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La Via del Cuore
La salute da un punto di vista olistico |
In Cammino Verso Betlemme
Per il periodo di Avvento .esiste una simpatica tradizione che si
conserva in numerose famiglie. In un angolo della stanza riservato alle feste
si compone, gradualmente, il paesaggio che Maria, Giuseppe e l'asinello
attraversano andando verso Betlemme .
Nella
prima settimana di Avvento si dispongono delle pietre su una stoffa
marrone.
Le più belle
tracciano il cammino di Maria.
Durante
la terza settimana vi si fanno pascolare degli animali, delle pecore.
Infine, nella quarta settimana, arrivano i pastori ad occupasi dei loro armenti ...
I
piccoli racconti di questo libro seguono il divenire del paesaggio.
Illustrano l'avanzare progressivo del tempo di Avvento e passano dagli elementi al Regno Vegetale, poi al Regno Animale per sfociare al
Regno
Umano.
Questo piccolo
libro è concepito per essere letto ai bambini in
età
scolare.
E' un calendario
d'Avvento raccontato. Di storia in storia,
conduce fino a Natale.
Per i bambini più
piccoli si consiglia di scegliere
solo quattro racconti: uno per capitolo, da raccontare durante
la settimana. Eventualmente,
si può illustrarlo, rappresentandolo, nel
piccolo paesaggio, con le statuine del Presepio.
La gioia di preparare il Natale fu la fonte d'ispirazione di questi racconti.
Essa destò in me
non tanto il bisogno di raccontare favole qua
che il Natale é
un avvenimento
atteso da tutto il Mondo.
Seguendo il filo di questi racconti, si
dovrebbe destare il sentimento che la Luce Divina, tenue all'inizio
dell'Avvento, va intensificandosi di giorno in giorno per irraggiare in tutto
il suo splendore il giorno di Natale.
Mi sono ispirato a diverse Storie Natalizie conosciute, come, per esempio, ai bei racconti del poeta fiammingo Felix Timmermans
verso il quale
mi sento debitore.
Ma quel che mi ha
deciso, in definitiva, a pubblicare questa raccolta. furono due occhi raggianti di bambino che
credevano ai miracoli e due piccole orecchie che volevano ascoltarne sempre di
più.
Georg Dreissig, Stuttgart 1987
SOMMARIO
I. Prima settimana
l In
cammino verso
Betlemme
2 Il mistero
della grossa pietra
3 Perché l'acqua diventa ghiaccio, in Inverno
4 Il miracolo del Pozzo
5
La
canzone del Vento
6 L'ago d'argento
della Luna e il filo d'oro delle Stelle
II Seconda settimana
8
Le
Mele del Paradiso
9 Il Cardo argentato
10
La foresta di
spine
11 Delle
semplici piccole
Cipolle
12
Gli Abeti
13 Il
Prugnolo
14
Il mistero delle Rose
III
Terza settimana
16 La Ragnatela
17 La piccola coda bianca della Lepre
18 Le provviste dello Scoiattolo
19
Il Cane del Pastore
20 Il vello dell'
Agnello
21 I
Topi di Natale
IV Quarta settimana
22 Una
manciata di
paglia
23 La minestra della
Mendicante
24 I pastori accanto al Fuoco
25 Il vecchio Guardiano
26 Il piccolo Suonatore di Flauto
27 I locandieri di Betlemme
28 Il
Figlio di Dio
Titolo dell' edizione
originale: "Das Licht in der' Laterne" - Verlag Urachhaus - Stuttgart
Tradotto da Adriana Ricci dalla versione francese:
"La lumière dans la lanterne", 1988, Editions IONA, F, Franchesse
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Erano
in tre sulla strada: Maria, Giuseppe e l'asinello che trottava allegramente in
testa. Giuseppe aveva il suo bastone. Era abituato ai lunghi viaggi e
camminava di buon passo. Maria, la dolce madre di Dio, faceva del suo meglio per
andare al suo ritmo, ma i suoi piedi inciampavano spesso contro i sassi sulla
via. Stringeva i denti per nascondere il dolore. Ma, ben presto, si lasciò sfuggire
una prima lacrima, che non riuscì a trattenere. L'asinello non sospettò nulla
e nemmeno Giuseppe: era preoccupato di non perdere la strada. L'Angelo che
accompagnava i viaggiatori notò che Maria piangeva. Si chinò verso di lei e Le
disse: "Perché piangi, piccola serva amata del Signore? Sei in cammino
verso Betlemme; laggiù il bambino Gesù verrà al Mondo,non ne sei
felice?" Maria gli rispose: "Il pensiero del bambino che fra poco
nascerà mi riempie di gioia. Ciò che mi disturba sono questi sassi contro i
quali inciampo e mi scortico
i piedi." A queste parole, l'Angelo si volse verso le pietre. Le guardò
con i suoi occhi celesti, irraggianti luce.
Ed
ecco: le pietre si trasformarono sotto il suo sguardo: i loro angoli e spigoli
si arrotondarono e presero dei riflessi colorati.
Alcuni diventarono persino trasparenti come vetro e scintillarono
sulla strada, illuminati dall'Angelo.
Allora Maria avanzò con passo sicuro. Davanti a lei, la strada
scintillava e riluceva di mille luci e nessuna pena venne più ad infastidire la
sua marcia verso Betlemme.
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IL
MISTERO DELLA GROSSA PIETRA
Maria e Giuseppe camminavano in direzione di Betlemme quando un giorno furono bloccati da una pietra enorme, che era così grossa che sbarrava tutta la via.
Due soluzioni si offrivano ai viaggiatori: aprirsi un varco attraverso i cespugli che fiancheggiavano la strada, oppure scavare il blocco di pietra.
Ora questo enorme masso aveva una storia.
Quando
fu fatta la traccia della strada, sette robusti operai avevano unito
le loro forze per eliminare l'enorme pietra dalla via.
Quando, il giorno successivo, ritornarono al loro lavoro ritrovarono la pietra in mezzo alla strada. Si arrabbiarono ed imprecarono;
poi sputarono nelle loro mani grosse e rotolarono la pietra per
la seconda volta. Ma l'indomani il masso era al suo solito posto.
I lavoratori sbiancarono e
furono presi dalla collera. Imprecarono e bestemmiarono per bene. Poi,
unendo le loro forze, la fecero
rotolare per la terza volta a lato della strada. Il giorno seguente, trovarono
il
masso nel posto dove era sempre stato.
Questa volta non si arrabbiarono più di tanto. Si guardarono sconcertati da questo mistero.
Decisero allora di andare a trovare un eremita che viveva nei boschi
e gli raccontarono la loro disavventura.
L'eremita li ascoltò con attenzione.
Scosse la testa con aria di comprensione e disse: "Colui che
ancora arrivato. Lasciate, dunque, il masso dove si trova e lasciate a colui che ne è incaricato il compito di spostarlo".I sette operai ritornarono al loro cantiere.
Seguirono il consiglio dell'eremita ed il masso restò nel mezzo
della strada, con grande contrarietà per i numerosi viaggiatori.
con il
suo bastone.
llora
si vide che il masso era pieno di cristalli che scintillavano alla luce del
Sole.
Poco
tempo dopo, l'eremita capitò su questa strada. Trovò il masso spaccato in
due, con tutti i suoi cristalli.
I suoi occhi s'illuminarono e si disse: "Colui che doveva togliere la pietra dalla strada é venuto."
Ed il suo cuore si riempì di gioia e di speranza.
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Sulla
strada che li conduceva a Betlemme, Maria e Giuseppe giunsero un
Si trattava di un ruscelletto, ne largo né profondo.
Ma
in pieno inverno, l'acqua era molto fredda.
L'asinello immerse prudentemente uno zoccolo nell'acqua e lo ritirò subito:
aveva avuto l'impressione che il freddo gli mordesse la zampa. Era ben deciso a non
rimettere più un solo piede nell'acqua.
Maria e Giuseppe avevano cercato un ponte o una barca per attraversare il
corso d'acqua, ma non avevano trovato nulla.
Che
cosa avrebbero potuto fare?
Ma l'idea di Giuseppe non piaceva affatto a Maria; egli avrebbe potuto prendere freddo o farsi male.
Ella si era avvicinata
completamente alla riva e cantò dolcemente:
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Nel tempo in cui Maria,
Giuseppe e il loro asinello camminavano in direzione di Betlemme, non esistevano
ancora i rubinetti. Donne e giovinette prendevano le loro anfore e andavano ad
attingere l'acqua alla fonte. Vi si ritrovavano per fare due chiacchiere. La
fonte era un luogo d'in contro, il luogo in cui si scambiavano le ultime
notizie.
