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La Via del Cuore La salute da un punto di vista olistico |
L'OLIO D'OLIVA
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Le origini dell'Ulivo si
confondono con quelle della civiltà del Mediterraneo; i primi uliveti furono
coltivati in Siria e in Palestina e, intorno al 1000 a.C. vennero diffusi in
Italia.
La pianta dell'Ulivo ha bisogno, per svilupparsi, di acqua, sole e terreni non
molto profondi.
L'olio di oliva è l'unico alimento fondamentale che derivi da un frutto ed è da
50 secoli che si ottiene dalla spremitura di Olive macinate, separando l'olio
dall'acqua di vegetazione.
L'olio di oliva per chiamarsi vergine deve essere ottenuto dal frutto
dell'Ulivo soltanto mediante processi meccanici, in condizioni, soprattutto di
temperatura, che non causino alterazioni dell'olio. L'olio non deve aver subito
processi diversi dal lavaggio, decantazione, centrifugazione e filtrazione. Gli
oli di oliva ottenuti con solventi, processi di riesterificazione e miscele con
oli diversi non sono considerati vergini.
Un olio di oliva "extra vergine" deve avere un contenuto di
acido oleico (grado di acidità) inferiore al 1%. La qualità di un olio di oliva
dipende da molti fattori: la cultivar (olivaggio); lo stato dell'olivo e del
frutto al momento della raccolta; la tecnologia seguita nella produzione, nella
raccolta e nell'estrazione; le condizioni di conservazione.
L'Olio di Oliva è costituito
totalmente da grassi, ed in particolare circa il 16% da grassi saturi, 75% da
monoinsaturi (quasi totalmente acido oleico), e per il 9% da polinsaturi. La
scarsezza di acidi grassi saturi e la ricchezza in monoinsaturi sono la
principale caratteristica di questo tipo di olio. Oltre alla composizione in
termini di acidi grassi, l'olio di oliva (extra vergine o proveniente da
frantoio) è molto ricco di alcuni polifenoli, sostanze con una spiccata
attività antiossidante, che mettono oggi l'olio di oliva di buona qualità al
centro dell'attenzione dei ricercatori. L'olio di oliva è anche una buona fonte
di vitamina E, anche questa una sostanza fortemente antiossidante.
Proprietà benefiche dell'olio d'oliva
Le proprietà benefiche che
l'olio extra vergine di oliva ha sull'organismo sono innumerevoli:
- Riduce la percentuale di colesterolo Ldl
- Riduce i rischi di occlusione delle arterie
- Riduce la pressione arteriosa
- Riduce il tasso di zucchero nel sangue
- Aumenta la secrezione di bile
- Aumenta l'apporto di Vitamine A, D ed E
- Facilita l'assorbimento delle altre vitamine
- Previene l'arteriosclerosi
- Previene l'infarto del miocardio
L'olio viene definito:
Fin da piccolo sono stato
abituato all'Olio buono. I miei genitori sono Pugliesi e si sono trasferiti a
Brescia un anno prima che io nascessi. Originari di un piccolo paese
nell'entroterra, dove tuttora gli Olivi crescono tranquillamente, in un clima
ideale, affondando le loro radici in una terra pietrosa e secca...Da qui l'Olio
che si estrae come allora, semplicemente, é saporito ma non troppo, con un
profumo di Terra, di Sole, di Vento, di buono...
Ricordo quando durante le vacanze Estive, ci trasferivamo nel paesello, spesso
gli spuntini e la merenda erano a base di pane con, un goccio d'Olio ed una
spolverata di Origano...A Settembre ricominciava la scuola e così bisognava
rientrare a casa ma, a Novembre mio Padre, ritornava giù per la raccolta delle
Olive e la preparazione dell'Olio. Ora ha ottantasei anni e le sue gambe fanno
un po' <giacomo-giacomo >, così per la raccolta, la spremitura e
l'imbottigliamento se ne occupa mio Cugino. L'azienda é piccola per cui la
quantità che produce é limitata ma la 'qualità'... Tuttora, anche ai
miei bambini, preparo una fetta di pane Pugliese con un goccio d'Olio e una
spolverata di Origano. Lo uso crudo, per condire qualsiasi pietanza, che
acquista ed eleva il suo naturale sapore.
Se desideri assaggiare un po' di Olio buono, scrivimi o telefonami.
DomenicoAntonio Veneziano
dal sito: www.cittadellolio.it
L'Oliveto e l'Oliva
Le molteplici
varietà conferiscono all'olivo caratteristiche morfologiche anche molto
disomogenee, che divengono tipiche del paesaggio che le ospita: si hanno olivi
con conformazione a cespuglio (Sardegna) e cultivar a prevalente sviluppo
verticale. Tali caratteristiche hanno profonde conseguenze sulle tecniche
colturali, anche in rapporto alla pendenza ed alla conformazione del terreno che
ospita le piante.
