dei persiani. Ma come sempre i testi sacri non vanno considerati dal punto di vista storico bensì da quello simbolico, dove le verità spirituali vengono impersonificate da alcuni maestri affinche le code dello spirito siano meglio comprese anche dalle persone più semplici.

La veridicità dell'esistenza terrena dei tre Magi appare comunque suffragata da quanto espone Marco Polo nel suo libro "Il milione". Nella città di Sawah (seuva, sava) egli ebbe modo di vedere i corpi di tre sovrani sepolti uno accanto all'altro, in grandi e belle sepolture.

I loro corpi apparivano integri tanto da conservare ancora i capelli e la barba. Alle domande incuriosite di Marco Polo, seguirono soltanto vaghe risposte, però dopo tre giorni di viaggio, accampandosi in un castello, venne a sapere che si trattava di tre sovrani di quella contrada che ebbero anche modo di fare un lungo viaggio per andare ad offrire dei doni ad un profeta nato da poco.

I doni, descritti come oro, incenso e mirra, potrebbero già individuare nei tre sovrani i Magi quelli descritti nel vangelo, la conferma viene però da un fatto estremamente interessante. Il primo ad entrare nella grotta di Nazareth fu Gaspar, il più giovane, che ebbe la netta impressione di trovarsi dinanzi ad un giovane della sua stessa età.

Entrò quindi il mago sulla mezza età e vide il bimbo come un uomo maturo. Entrò per ultimo il più vecchio al quale accadde lo stesso fenomeno.

I Magi, scambiandosi le rispettive esperienze, rimasero alquanto sconcertati e decisero di entrare contemporaneamente. A questo punto poterono vedere il bimbo nella sua vera età di tredici giorni ed offrirgli i loro doni adorandolo. In risposta a questo gesto ricevettero un cofanetto contenente una pietra, con la quale Gesù intendeva incitarli a mantenere una fede solida e sicura.

I Magi però non capirono il significato occulto del dono ricevuto e gettarono la pietra in un pozzo. Scese allora dal cielo una fiamma inestinguibile che essi, sbalorditi e pentiti, raccolsero e custodirono in una chiesa.

Va notato che, malgrado le difficoltà di traduzione, il castello dove marco polo ricevette quete informazione, aveva per nome qualcosa che si potrebbero ricondurre agli adoratori del fuoco.

Ritroviamo pertanto il culto del fuoco, il farr, e non soltanto questo perché il medesimo era anche strettamene legato a Zurvan, il tempo deificato, trama ed ordito di tutto l'universo che si manifesta ad opera di altri tre personaggi, ovvero:

  • Asodar = colui che ne presiede il concepimento.
  • Frasodar = colui che ne presiede la nascita.
  • Zarodar = colui che ne presiede il declino.
  • Zurvan = colui che ne presiede il riassorbimento nell'infinito.

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Purtroppo il concetto del Salvatore è stato degradato dall'uomo che ne ha fatto il motivo per non prendersi quelle responsabilità che gli competono. E' comunque una attesa che gli uomini portano nei loro cuori dai tempi più antichi. Già il culto di Mithra, un grande movimento iniziatico che si espanse pure nell'impero romano, porta in sé una accorata invocazione al soccorritore.

Si racconta che Mithra, antico Dio iranico della Luce, era nato da un albero e da una pietra, reggendo su una mano un globo e sull'altra lo zodiaco. Il racconto prosegue dicendo che dopo alcuni tempi Mithra, dopo un solenne banchetto, aveva abbandonato la terra per recarsi sul sole. I templi relativi erano infatti costruiti con una copertura a volta raffigurante il cielo stellato.

La Chiesa cristiana si diede da fare per combattere questo culto ma ne rimase influenzata. La roccia di Mithra divenne infatti la pietra sulla quale fu fondata la chiesa di Cristo, la caverna del toro divenne la grotta di Betlemme, ed i pastori i primi adoratori del Signore. Anche le feste di Natale e Pasqua sono facilmente riconducibili ai momenti importanti del culto in questione.

Oggi l'attesa del Salvatore non è più pregna di significati perché il materialismo ha ottenebrato le menti ed indurito il cuore degli uomini. Tutte le religioni sono in crisi, i tempi sono cambiati, i Magi, i faraoni ed i maestri non ci sono più, al loro posto ci siamo noi, che seppur inconsapevoli del fatto, siamo diventati maggiorenni e dobbiamo prendere contatto con la nostra origine spirituale.

Siamo noi che dobbiamo vincere il farr; coloro che devono evolvere per poter partecipare alla maga dei Magi, ed unirsi con il Salvatore, onde diventare portatori di quella luce che una volta accesa non si può, né si deve, nascondere sotto il porticato.
La via verso i cieli è stata aperta e l'uomo di buona volontà può percepire gli influssi spirituali che permeano il nostro pianeta. Certamente la lotta tra il bene ed il male non è conclusa, anzi è quanto mai attuale, e se il bene potrà vincere sul male dipende interamente da noi.

Dalla venuta del Salvatore a oggi molte persone di sono prodigati nel suo silente servizio, così come i Magi parlavano del suo avvento prima che fosse apparso fisicamente. Le regole del gioco non sono però cambiate: tolleranza, amore, conoscenza e volontà, sono ancora gli strumenti che l'uomo dispone affinche il Cristo in lui possa crescere e diventare la sua guida sicura, affinche possa affermare con il Salmista: "Il signore è il mio pastore, nulla mi mancherà" (Salmo 23).

Anche a noi è stato donato un cofanetto all'atto del battesimo; che ne abbiamo fatto della pietruzza simbolo di una fede ferma, salda ed incrollabile? Se l'abbiamo gettata nel pozzo l'amore di Dio ha comunque acceso una fiammella nel nostro cuore. La fiamma inestinguibile dell'amore, che però molti lasciano languire per mancanza di nutrimento, e non pensano che il Cristo... è costretto a languire con lei.

- Mario Rizzi -                     


















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