Quella "sera, Ruth prese l'anfora per andare alla fonte. Non appena
uscì di casa, fu abbagliata dalla luce intensa di una stella.
Questa
stella era di un tale splendore che tutte le altre stelle e la Luna stessa
impallidivano al suo confronto. Ruth, stupefatta, restò immobile sul_posto. Non
riusciva a staccare gli occhi da questa stella sfavillante. Dimenticò l'ora e
quel che doveva fare.
Quale messaggio annunciava questo astro scintillante?
Il freddo le mordeva le dita e la riportò alla realtà. Afferrò l'anfora e si
diresse rapidamente verso la fonte. Li, non c'era più nessuno. Tutti erano
rientrati a casa. Ruth, lesta, appese l'anfora alla catena. ma si attardò di
nuovo: la stella si rifletteva sul fondo del pozzo, l'acqua brillava come oro.
La giovane meravigliata mormoro: "Che bagliore scintillante, se soltanto
mia nonna potesse vederlo!"
Ma la
nonna stava seduta in casa nella sua poltrona. Le sue gambe, indebolite
dall'età, non la sostenevano più. Ruth lasciò scivolare con prudenza l'anfora
nel pozzo per non turbare l'acqua. Quando la risalì, la giovane si meravigliò
una volta di più. Giacché l'acqua nell'anfora brillava anch'essa come oro. Vi
immerse la punta del dito e l'assaggiò: l'acqua aveva lo stesso gusto di
sempre. Ruth afferrò l'anfora e tornò rapidamente a casa. Appena aprì la
porta gridò: "Nonna, guarda cosa ti porto!" E le fece rimirare
l'acqua che scintillava come Oro puro. "Guarda! Ha conservato lo splendore
della stella affinché anche tu potessi vederlo". La vecchia donna osservò
l'acqua pensosamente e disse: "Che cosa é
questa luce che si mette a brillare sul Mondo e per cui l'acqua pura ama
conservarne lo splendore?" Poi, voltandosi verso Ruth, aggiunse: "Ecco
che ne vedo il riflesso persino nei tuoi occhi. Conservala preziosamente."
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Maria
aveva lasciato Nazareth rare volte e le costava molto viaggiare in terra
straniera. Fino ad ora, non aveva mai dovuto mendicare per trovare un tetto e
non aveva mai dormito ai bordi della strada.
Le
giornate non le sembravano tanto faticose. Il sole brillava sul Mon do, mentre
Maria e Giuseppe si affrettavano verso Betlemme.
Ma,
alla sera, Maria aveva il cuore grosso. Distesa nell'oscurità, pensava a
Nazareth: alla sua casetta, ai rosai del giardino, al profumo di Gelsomino
sotto la finestra, al rumore, del vento che giocava tra le foglie degli
alberi e dei cespugli o danzava tra le spighe di grano.
Il
vento era un vecchio amico! Al mattino, ancor prima che lei si alzasse,
entrava dalla, finestra aperta. Mormorava dolcemente o sibilava un'aria
cattiva e Maria non aveva bisogno di osservare il cielo: sapeva quale tempo
avrebbe fatto a seconda dei profumi o dell'umidità che portava. Ma qui, in un
paese straniero, il vento sembrava diverso, un vento d'Inverno che ~Maria non
conosceva ed ella si sentiva ancora più sola. Ma, come sapete, il vento
soffia dove vuole.
Era
proprio lo stesso vento che stava intorno a Maria. Sentiva la sua tristezza;
come confortarla? Trattenne il suo soffiare e rifletté a lungo.
Di solito, in questa stagione dell'anno, doveva fischiare attraverso ogni fessura, scanalatura ed ululare in tutti gli angoli.
Tuttavia
Maria gli sembrava tanto sola, lontana dal suo paese natale ... Improvvisamente
intonò un'altra canzone.
Cantò
la Primavera di Nazareth, il grano che germoglia, le gemme che sbocciano, la
gloria dei fiori dischiusi, il mormorio delle api.
Il suo
canto tanto dolce, così pieno d'amore riscaldò il cuore di Maria ed ella si
addormentò felice.
Che bravo vento! Non può fare a meno di occuparsi di Maria, la dolce madre di
Dio.
Non vi stupite, dunque, quando all'avvicinarsi di Natale, il vento intona delle
arie primaverili, come se fosse :finito l'Inverno.
Canta
per Maria, perché lei non si senta tanto sola e trascurata in terra straniera.
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L'AGO
D'ARGENTO DELLA LUNA E
IL FILO D'ORO DELLE STELLE
E'
con discreta venerazione che Giuseppe osservava la sua sposa ed il mistero di
questo bambino Gesù ch'ella portava sotto il suo cuore! Faceva tutto il
possibile per rendere più facile e più bella la vita a Maria. Avrebbe
desiderato offrile delle belle 'parure', dei bei vestiti, come offrono i
ricchi alle loro spose. Ma Giuseppe era povero, non aveva un soldo. A volte
questo era motivo di sconforto; pertanto Maria non si lamentava mai di non
avere nulla per agghindarsi.
Da
quando erano in viaggio per Betlemme avevano ogni giorno da soffrire per la
loro povertà. Talvolta non avevano niente da mangiare e restavano con la fame
perché nessuno gli offriva qualcosa. Altre volte, arrivavano in un villaggio
e, al loro arrivo, chiudevano le porte delle case. Non restava altro, allora,
che dormire all'aperto, sotto le stelle. In quei momenti, Giuseppe si diceva
sottovoce: "Dio ha scelto Maria per far nascere suo figlio e tu, tu nei
fai una mendicante!"
Se
soltanto avesse avuto un po' di denaro! Avrebbe offerto qualcosa a Maria,
qualche cosa di bello. Che poteva vendere? Non possedeva nulla di superfluo,
eccettuato, forse ... , il suo bastone da passeggio.
L'aveva
intagliato egli stesso nella foresta. Poteva trovare qualcuno che lo
acquistasse?
Una
notte, in cui Maria e Giuseppe dormivano all'aperto, sotto le stelle, Giusepe
fece un sogno. Sognò che un uomo veniva a svegliarlo scuo tendogli la spalla.
Doveva essere molto ricco, i suoi vestiti erano sontuosi. Tuttavia il suo sguardo era amichevole, senza la minima commiserazione. Giuseppe gli chiese: "Che posso fare per servirvi?" Il fo restiero rispose: "Desidero comprare il tuo bastone da passeggio. Mi è stato detto che lo vendevi". Giuseppe si chinò per prendere il suo bastone. Quale sorpresa: trovò un bastone forgiato in oro ed argento e ce sellato magnificamente! Dove era, dunque, andato a finire il suo vecchio bastone di legno?
Giuseppe
tese al forestiero il meraviglioso bastone. L'uomo disse "Ora te lo
pago". A queste parole, alzò la mano destra e, improvvisamente, il cielo
si mise a risuonare e fili d'oro presero a discendere dalle
stelle. L'uomo li afferrò delicatamente e li avvolse in gomitolo stretto
intorno al bastone. Alzò poi la mano sinistra. La mezzaluna vi si posò e
prese la forma di un ago d'argento. L'uomo tolse il gomitolo e tese a Giuseppe
i fili d'oro e l'ago d'argento.
"Prendi
- disse - come pagamento" e a queste parole, scomparve.
Giuseppe,
tutto sorpreso, contemplava questo dono prezioso di cui non sapeva bene cosa
fare.
Ma già,
fili ed ago si muovevano fra le sue mani.
Il
filo d'oro s'infilò da sè nell'ago d'argento che si mise a ricamare.
Ricamava delle stelle sul mantello blu di Maria. Quando il filo terminò, le
stelle brillavano sul mantello come brillano in cielo, durante la notte.
Allora l'ago si elevò di nuovo verso le stesse e ritornò ad essere la
mezzaluna.
Che
sogno meraviglioso! Al mattino, Giuseppe si svegliò di buon umore. Ritrovò
il suo vecchio bastone di legno per terra, al suo fianco. Come gli era apparso
trasformato durante la notte!
Poi,
tutt'a un tratto, il cuore di Giuseppe fece un salto di gioia: il suo sguardo
aveva scorto il mantello di Maria: mille stelle ricamate con fili d'oro
scintillavano sul povero tessuto.