Le foglie, sempreverdi, di forma ovale lanceolata, hanno
colore biancastro sulla pagina inferiore; i fiori sono piccoli, di colore bianco
verdastro e si presentano uniti a grappolo in quantità abbondante durante la
fase della mignolatura (intorno a Maggio - Giugno). Solo una piccola
percentuale dei fiori si trasforma in frutto, a causa della abbondanti cadute
precoci. I frutti cominciano a svilupparsi nel corso dell'estate, e raggiungono
intorno a settembre la fase detta dell'invaiatura, l'inizio cioè
dell'effettiva maturazione con il mutamento della coloritura esterna verso il
bruno. La maturazione completa viene raggiunta, a seconda delle regioni, in un
periodo compreso tra novembre e marzo.
Anche se l'aspetto esterno presenta
differenze spiccate per dimensioni e caratteristiche, da una varietà all'altra,
la struttura del frutto dell'olivo, definito in termine botanico Drupa, ha una
composizione costante, formata da un'epidermide (o epicarpo), una parte
carnosa, o mesocarpo, che contiene circa il 79% della materia
grassa; il nocciolo legnoso, o endocarpo, fornisce nell'insieme il
restante 30% di olio.
L'olio comincia a formarsi con il progredire
della maturazione del frutto, giungendo alla massima quantità quando
l'oliva assume la sua colorazione più intensa; fino alla fase dell'invaiatura le
olive non contengono olio, ma un'insieme di acidi organici e zuccheri.
Alla fine della
maturazione l'oliva risulta così composta:
| 50% | Acqua |
| 20-24% | Olio |
| 20% | Carboidrati |
| 6% | Cellulosa |
| 1,5% | Proteine |
| 1,5 | Ceneri |
La trasformazione del prodotto
Dopo che le
operazioni di raccolta sono state completate nel modo più corretto, è
altrettanto importante che le olive vengano trasportate con ogni precauzione e
nei tempi più brevi al frantoio; il peso stesso delle drupe ammassate
provoca ammaccature nei frutti degli strati inferiori, compiuta nei tempi più
brevi.
Prima di procedere alla fase di estrazione, le olive vengono
sottoposte ad alcune importanti operazioni; attraverso macchine automatiche ad
aspirazione, esse vengono separate dal fogliame residuo e dalle impurità; segue
poi un lavaggio con circolazione forzata di acqua, che elimina i residui e le
impurità vegetali e minerali.
Le olive sono pronte, a questo punto, per
essere avviate ai procedimenti più impegnativi che da millenni si ripetono
pressoché immutati; frangitura e grammolazione sono le due operazioni che,
successive l'una all'altra, portano ad ottenere la pasta di oliva che sarà
sottoposta alla spremitura vera e propria.
Frangere vuol dire letteralmente
rompere; in questa fase infatti la polpa e i noccioli delle olive vengono
lacerati a fondo attraverso un energico trattamento, eseguito con la molazza o
con i più moderni e rapidi frangitori a martelli. Da questa prima fase si
ottiene una massa ancora grossolana composta da polpa sminuzzata e di frammenti
di nocciolo, che svolgono funzione drenante, facilitando la separazione della
parte liquida della pasta da quella solida.
La pasta così ottenuta viene a
questo punto sottoposta ad un lento rimescolamento nelle macchine gramolatrici,
in modo da rompere le emulsioni acqua-olio formatesi durante la frangitura,
riunendo le goccioline di olio mosto in gocce sempre più grandi.
Queste prime
fasi hanno mantenuto nei secoli quasi inalterate le loro caratteristiche ed i
loro procedimenti; sono cambiati soprattutto i materiali impiegati per
l'allestimento dei frantoi, dove l'acciaio inossidabile, per le sue proprietà di
inalterabilità e soprattutto di igienicità, ha preso il sopravvento sul granito
e sul legno.
Una volta separato il mosto oleoso, si procede alla fase
dell'estrazione vera e propria, che porta alla definitiva separazione delle tre
componenti della pasta, ossia sansa, acqua di vegetazione ed olio.
Esistono
vari metodi per giungere al prodotto finito, ciascuno dei quali si è andato
perfezionando grazie all'accumulo di esperienze condotte nei secoli.
A grandi
linee possono essere ricondotti a due grandi gruppi, fondati sul carattere
discontinuo o continuo dell'operazione.
Al primo gruppo, ad esempio, fa capo
il più tradizionale dei sistemi, l'estrazione per pressione meccanica; la pasta
viene posta su dischi di fibra vegetale (i fiscoli, che oggi più spesso
sono fatti di materiali sintetici che vengono via via impilati sotto la pressa,
dove la pressione crescente, nell'arco di circa un'ora, fa fuoriuscire la
componente liquida oleosa - olio mosto). La parte solida, che dopo la spremitura
resta aderente ai fiscoli, è la sansa.
I
metodi continui, oggi maggiormente utilizzati, hanno sostituito alla pressione
altri principi fisici che conducono alla separazione dell'olio dalla parte
solida. Il sistema estrattivo per centrifugazione, ad esempio, sfruttando il
diverso peso specifico dei singoli componenti, conduce prima ala separazione di
sansa e parte liquida, e in seguito isola la componente oleosa dall'acqua di
vegetazione. Un altro metodo ingegnoso e igienico, la percolazione, fa
leva invece sulla diversa tensione superficiale che l'olio possiede rispetto
all'acqua di vegetazione; dall'immersione ritmica di lamine di metallo
inossidabile nella pasta di olive, viene progressivamente raccolto il liquido
che aderisce alla loro superficie. Con questo sistema si estrae dal 60% al
70% dell'olio contenuto nella pasta di olive; il rimanente viene separato
dai residui di buccia e di noccioli in un sistema centrifugo.