Maria e Giuseppe le contemplarono con la medesima gioia: quale meraviglia!
poi, Maria disse: "E' troppo bello per me, adesso, Questo
mantello".
Al
cader della notte, Tito, il locandiere, prese la lanterna per andare alla
stalla e cambiare il fieno di Remo, il bue.
Nell'accendere
la candela Tito notò che era quasi del tutto consumata. "Per questa sera
basterà", borbottò.
Attraversò la corte, accompagnato dalla fiammella che cacciava l'oscurità intorno a lui. Tito entrò nella stalla ed appese la lanterna ad un gancio del tetto.
Poi, con il forcone, sparse il fieno nella mangiatoia. Tutt'a un tratto sentì del rumore proveniente dalla casa; sua moglie lo chiamava: "Tito, dove sei?
Sono
arrivati degli ospiti". Lasciò cadere il fieno ed impugnò la lanterna.
In quell'istante, la fiamma chiara della candela si drizzò per un'ultima
volta per poi ricadere e scomparire.
"Tanto peggio!" brontolò Tito nell'oscurità.
Lasciò
la lanterna appesa sopra la mangiatoia e si affrettò ad attraversare la corte
per rientrare in casa.
L'indomani,
Tito non pensò più alla lanterna. La sera tuttavia si rammentò di averla
lasciata nella stalla, appesa sopra la mangiatoia.
Si mise in cerca di una nuova candela e attraversò la corte. E, a questo punto, notò un piccolo bagliore che brillava dalla finestra della stalla. Sorpreso, si grattò la testa. Aveva ben visto la candela spegnersi la sera avanti! Chiamò sua moglie per mostrarle la strana luce.
Entrambi
si recarono alla stalla per vedere la cosa da vicino.
"Che cosa bizzarra: questa luce brilla per niente e per nessuno" borbottò Tito. E sua moglie aggiunse: "Chissà. perché questa fiamma non si estingue.
Non
tocchiamola, aspettiamo che si consumi da sè".
E' cosi
che, la vigilia di Natale, quando Maria e Giuseppe, seguiti dal l'asinello,
cercarono una locanda per passarvi la notte, scoprirono la stalla dolcemente
illuminata, che sembrava attenderli ...
E
la luce continuò a brillare fin dopo la nascita del Bambino, per rischiarare
il mondo intorno a Lui.
Senza
dubbio, vorreste sapere che cosa era questa luce che brillava con
tanto fervore? Una candela? Certamente no!
Per
lo meno, non una candela come le altre.
No, adesso ve lo dico: senza farsi notare, una piccola stella era scivolata nella lanterna.
Essa vi scintillava con amore, perché voleva essere là Per la nascita di Gesù.
Se Tito avesse guardato bene, l'avrebbe vista anche lui.
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Nel
giardino del Paradiso c'era un albero che nessuno toccava: era l'albero di
Dio. Aveva delle mele rosse, le più belle che si possano immaginare.
Tutti gli animali e gli uccelli che passavano vicino a questo albero fermavano
la loro corsa o il loro volo per contemplarlo, tanto era bello.
In quei tempi, vivevano in questo giardino Adamo ed Eva.
Un giorno, il serpente aveva convinto Eva a cogliere una mela dall'albero e ad
assaggiarla.
Poi, lei l'aveva data ad Adamo e anch'egli l'aveva assaggiata. Allora,
l'albero aveva improvvisamente perduto il suo splendore!
E quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, il giardino era in lutto
per il suo bell'albero. Quale atto temerario!
I
frutti "dell'albero erano impalliditi per lo spavento, erano diventati
piccoli e duri ed il loro sapore succoso e zuccherino era diventato amaro come
il fiele.
Ora il melo doveva un giorno ritrovare la sua bellezza.
Diverse
centinaia d'anni dopo uno dei suoi palloni s'impiantò nel giardino di Maria e
Giuseppe, a Nazareth. Crebbe un piccolo albero rachitico.
Ogni anno dava dei frutti pallidi, duri ed amari che nessuno mangiava, neanche
l'asinello.
Un giorno di Primavera, l'Angelo venne a trovare Maria e le annunciò che
stava per diventare la madre di Dio.
Mentre
attraversava il giardino, l'Angelo passò accanto al Melo e gli bisbigliò:
"Preparati, piccolo Melo, perché il tempo della tua miseria é terminato.
A Natale, verrà al mondo il figlio di Dio. Ricordati, che tu sei l'albero che
porta i frutti di Dio."
Nel
corso delle settimane seguenti, Maria e Giuseppe, molto stupiti, poterono
osservare come l'albero si raddrizzava, poi, si mise fiorire con una
magnificenza tale che si poteva pensare che sarebbe crollato sotto il
carico dei fiori. I suoi rami si riempirono allora del canticchiare e del
ronzio delle api
e dei calabroni che arrivavano da lontano, spinti dalla golosità, per
bottinare i suoi fiori. Poi, venne il tempo, in cui le fronde dell'albero
nascosero quel che andava preparando per il futuro. E quando in Autunno i suoi
frutti maturarono, non erano più piccoli e duri, ma molto grossi e di una
bella forma rotonda.
Ed ecco che pian piano le mele si colorarono. In principio, erano di un
rosa delicato che diventava sempre più intenso ed infine avevano delle belle
guance rubiconde. Sapete
perché diventarono così rosse? E' molto semplice: erano felici di
poter essere di nuovo i frutti di Dio che di lì a poco sarebbe venuto
sulla terra. Maria raccolse i frutti nel suo canestro e, vedendo come
erano sodi e venuti bene, disse a Giuseppe: "Li conserviamo per il
bambino".
E quando partirono alla volta di Betlemme, Maria e Giuseppe caricarono
sul dorso dell'asinello un piccolo sacco di mele per il bambino.
Non le toccarono, mai, nemmeno quando ebbero molta fame. Ecco
come il melo fu liberato dalla maledizione.
Oggi, fa dono dei suoi frutti a tutti gli uomini. Ogni anno, tuttavia, ne
resta qualcuno per il bambino Gesù: i più rossi.
Essi mostrano, in particolare, quanto il melo si rallegra per il fatto che Dio
è venuto al mondo.
Si riserva a quelle mele un posto d'onore sull'albero di Natale.
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IL
CARDO ARGENTATO
(o
Cardo della Madonna)
Quando Dio creò i fiori, domandò a ciascuno di loro: "Come ti
vestiremo?" Hai particolari desideri?"
Alcuni si volevano grandi e robusti. Altri desideravano esalare dolci profumi.
Gli uni desideravano portare fiori rossi, altri blu, altri ancora bianchi. Dio
esaudiva
tutti i loro voti.
E' così che un giorno si rivolse ad un fiore: "A te, piccola creatura,
dirmi i tuoi desideri più cari. Desideri crescere o restare piccolo?
Vuoi portare fiori gialli, rossi blu?"
"Amerei conservare i miei fiori fino alla nascita del bambino Gesù, se
questo é possibile. In quanto al resto, sono pronto a tutto: a strisciare
come a portare
spine." Il Signore sorrise amichevolmente e creò ... il Cardo Argentato.
Questo cardo cresce per terra, le sue foglie sono piene di spine, ma i suoi
fiori brillano come stelle d'argento.
Si colgono in Estate quando si schiudono. Poi, seccati, attendono Natale per
rallegrare il bambino Gesù.
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Sulla via che conduceva a Betlemme, Maria e Giuseppe attraversarono
una foresta. Gli alberi si ergevano secchi ed esili verso il cielo.
Ad altezza d'uomo, dentro i
loro tronchi, abbondavano cespugli spinosi. Duri e nodosi, mescolavano i loro
rami che, al posto delle foglie, portavano lunghe spine appuntite. Queste
ostacolavano il passaggio dei viandanti e strappavano le loro vesti.
Povero asino! Non poteva farsi più sottile e non aveva alcuna possibilità di
evitare le spine che incidevano la sua povera pelle.
Infine, si bloccò, rifiutando di fare un altro passo. Maria e Giuseppe lo
supplicarono, poi s'irritarono. Invano.
L'asino, cocciuto, restò
fermo sul posto. Lanciava degli "Hi-hoo" pietosi quando Giuseppe lo
spingeva con il suo bastone per farlo avanzare.
Allora Giuseppe se la prese con i cespugli spinosi. Dopo tutto, erano loro che
rendevano tanto penosa la loro marcia!
Ma Maria gli posò dolcemente la mano sul braccio e disse: "Caro
Giuseppe, non t'inquietare con questi poveri cespugli.
Non possono portare che delle spine su questa terra arida. Se soltanto
avessero di che dissetarsi, sono certa che ci accoglierebbero,
noi ed il nostro bambino, con delle rose meravigliose". Poi alzò gli
occhi al cielo e pregò: "Buon Dio, scorra la tua bontà come rugiada su
questi
poveri cespugli affinché possano trasformarsi come desiderano". Maria
aveva appena terminato la sua preghiera che un dolce effluvio cadde dal
cielo.
A misura che placavano la loro sete, i cespugli
perdevano le loro spine che facevano posto a delle rose superbe i cui colori risplendevano
tutto intorno
e i cui profumi riempivano l'aria, per la gioia di tutti. Maria e Giuseppe resero grazie a Dio per questo miracolo.
L'asinello, tutto gioioso, annusò l'aria profumata e, pieno di coraggio,
riprese a trotterellare in direzione di Betlemme.
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DELLE
SEMPLICI PICCOLE CIPOLLE
Un mercante ritornava da un viaggio.
Aveva visitato dei paesi lontani e rientrava carico di doni. Riportava oggetti
e stoffe rare, spezie esotiche e gioielli. Ciascuno dei membri della sua
famiglia ricevette qualche cosa di straordinario. Ma a sua moglie il mercante
offri un piccolo semplice sacco di tela.
"Abbine buona cura!" le disse. "Sembra che questo
sacco possieda il dono della profezia. Ci annuncerà la venuta del Re dei
Re".
La donna fu molto sorpresa. Talvolta
ella portava il tessuto grossolano all'orecchio, ma non intendeva il minimo
suono! Di tanto in tanto, prendeva il sacco
e lo esaminava sotto tutte le sue cuciture. Ma non vi trovava niente di
particolare.
Un giorno, il mercante si assentò per un nuovo viaggio. Sua moglie
prese il piccolo sacco e si recò furtivamente nella foresta.
Quando si sentì al riparo da ogni sguardo, aprì il sacco.
Sapete cosa vi trovò? Delle cipolle! Delle semplici piccole
cipolle. "E' tutto qui il tuo
segreto?" esclamò delusa.
Rovesciò le cipolle sul sentiero e ritornò a casa.
Le cipolle rimasero dimenticate sul sentiero nel mezzo della
foresta.
Abbandonate al vento e alle intemperie,
furono ben presto ricoperte di polvere e terra.
Orbene, la via che conduceva Maria e Giuseppe alla volta di Betlemme attraversava
proprio questa foresta.
E quel che il mercante aveva predetto si
verificò. Le cipolle sbocciarono sotto i passi di Maria e ne uscirono dei
piccoli fiori bianchi e argentei che illuminarono la terra come se fosse stata
disseminata di stelle.
Ancora oggi questi fiorellini annunciano la venuta del Re dei Re.
Fioriscono a Natale e si chiamano "Rose di Natale".
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Quando
Dio creo gli alberi li fornì di radici e di rami. Le radici penetravano nella
terra, i rami potevano elevarsi verso il cielo, perché è da lì che gli
alberi erano venuti e non dovevano mai dimenticare la loro vera patria. Da
allora, gli alberi tendono i loro rami verso l'alto a mò di perpetua
preghiera silenziosa, in ricordo del loro Signore e Creatore. L'abete, pure,
un tempo, faceva così ed, ergendo i suoi lunghi e larghi rami, dominava anche
gli altri alberi. Oggi è diverso: sapete perché?
Ecco:
una sera, Maria, la dolce madre di Dio, e Giuseppe suo marito, si trovavano in
una grande foresta di abeti. Erano lontani da qualsiasi abitazione umana e non
avevano trovato alloggio per quella notte. Si stesero ai piedi di un albero
per tentare di dormire. Faceva freddo, il vento soffiava e si mise a nevicare,
prima dolcemente, poi sempre più fitto. Anche a stringersi contro il tronco
degli alberi slanciati, non si era affatto protetti.
Allora
Maria, nel suo sconforto, si mise ad accarezzare il tronco dell'albero che la
riparava e disse: "Perdonami d'interrompere la preghiera che tu rivolgi a
nostro Padre. Ma guarda: Dio stesso si
é inchinato verso la terra. Io porto suo figlio sotto il mio cuore. Ha
bisogno del tuo aiuto".
Alle parole di Maria, un brivido percorse l'albero. Lentamente, molto
lentamente, volse i suoi rami verso terra, tanto bene che formarono un ampio
tetto.
L'abete
aveva perso i suoi aghi in Autunno. Ma, ecco che rispuntavano! Così i rami
dell'abete servirono da riparo per la notte a Maria e Giuseppe. E da quel
giorno, l'abete non si spoglia mai dei suoi aghi.
A Natale, ha diritto agli onori. Non ha esso interrotto la sua preghiera per
venire in aiuto alla Santa Famiglia?
Si
ornano di candele i suoi rami compassionevoli e, fra tutti gli alberi, è
lui che viene scelto per irraggiare di luce, davanti agli
uomini e davanti a Dio.
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L'Autunno volgeva al
termine. I raccolti erano stati messi al
sicuro. L'Inverno arrivava con passi sicuri.
Gli alberi e i cespugli erano spogli delle loro foglie e frutti. Stavano là, tutti nudi, sognando la Primavera, la luce del Sole, la gloria
dei fiori
ed il mormorio delle api. Anche il Prugnolo aveva perduto le foglie, ma i suoi rami erano ancora carichi di frutti. Nessuno li
aveva voluti.
In Autunno, le donne erano venute a raccogliere le
more. Il Prugnolo non le interessava. L'avevano visto con la coda dell'occhio
e avevano
proseguito il loro cammino. "Guardate che bel tipo, questo qua", avevano detto. "Con tutte queste
spine difende i suoi frutti che nessuno vuole.
Se li tenga per sè! Sono troppo aspri". E così, al primo gelo, le bacche blu scuro pendevano ancora sul
cespuglio.
Il Prugnolo avrebbe tanto desiderato portare delle bacche dolci! Bacche per la
raccolta, come i Lamponi o le More.
Avrebbe rinunciato ai suoi bei fiori bianchi ... se soltanto fosse stato
possibile esaudire il suo voto!
Ma il suo desiderio non era realizzabile e fu meglio così.
Un giorno, Maria e Giuseppe, che camminavano verso Betlemme, giunsero nella foresta. Erano stanchi e molto affamati.
Per caso, il loro sguardo si posò sui frutti della macchia spinosa.
Maria esclamò gioiosamente: "delle bacche! Vieni a vedere, Giuseppe, quel che ci ha riservato questo
cespuglio".
Senza curarsi delle spine, Maria si mise a cogliere le Prugnole.
Giuseppe le disse: "Non toccare questo arbusto, i suoi frutti non sono
Lo vedi bene, nessuno li ha
voluti." Ma Maria non si lasciò scoraggiare. "Come potrebbero essere buoni se li si abbandona al freddo?
Diventeremmo anche noi amari, se fossimo lasciati al gelo! Vediamo se un po' di calore non li addolcisce."
Quella sera, Maria e Giuseppe trovarono
alloggio presso alcuni contadini. I loro ospiti osservarono sorpresi i frutti
che portava Maria.
"Li avete colti dal Pruno Nero? s'informarono. "Vi ha lasciato
fare, senza difendersi, senza graffiare, senza scorticarvi?"
"Ci ha donato quello di cui avevamo bisogno", sussurrò Maria. Ed
aggiunse: "Sapete, le spine non sono così terribili come
sembrano".
Poi chiese dell'acqua bollente nella
quale mise i frutti a bagno per tutta la notte.
L'indomani mattina, servì a Giuseppe e ai contadini una bevanda di un rosso
luminoso.
Tutti si deliziarono e tesero le loro tazze per berne ancora. "Che bevanda
deliziosa!" disse Giuseppe. sveglia! Che cosa ci hai ammannito, Maria?"
Maria, sorridendo con gioia, rispose: "Sono i frutti del Pruno
Nero; non ho aggiunto nulla. Le
Prugnole hanno conservato per noi tutto que sto sapore.
Adesso possiamo, a nostra
volta, sfidare i rigori dell'Inverno".
Da quel giorno, gli uomini considerano il pruno nero con occhio più amichevole e raccolgono i suoi frutti che maturano con il primo gelo.
In quanto al cespuglio, è
felice d'essere un Prugnolo e non un Lampone.
Perché è soltanto così che poteva offrire i suoi frutti alla dolce madre di
Dio, mentre era in viaggio per Betlemme.