L'olio ottenuto
al termine di tali operazioni, indipendentemente dal metodo impiegato, è un olio
torbido e opalescente e contiene in sospensione mucillagini, bollicine d'aria e
residui d'acqua nebulizzata. E' necessario un periodo di riposo affinché tutte
le sostanze estranee non si depositino sul fondo (Decantazione),dopodiché
si procede al travaso.
Oltre a questo sistema il prodotto può essere
sottoposto ad un processo di filtrazione, che gli conferisce il colore limpido e
brillante che conosciamo, evitando che la permanenza di particelle vegetali ne
acceleri i fenomeni di irrancidimento.
A questo punto l'olio "nuovo" è pronto
per essere avviato verso i luoghi di consumo.
La qualità
In un articolo di
Tecnologie
alimentari il prof. Giovanni Amelotti dell'Università
di Milano sottolinea:
Gli aspetti principali che nell'ambito
dell'olio di oliva caratterizzano la qualità sono i caratteri
organolettici, la stabilità all'ossidazione, l'assenza di
contaminanti, come fito farmaci, fito ormoni, antiparassitari, solventi
idrocarburici e cloroderivati, e, naturalmente, le caratteristiche
nutrizionali espresse in termini di acidi grassi saturi, monoinsaturi e
polinsaturi, presenza di fitosteroli, vitamine ed antiossidanti
naturali.
Come per ogni prodotto di
trasformazione agro-alimentare, il pregio dell'olio consiste, quindi, nel
mantenimento e nell'esaltazione delle caratteristiche proprie della materia
prima di origine, ossia delle olive.
E', dunque, necessario
premettere che è impossibile produrre un olio buono partendo da una materia
prima scadente, nemmeno utilizzando i più sofisticati procedimenti di
estrazione; di qui discende la necessita di una accurata selezione a
monte dei frutti, posto che ogni loro difetto influenzerà direttamente il
risultato della spremitura, con l'eliminazione preventiva dei raccolti attaccati
da parassiti o colpiti da gelate.
Ad oggi non abbiamo ancora uno strumento
che, basandosi su parametri chimico-fisici, sia in grado di valutare ogni
singolo componente che partecipi a formare le infinite tonalità aromatiche di un
extravergine.
E' fondamentale allora affidarsi all'analisi sensoriale.
Le caratteristiche organolettiche ci permettono, infatti, di distinguere
prodotti che le determinazioni analitiche possono decretare identici.
La
qualità riconosciuta agli oli extravergini è infatti la risultante di due
diversi ordini di indagine: da una parte, le analisi chimico-fisiche, intese ad
accertare la reale composizione in termini percentuali della materia grassa ed
il suo grado di acidità; dall'altra, l'esame organolettico, che giudica l'olio
dal punto di vista delle sue caratteristiche visive, olfattive, e di gusto e ne
valuta pregi e difetti.
E' fondamentale ricordare che l'olio d'oliva è, il
primo prodotto alimentare per cui l'analisi sensoriale, basata sul sistema del
Panel Test
(particolare metodologia analitica standardizzata che vede operare un gruppo di
assaggiatori selezionati, istruiti ed allenati), costituisce una discriminante
merceologica; nell'Allegato XII "Valutazione organolettica
dell'olio d'oliva vergine" del Regolamento CEE n.
2568/91 si stabilisce che un olio debba essere sottoposto all'assaggio al
fine di determinare, mediante punteggio, la categoria merceologica di
appartenenza.
Occorre indicare che è in via di recepimento da parte
dell'U.E. una nuova scheda di valutazione, elaborata in sede C.O.I., la cui
compilazione non prevede più l'espressione di un punteggio ma l'indicazione, su
di un segmento orientato, dell'intensità percepita per ciascuno degli attributi
negativi e positivi.
L'olio d'oliva
è così classificato sotto la denominazione:
| Vergine extra | Quando la mediana dei difetti è uguale a 0 e la mediana del fruttato è superiore a 0 |
| Vergine | Quando la mediana dei difetti è superiore a 0 e inferiore o pari a 2,5 e la mediana del fruttato è superiore a 0 |
| Vergine corrente | Quando la mediana dei difetti è superiore a 2,5 e inferiore o pari a 6,0 o quando la mediana dei difetti è inferiore o pari a 2,5 e la mediana del fruttato è pari a 0 |
L'analisi sensoriale
L'analisi
sensoriale, scienza relativamente recente, valuta le caratteristiche di un
prodotto alimentare che interagiscono con i nostri organi di senso e, per ognuna
di queste, individua particolari descrittori che la identifichino e la
quantifichino. Le più moderne correnti di pensiero intendono per qualità
alimentare l'insieme delle caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un
alimento in grado di soddisfare bisogni psico-fisiologici del consumatore,
delegando a quest'ultimo la scelta dei cibi sulla base dei suoi organi di senso
e delle sue precedenti esperienze organolettiche nutrizionali.