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Quanto
era stata grande la gioia di Maria nel veder fiorire le Rose sui cespugli
spinosi della foresta! Ne aveva colto un 'Bouquet', che portava sotto
braccio al riparo del mantello. Cammin facendo, incontrarono tre Soldati Romani dal passo sicuro di sè, come dei signori.Gridarono "Fate strada all'esercito romano!" ed uno dei due colpì i fianchi dell'asinello. Il povero animale, spaventato, scartò di lato. Anche
Maria e Giuseppe, si erano fatti da parte, per quanto la strada fosse
abbastanza larga.
Molto
sorpreso, il soldato non credeva ai suoi occhi. I suoi compagni lo
raggiunsero. Il soldato non disse più parola e seguì i compagni, tutto vergognoso per essersela presa con della povera gente. Maria guardava con tristezza il suo mazzo di spine.Pensava al giorno in cui erano fiorite. Dio non aveva mandato una pioggia benefica per farle sbocciare? |
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Cosa
erano diventati adesso questi fiori? |
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Maria era addolorata, Giuseppe sentiva il suo dispiacere. Le posò dolcemente la mano sulla spalla e le disse, per consolarla: "Non essere infelice, Maria, hanno fiorito tanto a lungo per te. Adesso che non restano che le spine,buttale". Ma Maria.scosse la testa e rispose: "Dal momento che conosco il segreto delle Rose come potrei separarmene?" E con precauzione ricoprì con il mantello il mazzo di spine che apparentemente non aveva più bisogno di essere protetto. Le parole del soldato risuonavano ancora nel suo cuore: "Chissà quale dolore dove portare questa donna per adornarsi di spine". la gente poteva pensare ciò che voleva. Queste spine, Maria le aveva viste fiorire; perchè disprezzarle adesso? Un dolce profumo di Rose giunse allora alle narici di Maria. Gettò uno sguardo circospetto sotto il mantello: che splendore!
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Nella
stalla di Betlemme, quando il Bambino Gesù venne al Mondo, la Rosa Canina
fioriva ancora. |
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LA FRETTA DELL'ASINELLO
Conoscete
gli Asini? Sono capricciosi. Robusti e resistenti, si possono caricare con
pesanti fardelli. Ma talvolta, s'intestardiscono.
Sono
allora sordi a tutto: alle suppliche come alle ingiurie. Tenti, malgrado
tutto, di farli avanzare: irrigidiscono le zampe e non si muovono d'un passo.
Provi
a tirarli, provi a spingerli: niente da fare!
Allora
disperi ed ecco li improvvisamente di nuovo adorabili, fedeli e devoti. Tutta
la testardaggine é scomparsa, come per incanto.
L'asinello
di Maria e Giuseppe era simile agli altri Asini: testardo, capriccioso e
adorabile.
Il viaggio per Betlemme avrebbe potuto essere lungo e difficile con un simile animale, se non fosse diventato, improvvisamente, una bestia estremamente dolce
e
docile. Ed ecco come questo avvenne. Giuseppe aveva caricato l'asinello. Aveva
portato con sè gli effetti di cui avrebbero avuto bisogno durante il viaggio.
L'asinello
era rimasto bravo e tranquillo. degli asini di Nazareth.
Pareva
essere il più dolce, il più gentile Giuseppe prese le briglie in mano: era
tempo di andare.
A
questo punto, l'Asinello s'inarcò sulle zampe e rifiutò di fare un passo.
Giuseppe
lo accarezzò, poi lo ingiuriò: invano. L'asinello non faceva il minimo
movimento. Maria tentò a sua volta.
"Vieni",
gli diceva, "Andiamo, vieni,è ora, il cammino è lungo." Ma aveva
un bel darsi da fare; l'Asinello restava impassibile.
Allora,
quando la situazione sembrava disperata, intervenne l'Angelo Gabriele.
Senza
farsi notare, si avvicinò all'Asinello e gli disse: "Il viaggio fino a
Betlemme sarà faticoso. Il tragitto sarà lungo per le tue piccole zampe.
Il
meglio che resti a casa. Hai avuto ragione d'impuntarti.
Vado
a chiamare degli Angeli che avranno piacere di caricarsi del tuo
fardello."
Poi
aggiunge: "Che peccato, però, che non sarai vicino al Bambino quando
nascerà!
Tu
non sentirai cantare gli Angeli ! Non assaggerai il fieno della mangiatoia, il
buon fieno che servirà da lettino per il piccolo Gesù!"
Il
canto degli Angeli? Il buon fieno? Bisognava essere stupidi per restare!
Testardo,
per quanto sia, un Asino è un Asino. Ma stupido, no! le promesse erano
allettanti!
L'Asinello
raddrizzò le orecchie: forse che gli Angeli cantavano di già?
Allora
parti al trotto, in testa al gruppo. Tutta la sua cocciutaggine era
dimenticata. Ora aveva fretta di arrivare a Betlemme.
La
sera, avrebbe preferito non fare mai soste. Al mattino, persino pri'ma che si levasse il Sole, era sempre lui il primo a risvegliarsi.
Diceva: "Hi-ho! Hi-Ho! Il E ciò significava:
"Alzatevi,é ora. Partiamo per
Betlemme, andiamo ad ascoltare gli Angeli e a gustare del buon fieno."
Eh si! gli Asini sono capaci di tante cose, quando gli parlano gli
Angeli.
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Una sera, Maria e Giuseppe avevano trovato rifugio in una caverna per passare la notte. Quando vi entrarono, un grosso Ragno passò davanti a loro.
Giuseppe volle cacciarlo via con il suo bastone.
Maria gli disse tranquillamente: "Lascia questa bestiola in pace, Giuseppe. Quel che Dio crea non potrebbe intimorirmi.
D'altra parte, la caverna é abbastanza grande per tutti noi." Poco dopo, si misero a dormire.
Quella notte, il vento soffiò con violenza. Spolverava le stelle: il cielo doveva essere rilucente per la nascita del Bambino Gesù.
A Natale, gli astri dovevano scintillare
come Oro puro.
E così il vento soffiava con tutte le sue forze. Nella caverna, Maria era intirizzita dal freddo e non poteva addormentarsi.
Si era avvoltolata alla meglio nel suo mantello trapuntato di Stelle, ma il vento s’infiltrava dappertutto. Giuseppe, steso al suo fianco, dormiva tanto
profondamente
che non si accorse di nulla. Ma qualcuno si accorse di quel che stava
accadendo: il Ragno.
Esso portava Maria nel suo piccolo cuore, perché lei aveva pronunciato delle parole tanto benevole nei suoi confronti. Si mise all'opera e tessé una tela
meravigliosa
all'entrata della caverna.
Voi penserete, senza dubbio, che una Ragnatela non trattiene il vento. Ebbene, questa faceva l'effetto di una grossa tenda.
Era così fine e così solida che il vento non si riversò più all'interno della caverna. Maria ben presto si addormentò.
Al
suo risveglio, si accorse della Ragnatela. "E' grazie a te che ho
potuto dormire", disse al Ragno. "Sei
buono, ti ringrazio".
Il Ragno, nascosto in una fenditura della roccia, era al colmo della gioia.
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LA PICCOLA CODA BIANCA DELLA LEPRE
Durante
tutta l'Estate, la Lepre aveva folleggiato nei prati. Aveva fatto ruzzoloni e
capriole a suo piacimento.
Venne l'Inverno; la Neve aveva ricoperto i prati e la luce del Sole aveva
cominciato a declinare. La Lepre si era ritirata nella sua tana.
Era
un rifugio gradevole, imbottito di erbe e foglie secche. La Lepre si era
coricata; il muso fra le zampe, e sonnecchiava, attendendo il ritorno della
Primavera.
Di tanto in tanto, la fame la obbligava ad abbandonare il suo soffice
rifugio e, non appena. il suo ventre era sazio, si affrettava a ritornarvi.
Un giorno, la Lepre sognò che un Angelo entrava nella sua tana e le tirava leggermente l'orecchio per svegliarla. L'Angelo le parlò.
La
Lepre si rialzò e si guardò intorno. Non vide più l'Angelo. Ma si ricordava
chiaramente delle parole che aveva udito in sogno: "Della brava gente si é smarrita
nella Neve. Va, corri in loro soccorso. Il tuo odorato fine ti guiderà senza
dubbio". In effetti, la Lepre vide tre figure non lontano da lei: un uomo,
una donna ed
un Asinello. L'uomo scrutava l'immensa distesa bianca. Cercava invano il
cammino. La Lepre fiutò subito un odore di fumo. Doveva provenire da qualche
casa
nascosta in un avvallamento. In quattro salti, si portò accanto a Maria e
Giuseppe. Si rizzò sulle zampette posteriori, facendo do la vezzosa. Poi partì
in direzione
del villaggio. Dopo alcuni salti, ritornò indietro. L'uomo e la donna non si
erano spostati di un millimetro! Osservavano la Lepre con stupore. La Lepre
si
riavvicinò. Per la seconda volta, fece le moine, poi delle capriole che
tracciarono una sorta di sentiero nella Neve.
Maria
e Giuseppe compresero allora quello che intendeva e la seguirono. La lepre
saltellava in testa al gruppo e, ben presto, furono in vista del villaggio.
Allora
la Lepre si fermò· ed agitò gioiosamente le sue lunghe orecchie. E fu felice
quando Giuseppe le disse un grosso grazie. Ma lo fu ancor di più quando Maria
si
chinò su di lei e l'accarezzò con dolcezza, poi asciugò con cura la neve
sulla sua pelliccia. Ne restò soltanto un poco sulla punta della coda. La
Lepre, riguadagnò
la sua tana, con il cuore in festa. Soltanto la sua piccola coda era ancora
bianca di Neve. Quando venne la Primavera e la Neve si sciolse, la coda della
Lepre
era sempre bianca!
Lo é ancora oggi. E’ in ricordo di questo giorno d'Inverno in cui la Lepre ha guidato Maria e Giuseppe in mezzo alla Neve.
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Lo
Scoiattolo, durante l’Autunno, si era procurato un'abbondante scorta di
Noci. Le aveva sotterrate qua e là e le aveva ricoperte con cura di rami,
terra e foglie. Era importante che le sue scorte fossero in luogo sicuro,
protette e ben nascoste. Ma ecco: lo Scoiattolo non era in grado egli stesso
di ritrovare i suoi
nascondigli Quale seccatura! Durante l'Estate, la natura gli aveva offerto una
tavola riccamente imbandita; adesso, era nuda, spogliata dall'Inverno.
Lo Scoiattolo non trovava altro che degli avanzi miseri. E malgrado le sue.
ricche provviste, soffriva la fame. Era molto preoccupato.
Aveva soltanto una cosa da fare, una cosa che non amava per niente: doveva
avventurarsi verso le dimore degli uomini, in cerca di cibo.
Fu così che un giorno lo Scoiattolo fu testimone di una triste scena. Della povera gente aveva bussato alla porta di un'abitazione per chiedere l'elemosina. La padrona di casa venne ad aprire, li ingiuriò con male parole e li cacciò con grandi urli. Lo Scoiattolo scorse i loro visi tristi e ne fu infelice.
Con
tutto il suo cuoricino, desiderò di aiutarli. Se soltanto avesse potuto
ritrovare le sue provviste! Riparti saltellando alla volta della foresta e si
mise a cercare ancora una volta. Non che gli fosse ritornata la memoria. Ma là,
ove erano nascoste le Noci, gli sembrava di vedere delle piccole luci.
Lo Scoiattolo vi andò a raspare e a scavare e ritrovò la sua scorta. Riempì le sue guance di noci e corse appresso ai viandanti. Per quanto un po' timoroso, la sua timidezza si sciolse sotto i dolci sguardi di Maria e di Giuseppe. Lesto, saltò vicino a loro e depose sul sentiero due noci per ciascuno.
Voi direte certamente: due noci, è ben poco per uno stomaco vuoto! Ma tutto ciò che è donato con Amore è sempre più di quanto non sembri.
Maria
e Giuseppe ringraziarono il piccolo Scoiattolo. Mangiarono le Noci e la loro
fame fu saziata.
Dopo
questo giorno, lo Scoiattolo ebbe la vita più facile.
Quando si metteva a cercare le sue provviste nascoste, il terreno s’illuminava dolcemente qua e là e non dovette mai più scavare invano.
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Maria
e Giuseppe camminavano verso Betlemme e cercavano una locanda ove passare la
notte. Anche quella sera, non trovarono nulla e pensarono di dormire ancora una
volta sotto le Stelle. Giuseppe scorse, allora, nell'ombra del crepuscolo, una
casetta non illuminata. Maria e Giuseppe vi si avvicinarono pieni di speranza:
era un ovile.
Ma
avevano fatto i conti senza Finaud. Finaud era il cane del pastore . Durante il giorno, custodiva il gregge
di pecore nei prati.
Di
notte, cacciava i razziatori ed i ladri cha si avvicinavano alla stalla. Non
appena fiutò Maria e Giuseppe, Finaud si levò d'un balzo e scosse
violentemente la catena a cui era attaccato. Saltava in direzione degli intrusi
e abbaiava con voce minacciosa. I suoi "ouah-ouah" significavano:
"State attenti, qui sono io il padrone. State alla larga!" Di fronte a
questi latrati furiosi, Giuseppe alzò le spalle e fece dietro front, dicendo a
Maria: "Non c'è speranza!
Questo guardiano è senza dubbio più intrattabile di un uomo dal cuore
duro."
Anche
Maria si era bloccata. Finaud era contento di sè, teneva a distanza i
forestieri. Allora Maria insistette e disse: "Giuseppe, proviamo comunque;
le notti sono fredde adesso. Senza un tetto non riusciremo ad
addormentarci." Detto fatto, si diresse verso la stalla con passo
tranquillo. Finaud fu preso da rabbia furiosa. Latrava e tirava furiosamente la
catena in direzione di Maria, quando, all'improvviso, avvenne una cosa inattesa.
Prima che Giuseppe avesse il tempo di intervenire, Maria era giunta a portata
del cane. E cosa stava facendo Finaud? Osservava Maria che avanzava verso di lui
e scodinzolava gioiosamente la coda. Quando Maria gli fu del tutto vicina,
Finaud fece qualche piccolo salto verso di lei, come un capretto; poi si stese
pancia all'aria. Maria si abbassò verso di lui e gli accarezzò il ventre.
Quando Giuseppe si avvicinò, Finaud brontolò un'ultima volta, ma la dolce mano
della Madre di Dio lo calmò subito.
Maria
disse a Giuseppe: "Guarda come ha strattonato la catena, questo birbante!
Il suo collo è tutto straziato." Maria
sfiorò le piaghe con le sua dita.
Il cane non trasalì nemmeno a questo contatto.
Il
pastore osservo la scena come in un sogno. Si riprese soltanto quando Maria e
Giuseppe furono scomparsi.
Il
pastore si rivolse al suo cane: "Allora, Finaud, chi erano i tuoi
ospiti?" Se soltanto avesse saputo comprendere il linguaggio dei cani!
Finaud gli avrebbe certamente rivelato chi aveva passato la notte nella
stalla. Quando il pastore si chinò verso il cane, vide che le ferite del suo
collo erano state guarite durante la notte.E rimase ancora più stupito.
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Fiocco-Bianco
era l'Agnello più grazioso del gregge. La sua lana era effettivamente la più
bianca e la più luminosa. Ma era tutto quello che lo distingueva dalle altre
pecore con le quali andava di buon grado a pascolare tutte le mattine. E la
sera, rientrava docilmente all'ovile. Venne il tempo della tosatura.
Fiocco-Bianco fu tutt'a un tratto irriconoscibile. Mentre le altre pecore si
lasciavano tosare, Fiocco-Bianco fuggiva già al solo tendere la mano verso il
suo vello.
Si aveva un bel fare, non voleva donare la sua lana.
Alla
fine, il pastore ne ebbe abbastanza di corrergli appresso: "Dal momento
che Fiocco-Bianco non si lascia prendere, che conservi pure il suo mantello
invernale! Si vedrà come riuscirà a sopportare la calura estiva ... "
Le pecore tosate pascolavano nei prati. Fu venduta la loro lana sul
mercato.
Ne erano state fatte delle grosse balle. Fiocco-Bianco andava in giro con
tutta la sua calda pelliccia. L'estate arrivò ed il calore era spesso
soffocante.
L'agnello cercava sempre il fresco del fogliame ed il pastore si rendeva
perfettamente conto che Fiocco-Bianco soffriva. L'avrebbe volentieri liberato
dalla sua grossa lana. Ma appena Fiocco-Bianco si accorgeva delle forbici
fuggiva lontano.Perché voleva, dunque, conservare la sua bella lana bianca?