Il produttore deve quindi garantire la sicurezza e la igienicità del prodotto, mentre spetta
al consumatore il compito di scegliere nella vasta gamma di prodotti in
commercio. Fondamentale è, quindi, una massiccia, efficace e mirata azione di
istruzione affinché un maggior bagaglio culturale guidi il consumatore nelle
scelte più opportune.
L'analisi sensoriale sfrutta la capacità degli organi
di senso di reagire a stimoli di origine chimica, chimico-fisica e fisica; il
sistema nervoso periferico permette l'interconnessione tra l'ambiente
circostante ed il cervello che, racchiuso nella scatola cranica, non può
interagire direttamente con l'ambiente esterno.
I sensi maggiormente
coinvolti nella percezione delle caratteristiche organolettiche degli alimenti
sono il gusto, l' olfatto e la vista, mentre l'udito ed il tatto
giocano spesso un'importanza secondaria; le diverse proprietà organolettiche
vengono valutate tramite i cinque sensi: aspetto, colore
e forma con la vista, consistenza e caratteristiche ad essa collegate
(fluidità, viscosità,
friabilità) con il tatto e l'udito, aroma con l'olfatto,
sapore con il
gusto, e flavor con
i sensi combinati dell'olfatto e del gusto.
Il gusto
individua quattro sapori fondamentali:
Il senso del gusto risiede nei bottoni gustativi; la nostra bocca è in grado di riconoscere i sapori degli alimenti per la presenza sulla sua superficie di queste particolari strutture distribuite su tutta la mucosa della cavità boccale, ma particolarmente abbondanti sulla papille gustative presenti sulla lingua. Le papille gustative sono di quattro tipi: fungiformi, filiformi, circumvallate e foliate e si differenziano in base alla loro funzione sensoriale e al numero di bottoni gustativi su di esse presenti. I quattro recettori gustativi fondamentali non sono uniformemente distribuiti sulla lingua, per tale motivo alcune regioni linguali sono più sensibili di altre nei confronti di una particolare sensazione. La punta della lingua, ricca di papille fungiformi, è particolarmente stimolata dalle sostanze "dolci"; ai suoi lati prevalgono le papille filiformi che percepiscono in maniera preponderante le sensazioni di "salato"; dietro queste le papille foliate prediligono "l'aspro", mentre la base della lingua, ricca di papille circumvallate, reagisce maggiormente in presenza di sostanze "amare". Dalla prima infanzia all'età adulta il numero di bottoni gustativi tende progressivamente a diminuire, normalmente un adulto ne presenta circa 2000. Da questa veloce presentazione possiamo capire come la presenza di un numero più o meno elevato di papille gustative ed una loro differente distribuzione faccia variare le capacità sensoriali di ognuno di noi. Tutti sappiamo correre; ben pochi, però, possono correre i 100 metri piani in tempi inferiori ai 10 secondi!
L'olfatto
Quando un forte
raffreddore ci fa stare con il naso tappato, non riusciamo a distinguere i
sapori di quello che mangiamo; l'olfatto è infatti importantissimo nella
percezione dei sapori.
Sono le cellule olfattive, presenti nella
regione superiore della cavità nasale, l'elemento principale della ricezione
olfattiva. Rispondendo alla stimolazione chimica delle sostanze odorose
riconoscono categorie di molecole con particolari
caratteristiche
La vista di un cibo può scatenare in noi tutta una serie di manifestazioni incondizionate, pensiamo allo stimolo della fame o ancor di più a quello dell'appetito!
Non vedere quello che mangiamo può farci diventare diffidenti; provate ad introdurre un cibo in bocca con gli occhi bendati - sicuramente manifesterete molte perplessità.
Il colore degli alimenti è senza dubbio la caratteristica visiva più importante e può avere importantissimi riflessi psicologici; avere nel piatto un cibo azzurro o viola può non invogliare l'assaggio, mentre un cibo color crema o marrone chiaro sicuramente darà forti stimolazioni.
Nell'assaggio degli oli i pareri sulla necessità di una valutazione visiva sono discordi. Chi di olio ha molta esperienza sa bene che il giudizio visivo non è basilare, ma può già evidenziare pregi e difetti di un extravergine; agitare l'olio nella bottiglia dà già alcune interessanti indicazioni sulla sua pulizia e sulla sua rotondità; un campione tendente all'arancio denoterà un incipiente stato di ossidazione.
Chi non ha esperienza nella degustazione è bene che assaggi un olio senza vederne il colore: i primi assaggi che facciamo possono infatti essere condizionati dalle nostre abitudini di consumo, per cui saremo portati a scartare oli troppo verdi o troppo gialli in quanto non rispondono ai nostri standard.