Venne
l'Inverno, e con esso, questa notte in cui Maria e Giuseppe si e rana
rifugiati nell'Ovile per passarvi la notte.
L'indomani, Fiocco-Bianco andò verso il pastore e non lo lasciò, cercando di
fargli capire che desiderava essere tosato in quel momento.
"Non é il momento" - disse
il pastore - mantieni il tuo spesso vello per proteggerti dal freddo."
Tuttavia, Fiocco-Bianco non smetteva di chiedere.
Invano: il pastore faceva il sordo! Il piccolo montone diventò, allora, tutto
triste. Rifiutava il cibo e nessuno poteva indurlo a mangiare.
Il pastore sospirò: "Bisogna dunque fare la tua volontà." Prese le
forbici e si mise a tosarlo.
Fiocco-Bianco rimase perfettamente tranquillo, docile come il più dolce degli
agnelli. Quando ebbe tagliato l'ultimo ricciolo di lana, il pastore andò
a cercare un abito vecchio. Ne rivestì l'agnello perché non soffrisse troppo
il freddo. Poi fece una balla con la bella lana e la conservò preziosamente.
Voleva venderla al prossimo mercato.
Ma da qui, trascorsero diversi mesi. Giunse il giorno del mercato; dov'era
dunque finito il magnifico vello?
Il pastore l'aveva donato da un
bel pezzo! Il giorno di Natale, si era recato
a Betlemme,
nella stalla, e aveva portato la lana al Bambino Gesù.
Aveva compreso a chi Fiocco-Bianco aveva riservato il suo bel vello candido.
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C'era
a Betlemme una stalla molto vecchia ed in rovina. E' lì che alloggiava il bue
Remo. Del fieno e della paglia erano sparpagliati per terra.
In un angolo c'era una mangiatoia: la mangiatoia di Remo. E' in questa stalla
che doveva nascere il bambino Gesù.
Prima del grande giorno, l'Angelo Gabriele venne a vedere in che stato era il
luogo.Quale disordine!
Fu scioccato ed esclamò indignato: "Il figlio di Dio non può venire
al mondo in questo tugurio! Remo, muoviti: bisogna che l'ambiente sia pulito e
in ordine".
Il bue contemplava l'Angelo con i suoi grandi occhi tondi e continuava a
mangiare tranquillamente.
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Nessuno, nel villaggio, era più
povero di Rebecca. Possedeva soltanto i vestiti che aveva indosso. Ed erano
poca cosa.
La gonna e la camicetta erano lacere; le calze e le scarpe bucate. Tutti
gli abitanti del villaggio conoscevano Rebecca e lei conosceva ognuno di
loro.
Quando aveva fame, sapeva a che porta bussare. Rebecca aveva l'abitudine di
dormire all'aperto.
Ma sapeva pure trovare un rifugio quando giungevano i rigori invernali.
Che vita miserabile! Tuttavia, Rebecca conduceva questa vita da numerosi anni
e" non provava né invidia, né bisogno di cambiare alcunché.
Ad un contadino che, un giorno, si era impietosito per la sua sorte, aveva
risposto: "Anche il vostro destino ha un aspetto difficile che io,
in ogni caso, non conosco!" E siccome il contadino la guardò,
molto sorpreso, spiegò: "Ogni giorno ho chiesto l'elemosina a voi tutti.
A me non è mai stato chiesto niente da nessuno". Poi si mise sotto
il braccio la pagnotta di pane che le aveva donato e se ne andò con un
sorriso malizioso. Poco tempo dopo questo aneddoto, giunse l'inverno.
Una grande carestia regnava sul paese.
La gente aveva a malapena di che nutrirsi. Quando arrivava Rebecca, la sua
presenza aveva l'effetto di una doccia fredda.
Le si cedeva malvolentieri qualche avanzo di cibo. Le toccava bussare a
diverse porte per poter saziare la sua fame.
Un giorno, ricevette un po’di minestra calda che riempì per metà la
sua scodella. Che fortuna insperata!
Si era seduta ai bordi della strada per consumarla quando scorse dei viandanti
che venivano verso di lei: un uomo, una donna ed un asinello.
Avrete indovinato: erano Maria e Giuseppe che andavano a Betlemme.
Come era cupo il volto dell'uomo! E quanto pallido e incavato il volto della
giovane donna!
Rebecca ebbe pietà. Interrogò Maria e Giuseppe: "Ehi! Brava gente,
perché siete così tristi? Che cosa c’è che non va?"
Giuseppe guardò Rebecca senza parlare. I suoi occhi fissi sulla scodella
sembravano misurare la minestra.
Maria rispose con dolcezza: "Siamo stremati. La marcia è faticosa quando
non si è mangiato".
"Perchè, allora, non acquistate del cibo?" s’informò la
mendicante.
”Perché non abbiamo denaro", rispose Maria.
"E perché non chiedete l’elemosina?", volle ancora sapere
Rebecca.
Maria ammise, confusa:"Abbiamo provato, ma nessuno ci ha dato
niente."
La mendicante approvò con il capo: "Eh, si! i tempi sono duri, la gente
ne ha appena per se stessa.
Vedete quanta poca zuppa ho ricevuto". E mostrò loro la scodella piena
solo a metà.
All'improvviso, Rebecca fu attraversata da un pensiero che ancora non era le
mai venuto: "Dite dunque,- chiese dolcemente - avete un recipiente con
voi?"
Si, Maria e Giuseppe ne avevano portato uno.
La mendicante disse con voce risoluta: "Allora, accomodatevi, dividiamo
la mia minestra e la vostra pena."
Giuseppe tese il suo recipiente. Rebecca vi versò quel tanto di cui pensava
potesse farne a meno.
Poi, nel suo· slancio di generosità, ne versò dell'altra
ancora.
Teneva la sua scodella in modo tale che né Maria né Giuseppe si accorgessero
che era vuota.
Osservando i forestieri mangiare la sua minestra, la mendicante provò una
gioia che non aveva mai provato fino a quel momento.
Per un istante, dimenticò la sua fame. In pochi minuti, Maria e
Giuseppe trangugiarono la minestra e si rimisero subito in. cammino.
Rebecca li segui a lungo con gli occhi. Non le avevano rivelato questo aspetto
del destino umano che lei non conosceva?
A lei, la mendicante Rebecca, era stata chiesta l'elemosina, per la prima
volta nella sua vita!
Alla fine si chinò per prendere la sua scodella: era piena fino
all'orlo!
Colma di una buona minestra, calda come meglio non si poteva desiderare,
una minestra che placò abbondantemente il suo appetito.
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Nei campi, non lontano da
Betlemme, dei pastori erano seduti intorno a un fuoco, perché in Inverno le
notti sono fredde.
Il gregge riposava tranquillo formando un grande cerchio intorno a loro.
Soltanto i cani erano in movimento e si spostavano senza posa da una parte
all’altra, come dei bravi cani da guardia. Samuele, il più giovane dei
pastori, sospirò: "Come sarebbe bello senza la minaccia dei lupi".
Giacobbe scosse la testa, irritato:"A che serve sognare? replicò."
Finché ci saranno pecore, ci saranno lupi che vogliono prenderle"
Allora il vecchio Elia sollevò la testa canuta.
Fissò i compagni con i suoi occhi chiari e disse con tono misterioso:
"Chi lo sa, chi lo sa?
E' scritto che verrà un giorno in cui lupi ed agnelli pascoleranno
tranquillamente insieme."
"Quando verrà questo giorno?", chiese subito Samuele.
Il vecchio scosse la testa con circospezione: "La Scrittura dice
che un giorno verrà il figlio di Dio fra gli uomini.
Allora non ci sarà più odio sulla terra e la pace regnerà tra gli uomini e
tra gli animali. Quanto alla data, nessuno la conosce."
I pastori fissavano il fuoco pensosamente.
Tutt'a un tratto udirono qualcuno cantare e questo canto era così dolce
che commosse il loro cuore.
Si voltarono in direzione della voce: sulla strada che portava alla città,
scorsero un uomo anziano e una giovane donna.
La donna era avvolta in un mantello blu col cappuccio. Li accompagnava un
asinello.
La donna cantava; cantava per il bambino che portava in grembo ed una pace
serena conquistò l'anima di coloro che l'ascoltarono.
I pastori seguirono con lo sguardo la donna finché non scomparve alla loro
vista.
Poi, ritornarono verso il fuoco e notarono che anche le pecore avevano le loro
teste rivolte verso Betlemme.