Una caratteristica organolettica particolare che possiedono gli alimenti e che si valuta con l'intervento di udito, olfatto, gusto e soprattutto con il tatto della cavità orale è la determinazione della consistenza. In questa valutazione generale intervengono anche la masticazione e la secrezione salivare; tutte queste sensazioni, più o meno condizionate, definiscono la reologia di un alimento.
Nell'assaggio di un olio la masticazione non gioca un ruolo fondamentale; molto importante è invece la presenza di sostanze astringenti che, facendo precipitare le proteine contenute nella saliva, conferiscono quella sensazione caratteristica, avvertibile quando si mangia un frutto immaturo che lega la bocca.
I componenti di un olio e le caratteristiche
organolettiche
Gli oli vegetali sono
fondamentalmente formati da composti gliceridi (95-99,7%), acidi
monoinsaturi, polinsaturi e saturi, e dai composti minori (0,3-5%)
che giocano un ruolo importantissimo, sia dal punto di vista
organolettico nutrizionale sia da quello analitico, nel differenziare
la provenienza biologica e la classificazione merceologica.
Suddivisione percentuale degli acidi grassi:
| Acidi grassi saturi | 4,3% |
| Acidi grassi monoinsaturi | 77,0% |
| di cui | |
| Acido oleico | 75,7% |
| Acidi grassi polinsaturi | 8,7% |
| di cui | |
| Acido linoleico | 8,1% |
| Acido linolenico | 0,6% |
| OLI D'OLIVA VERGINI | Oli ottenuti dal frutto dell'olivo soltanto mediante processi meccanici o altri processi fisici, in condizioni, segnatamente termiche, che non causano alterazioni dell'olio, e che non hanno subito alcun trattamento diverso dal lavaggio, dalla decantazione, dalla centrifugazione e dalla filtrazione, esclusi gli oli ottenuti mediante solvente o con processi di riesterificazione e qualsiasi miscela con oli di altra natura |
Detti oli sono oggetto della classificazione e delle denominazioni che seguono |
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| OLIO D'OLIVA VERGINE EXTRA | Olio d'oliva vergine la cui acidità libera espressa in acido oleico non può eccedere 1 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria |
| OLIO D'OLIVA VERGINE | Olio d'oliva vergine al cui acidità libera espressa in acido oleico non può eccedere 2 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria |
| OLIO D'OLIVA VERGINE CORRENTE | Olio d'oliva la cui acidità libera espressa in acido oleico non può eccedere 3,3 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria |
| OLIO D'OLIVA VERGINE LAMPANTE | Olio d'oliva vergine la cui acidità libera espressa in acido oleico è superiore a 3,3 g per 100 g e/o avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria |
| OLIO D'OLIVA RAFFINATO | Olio d'oliva ottenuto dalla raffinazione di oli d'oliva vergini, la cui acidità espressa in acido oleico non può eccedere 0,5 g per 100 g |
| OLIO D'OLIVA | Olio d'oliva ottenuto da un taglio di olio d'oliva raffinato e di oli d'oliva vergini diversi dall'olio lampante, la cui acidità espressa in acido oleico non può eccedere 1,5 g per 100 g |
| OLIO DI SANSA D'OLIVA GREGGIO | Olio ottenuto mediante trattamento al solvente di sansa d'oliva, esclusi gli oli ottenuti con processi di riesterificazione e qualsiasi miscela di oli di altra natura |
| OLIO DI SANSA D'OLIVA RAFFINATO | Olio ottenuto dalla raffinazione di olio di sansa d'oliva greggio, la cui acidità espressa in acido oleico non può eccedere 0,5 g per 100 g |
| OLIO DI SANSA D'OLIVA | Olio ottenuto da un taglio d'olio di sansa d'oliva raffinato e di oli d'oliva vergini diversi dall'olio lampante, la cui acidità espressa in acido oleico non può eccedere 1,5 g per 100 g |
L'assaggio di un olio
Molto
dubbiosi sui metodi empirici che vengono proposti ai non addetti ai lavori, la
tecnica dell'assaggio varia da assaggiatore ad assaggiatore ed è ufficialmente
regolata dalla normativa attualmente in vigore; sicuramente seguire le poche
regole qui indicate può aiutarci ad individuare le molte sfaccettature di un
vergine olio.
Continuando
a muovere la lingua contro il palato, valutare attentamente le sensazioni
retro-olfattive. La raccomandazione più viva che si può fare ad un
assaggiatore alle prime armi è quella di non avere assolutamente fretta di
espellere l'olio, ma essere calmi e tranquilli, cercando di memorizzare il
maggior numero di sensazioni. I primi assaggi saranno importantissimi per
imparare a familiarizzare con il vocabolario dei pregi e dei difetti, che
costituisce praticamente l'ABC dell'analista sensoriale. Molto utile è cercare
di descrivere agli altri le proprie sensazioni, cercando di mettere a fuoco una
comune metodologia di comunicazione. Non cercate di individuare nell'olio i
sapori più strani, nessuno vi offrirà mai un bicchiere di olio; la sua unica
funzione è di essere un valido supporto ai nostri cibi.
L'assaggio tecnico va
effettuato seguendo alcune norme generali di comportamento:
- Non fumare almeno 30 minuti prima
dell'assaggio
- Non usare alcun profumo, sapone o cosmetico il cui odore
persista al momento della prova
- Non aver ingerito alcun alimento, almeno
un'ora prima dell'assaggio
- Accertarsi che le proprie condizioni fisiologiche
siano positive, tali da non compromettere l'analisi
Il vocabolario
dell'Olio d'Oliva
Conoscere a
fondo il vocabolario dell'olio ed individuare pregi (fruttato, dolce o verde,
mandorlato, carciofo) e difetti (riscaldo, rancido, morchia) è il
primo dovere di qualsiasi assaggiatore ed esigenza minima del
consumatore.
Pazienza di ripetere più volte la degustazione per memorizzare
attentamente quella sensazione a cui attribuire il descrittore che la identifica.
Da acqua di vegetazione a verme sono più di 30 i
descrittori utilizzati per gli oli d'oliva.
Pregi e
difetti degli oli sono determinati da differenti fattori quali:
Come prima
cosa occorre distinguere fra oli:
Le due
grandi categorie di oli, determinate principalmente dal tipo di cultivar,
dal grado di maturazione delle olive e dall'area geografica di
coltivazione.
Un tipico olio a fruttato verde è l'olio di Andria in
Puglia, mentre un tipico esempio di olio fruttato dolce è l'olio della
Riviera dei Fiori - Liguria. Evidenziata questa differenza potremo
addentrarci a considerare pregi e difetti degli oli sulla base della causa che
ha determinato quel particolare flavor. Un
elemento valutativo importante per un olio è la sua pasta e/o rotondità; per
pasta si intende quella sensazione orale tattile di consistenza e pienezza - un
olio con buona pasta si può riconoscere già agitando la bottiglia che lo
contiene; la rotondità è invece evidente quando da inizio a fine assaggio il suo
sapore rimane costante.
Flavor determinati dal
tipo di cultivar
Amaro: sapore caratteristico
dell'olio ottenuto da olive verdi o invaiate, può essere più o meno gradevoli
secondo l'intensità.
Aspro: sensazione caratteristica di alcuni oli
che, all'assaggio, producono una reazione orale tattile di
astringenza.
Dolce: sapore gradevole dell'olio nel quale, senza essere
esattamente zuccherino, non primeggiano gli attributi Amaro, Astringente,
Piccante (Riviera ligure, Garda, Sardegna, Sicilia,
Bitonto).
Erba: flavor caratteristico di alcuni oli che ricorda
l'erba verde appena tagliata (Sicilia, Sardegna,
Garda).
Fruttato: flavor dell'olio che ricorda l'odore ed il
gusto del frutto sano, fresco e colto al punto ottimale di
maturazione.
mandorlato: questo flavor può manifestarsi in due modi:
quello tipico della mandorla fresca, o quello proprio della mandorla secca, che
si può confondere con un rancido incipiente.
Vivo: si dice vivo un
olio fresco che all'olfatto evidenzia buone note aromatiche stabili nel
tempo.
Carciofo: sapore di carciofo molto piacevole riscontrabile in
oli freschi appena prodotti.
Piccante: flavor normalmente collegato ad
oli fruttati ed erbacei.
Flavor determinati dall'area geografica di
coltivazione
Provenienza: insieme di note aromatiche
che si evidenziano sempre in oli provenienti da una medesima zona
geografica.
Flavor determinati
dalle condizioni climatiche
Gelato: gli oli ottenuti
da olive gelate evidenziano questo flavor difficilmente riconoscibile
all'olfatto, ma presente al gusto; un olio gelato è molto languente, poco
viscoso, tendente ad un sapore secco o di legno.
Secco: il secco si
riscontra in oli ottenuti da drupe che hanno patito la siccità; la
consistenza asciutta non evidenzia alcun aroma di freschezza o
frutto.
Flavor determinati dal
grado di maturazione delle olive
Astringente: un
olio prodotto da olive non ancora invaiate risulta essere particolarmente ricco
di polifenoli responsabili di questa sensazione simile alla morsicatura di un
frutto non ancora maturo.
Flavor determinati dalla tecnologia di
raccolta
Rete: flavor particolarmente di gomma
tendente al secco avvertibile negli oli dolci ottenuti da olive lasciate a lungo
sulle reti di raccolta.
Flavor
determinati dal grado di maturazione, dai tempi e dai luoghi di conservazione
delle olive
Avvinato-inacetito: flavor
caratteristico di alcuni oli che ricorda quello del vino o dell'aceto. E' dovuto
fondamentalmente alla fermentazione alcolica degli zuccheri con conseguente
formazione di acido acetico, acetato di etile ed etanolo in quantità superiore
alle normali.
Muffa-umidità: flavor caratteristico dell'olio ottenuto
da frutti nei quali si sono sviluppati abbondanti funghi e lieviti per essere
rimasti ammassati molti giorni in ambienti umidi. Ricorda la sensazione che si
prova entrando in un ambiente umido chiuso da molto tempo.
Riscaldo:
flavor caratteristico dell'olio ottenuto da olive ammassate che hanno sofferto un
avanzato grado di fermentazione (lattica); spesso è accompagnato da muffa ed
avvinato.