I cani avevano sospeso il loro andare e venire e si mantenevano tranquilli,
con le orecchie tese.
All'improvviso, Samuele indicò qualche cosa con il dito. Mormorò:
"Guardate laggiù! Non è uno dei nostri cani: è un lupo."
Gli altri pastori avevano seguito il suo gesto. Approvarono con la
testa.
Era proprio un lupo, laggiù, vicino alle pecore; preso anche lui, come loro,
dalla magia del canto guardava in direzione di Betlemme.
Il volto del vecchio Elia s'illuminò: "Non stavamo parlando di un
miracolo che ci sembrava ancora lontano?
Adesso il giorno è molto vicino. Il figlio di Dio
sta per nascere.
Non ci si può sbagliare, i segni sono chiari; il lupo pascola
tranquillamente accanto agli agnelli."
Samuele si voltò verso il vecchio: "Vuoi dire, vecchio mio, che la
giovane che cantava così meravigliosamente
é la madre del Bambino Divino?" domandò.
"Precisamente, è quel che
penso", approvo Elia. "Questa giovane donna deve essere la madre di
Dio".
E in questo, il vecchio pastore aveva perfettamente ragione.
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Simeone,
il vecchio guardiano, stava seduto alla finestra. Osservava la neve cadere e
pensava ai tempi andati.
Aveva ottantanni e ne aveva trascorsi più di sessanta a sorvegliare le porte di
Betlemme. Le apriva al mattino con i primi raggi del Sole.
La sera, le richiudeva con le ultime luci. Ne aveva vista di gente entrare e
uscire dal la città!
Con il tempo, aveva imparato a distinguere le intenzioni di ognuno: buone o
cattive. Adesso le forze lo abbandonavano e provava dolore a sollevare la grossa
chiave. In quanto ai due battenti della porta, erano così pesanti che il
vecchio Simeone non poteva più aprirli.
Un giovane guardiano aveva preso il suo posto. Simeone era rima sto responsabile
solo di una piccola porta ad Est della città.
In vita sua non l'aveva mai vista aperta. Tuttavia era chiamata la "Porta
Alta". Quando aveva esordito nella sua carriera di guardiano, il suo
predecessore gli aveva affidato la chiave e gli aveva raccomandato di stare
attento a non farla arrugginire. Poi aveva aggiunto: "Un giorno, bisognerà
aprire la Porta Alta.
Quando verrà il momento, tu lo saprai certamente."
Durante tutto il tempo del suo servizio, Simeone aveva avuto cura della
chiave. Sarebbe mai venuto il momento di aprire la Porta Alta?
Tutto preso da questi pensieri, il vecchio si alzò faticosamente dalla sedia.
Andò verso l'armadio e tirò fuori la chiave.
Poi tornò a sedersi presso la finestra. Mentre osservava cadere la neve
silenziosa, Simeone strofinava la chiave con un lembo della sua veste di lana.
Era una chiave di ferro, ma adesso riluceva come una chiave
d'argento.
Simeone ripensava alle parole del suo predecessore. "Un giorno, bisognerà
aprire la Porta Alta.Quando il momento verrà, tu lo saprai."
Ogni volta che ci pensava, il vecchio si domandava se, inavvertitamente, non gli
fosse sfuggita la grande occasione e se non avesse dormito al momento opportuno.
In quell'istante, gli sembrò che il cielo s’illuminasse a Est, come se le
nuvole di neve si aprissero in questa direzione.
La luce s’intensificò e assunse la forma di una porta alta tutta d'oro.
E la porta si aprì, e un bambino piccolo venne avanti sulla soglia e guardò
intorno a sè.
Poi, con la sua manina, fece un segno amichevole in direzione del vecchio
guardiano.
Indi,il bambino prese a discendere verso la terra percorrendo una strada che non
era visibile.
Continuava sempre a guardare Simeone che osservava la scena, stupefatto.
Tutt'a un tratto, il vecchio esclamò: "La Porta Alta! Il bambino si dirige
verso la Porta Alta, mentre io me ne sto al caldo col naso per aria."
Si sollevò sulle sue vecchie gambe, più in. fretta che poté. Avvolto nella
sua veste di lana, partì sotto la neve verso le mura ad est della città.
Per la strada non incontrò anima viva. Nulla di stano: per il tempo che faceva
la gente restava a casa.
Il vecchio non vedeva più in cielo la porta d'oro. Ma, verso Est, distingueva
sempre un bagliore luminoso.
Giunse infine alla Porta Alta. Introdusse·la chiave, di cui si era preso tanta
cura, nella serratura. La chiave girò facilmente.
La Porta Alta si aprì senza rumore. Il bambino stava sulla soglia.
Tese la sua piccola mano fiduciosa a Simeone: "Grazie di aver udito là
chiamata e di avermi aperto la porta, - gli disse -
guarda, anch'io ho lasciato una porta aperta,é per te".
Il vecchio guardiano levò gli occhi al cielo e vide la
porta d'oro, che era aperta, spalancata: conduceva ad essa una strada luminosa.
Simeone, tutto raggiante di gioia, si diresse immediatamente verso la
porta dei Cieli.
Il bambino lo seguì con lo sguardo finché non scomparve.
Dopo qualche giorno, tutti si domandarono dove fosse andato il vecchio
guardiano.
Partirono alla sua ricerca. Nessuno lo trovò!
Ora, dei forestieri erano giunti in città: un uomo, una giovane donna ed un
asinello, che il guardiano era certo di non aver visto passare.
Come erano entrati? Stupito, il giovane guardiano andò a controllare la Porta
Alta: era spalancata e la chiave era rimasta nella serratura!
"Il vecchio Simeone deve aver perso la testa! Ha aperto la porta e se ne e andato" borbottò.
Richiuse la porta e portò via la chiave.
Non sospettò mai che colui che doveva entrare attraverso la Porta Alta
fosse già in città.
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IL PICCOLO SUONATORE DI
FLAUTO
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Maria e Giuseppe erano, infine, giunti a Betlemme.
Il viaggio era stato lungo ed erano
molto stanchi. Persino l'asinello andava a testa bassa. Avrebbero trovato una
locanda, un luogo dove fermarsi, un letto per dormire? Andarono di porta in
porta, bussarono Qui e là, domandarono ospitalità a diversi locandieri.
Ma nessuno volle lasciarli entrare, perché Giuseppe era povero e non aveva
nulla da offrire. Dovunque veniva risposto: "Andatevene; qui sono io il
padrone. Qui non entrate."
La sera calò: Maria e Giuseppe erano ancora per strada.
L'asinello trotterellava al loro
fianco. Perché non troviamo da fermarci in alcun luogo?
si domandavano. Maria e Giuseppe avevano bussato a tutte le porte o quasi.
Restava soltanto una locanda dove
non avevano ancora provato.
Era una piccola casa, in periferia, con una corte ed una vecchia.stalla in
rovina.
Giuseppe era scoraggiato, ma bussò
anche qui. L'oste apri. Maria e Giuseppe notarono subito che la sua casa era
strapiena. Osarono a malapena domandare cosa cercavano. Tito, il locandiere,
ebbe pietà di loro. Erano estenuati, si vedeva. Ma dove poteva alloggiarli?
Tito si grattò in testa e borbottò: "Che fare? Bi sogna trovare un
alloggio per questa gente e il loro asino. Sono tutti stanchi ed hanno
visibilmente bisogno di sonno.
Io sono qui per accogliere le persone che vengono da lontano. Ma la mia locanda
è piena; si dorme persino sui banchi." Il suo sguardo scrutò nell'oscurità
della corte.
Improvvisamente i suoi occhi s'illuminarono. "Di fronte - esclamò - la
lampada é accesa.
Dopo tutto, forse, é voi che attende. Seguitemi! Avrete una casa tutta per voi,
o quasi.
Devo dire che non é troppo grande
e confortevole.
Ma avrete un tetto sopra la testa e della paglia per sdraiarvi."Dove
li portava Tito?
Nella stalla del bue Remo: in quella vecchia stalla che i topi di Natale avevano
messo in ordine ed in cui la piccola stella si era rannicchiata nella lanterna e
faceva risplendere intorno la sua luce delicata. Così, Maria, Giuseppe ed il
compagno di viaggi e, l’asinello, si accomodarono nella stalla.
Remo, il bue, accettò di buon grado la loro compagnia.
Erano giunti finalmente alla meta, e ... cosa poteva succedere, adesso?
Natale poteva venire!
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Domenico
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Tel. cell. 328-180.568.27
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