Flavor determinati
dalle tecnologie di estrazione
Acqua di vegetazione:
flavor caratteristico acquisito dall'olio a causa di cattiva decantazione e
prolungato contatto con l'acqua di vegetazione.
Fiscolo: flavor
dell'olio ottenuto da olive pressate in diaframmi filtranti inquinati e sporchi
di residui fermentati.
Metallico: flavor che ricorda il metallo; è
caratteristico dell'olio mantenuto a lungo a contatto con superfici metalliche
in condizioni inadatte.
Flavor
determinati dalle tecniche di conservazione
dell'olio
Morchia: caratteristica degli oli lasciati
sui fanghi decantati.
Rancido: flavor caratteristico e comune a tutti
gli oli e grassi che hanno sofferto un processo autossidativo, a causa del
prolungato contatto con l'aria, la luce ed il calore.
Leggere la qualità dell'olio
L'esame
dell'etichetta e della documentazione che accompagna la bottiglia appena
acquistata fornisce le prime indicazioni sulla serietà del produttore e sulla
presumibile qualità del prodotto. E' da notare che la legge, a questo proposito,
non è particolarmente prescrittiva, e lascia alla buona volontà dei produttori
l'indicazione di gran parte dei dati che servirebbero ad indentificare con una
certa precisione le caratteristiche del prodotto acquistato.
Primo e
fondamentale criterio per valutare l'affidabilità di un prodotto è la trasparenza in termini di
informazione: tanto più un olio è corredato da dati analitici di
accompagnamento, in cui vengano evidenziati i parametri stabiliti dalla legge in
rapporto alle caratteristiche di quella singola "partita" di prodotto, tanto
maggiori sono le probabilità che il produttore sia seriamente interessato ad
accrescere la consapevolezza del consumatore rispetto alla buona qualità del
proprio lavoro.
Altra regola fondamentale è quella di preferire bottiglie dal
vetro scuro o fasciate; un soggiorno prolungato in condizioni di eccessiva
esposizione alla luce può avere effetti nocivi anche su un prodotto
inappuntabile all'origine. I produttori dovrebbero prevenire con ogni mezzo
possibile tale evenienza, adoperandosi, inoltre, per ridurre al minimo
l'intervallo di tempo che trascorre tra il confezionamento e l'acquisto del
prodotto. Per quanto riguarda le etichette o in generale le superfici del
contenitori, tra le informazioni veramente essenziali dovranno essere citati con
chiarezza:
Se il
prodotto ha ottenuto il riconoscimento di tipicità in forza del reg. CEE n.
2081/92, D.O.P. o I.G.P., saranno presenti gli estremi: DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA o
INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA - con l'indicazione -
relativamente alla D.O.P. - di una regione, di un luogo determinato o, in
casi eccezionali, di un paese che serve a designare il prodotto originario delle
suddette aree, la cui qualità è dovuta essenzialmente all'ambiente geografico,
ai fattori naturali ed umani, la cui produzione, trasformazione ed elaborazione
avvengano nell'area geografica delimitata; e per le I.G.P. - di una
regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a
designare un prodotto originario delle suddette aree di cui una determinata
qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possa essere attribuita
all'origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione
avvengano nell'area geografica determinata.
Meno utili risultano invece
le analisi del valore nutrizionale del prodotto, dal momento che i dati
riportati, es. il contenuto lipidico, risultano gli stessi per tutti gli
oli. Molte sono le diciture che fanno mostra di sè sulle etichette delle
bottiglie. Vediamone alcune:
Prima spremitura - Lascia intendere più cose di
quante effettivamente ne dica effettivamente: da esso apprendiamo soltanto che si
tratto di un olio "vergine", ma è sempre possibile che il risultato di una prima
spremitura sia un olio cui mancano i titoli per rientrare nella categoria degli
extravergini.
Olio
dietetico - Non si tratta, come si sarebbe portati a credere,
di oli "che non fanno ingrassare", ma di oli addizionati di vitamine e
altri componenti essenziali, del resto già presenti e caratteristica
fondamentale, degli oli nativi.
Light - Ossia leggero, denominazione oggi molto
di moda per prodotti di colorazione non troppo intensa e che all'apparenza diano
una sensazione di bassa densità; l'apporto calorico-energetico è identico per
tutti gli oli (compresi quelli di semi) e l'assunto secondo cui ad una
colorazione più "carica" corrisponderebbe un olio più "pesante", e
perciò meno digeribile, è assolutamente falso.
Spremuto a freddo - Le
buone norme di lavorazione impongono, durante tutte le fasi del processo
produttivo, il mantenimento di temperature più basse possibili, fermo restando
che una lavorazione assolutamente a freddo è impossibile - già il processo
meccanico di frangitura crea calore; l'aggiunta di acqua bollente può alterare
le componenti del flavor del prodotto, ma è estremamente difficile
riuscire ad individuare, in senso assoluto, un olio che sia stato sottoposto a
tali trattamenti.
Mosto - Il mosto oleoso è
un emulsione di olio
con acqua nebulizzata e mucillagini in sospensione; anche in questo caso il
termine è eccessivamente vago, in quanto è possibile che un olio mosto non
rientri nei parametri stabiliti dalla legge.
La conservazione dell'olio e i suoi usi: luoghi comuni e realtà
"Olio nuovo, vino
vecchio"; la saggezza popolare individua chiaramente che con
l'invecchiamento l'olio peggiora sempre ed è buona regola consumarlo nella
stessa annata di produzione. Generalmente si considera che il prodotto debba
essere consumato preferibilmente entro una certa data, generalmente 18
mesi da quella di confezionamento; questa regola vale sempre?
Normalmente
l'olio conservato correttamente, nella bottiglia ancora sigillata, arriva senza
problemi al secondo anno di invecchiamento; esso contiene in sè per natura dei
componenti antiossidanti " che lo proteggono dall'irrancidimento, anche se la
loro azione si affievolisce con il passare del tempo.
La presenza di queste
sostanze antiossidanti (tra le quali i composti fenolici ed i topoferoli) può
essere vanificata se non vengono rispettate alcune regole nella sua
conservazione domestica.
In primo luogo, l'olio va protetto dalla luce
diretta e dal calore ed la bottiglia, una volta cominciata, va conservata ben
chiusa; sono tre regole semplici, ma indispensabili per proteggere le sostanze
antiossidanti, che sono estremamente labili.
Una volta esposto al contatto
con l'aria, esso va consumato in un tempo ragionevolmente breve, sempre
rinchiudendo il contenitore dopo l'uso con il tappo, ed evitando di lasciare
sulla bottiglia i versatori metallici, che non permettono un perfetto
isolamento.
Contrariamente a quanto si possa ritenere, il freddo non provoca
invece alterazioni nella struttura del prodotto e nella sua
conservabilità.
Qualche equivoco nasce anche, per quanto riguarda il
sapore, dalla diffusione di una terminologia tecnica non sufficientemente
chiarita: dal momento che viene spesso citata l'acidità quale parametro di base
per la qualità degli extravergini - ed è davvero un dato fondamentale - viene
spontaneo supporre che tale acidità sia riscontrabile nel sapore stesso
dell'olio - mentre è definibile solamente mediante analisi in laboratorio. Così,
se all'assaggio un extravergine di recente spremitura reca molto intenso il
sapore del frutto, provocando in gola un leggero pizzicore - sensazione di
fruttato che delizia gli esperti - questo viene facilmente confuso con un
eccesso di acidità.
Il riconoscimento delle migliori proprietà nutritive
dell'olio d'oliva rispetto ai grassi animali ha poi generato l'equivoco che ogni
grasso di origine vegetale sia buono e faccia bene: con il risultato che alcuni,
sostituendo la margarina al burro, credono seriamente di tutelare la propria
salute. La margarina viene prodotto idrogenando oli vegetali, rendendo cioè
saturi i legami doppi degli acidi grassi attraverso l'assorbimento di idrogeno.
In tal modo il beneficio che gli oli vegetali portano alla prevenzione delle
malattie cardiovascolari, legato soprattutto alla presenza di acidi grassi mono
e polinsaturi, viene totalmente azzerato.
Un latro errore molto diffuso è che
il miglior comportamento da tenere, per prevenire l'aumento del colesterolo ed
in generale per godere di buona salute, sia l'adozione di una dieta il più
possibile povera di grassi. Un'alimentazione a basso tenore di grassi tende,
però, ad abbassare sia il colesterolo buono sia quello cattivo, con un evidente
scompenso della funzionalità corporea. Una dieta ricca di olio d'oliva aiuta a
mantenere bassi i livelli di LDL (il "colesterolo cattivo") mentre
non diminuisce i livelli di HDL (il "colesterolo buono", detto
spazzino delle arterie), protetto dagli acidi grassi
monoinsaturi di cui è ricco l'olio d'oliva.
L'olio d'oliva in cottura
A
temperatura elevata, e in presenza dell'ossigeno atmosferico, i fenomeni di
ossidazione, che i grassi subiscono anche a temperatura ambiente, accelerano
notevolmente il loro corso.
Più elevata
è la temperatura, più facilmente si assiste ad alterazioni dei grassi, che nei
casi estremi, possono essere responsabili di effetti tossici.
Quando, nel
febbraio 1952, il professore americano Ancel Keys giunse a Napoli in
compagnia della moglie con la macchina carica di attrezzi di laboratorio, si
proponeva una indagine sui consumi alimentari che fornisse dati comparativi a
quelli da lui raccolti negli Stati Uniti in relazione al rischio di malattie
dell'apparato cardiocircolatorio. Bastarono pochi mesi per stabilire che il
"il regime alimentare a Napoli era
povero di grassi e che soltanto le persone ricche subivano attacchi
cardiaci". Alcuni anni dopo si recò a Creta, e constatò anche
là l'assenza quasi totale di malattie coronariche, nonostante il regime
alimentare medio derivasse quasi il 40% delle calorie dai
grassi.
Gli effetti benefici dell'olio d'oliva
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Domenico
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