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La Via del Cuore
La salute da un punto di vista olistico |
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" …Papà…raccontami una storia…"
PROLOGO Questa è la storia di un uomo…Pensava, che avendo intrapreso il SENTIERO,avrebbe un giorno raggiunto la META…Non sapeva ancora, che il SENTIERO, era la META…
IL SOLE, NON SALE DA SOLO
C’era una volta, là all’orizzonte, un Popolo di uomini molto forti e laboriosi, che si occupavano di far sorgere e calare il Sole, proprio così. Perché, dovete sapere che, anche lui, dopo una notte a letto non vuole alzarsi, proprio come qualcuno di voi. E allora? Sarebbe sempre buio se non ci fossero loro, i BIB che, instancabili ogni mattino, armati di scale, corde, leve e tutto l’occorrente, non sollevassero quel pigrone, che, strofinandosi gli occhi e stiracchiandosi svogliatamente si lasciasse tirar su fino sopra l’orizzonte dove, finalmente non potendo più far a meno, si sveglia e accende tutte le sue fiammelle ed è l’alba. Inizialmente chiama gli Uccellini (loro sono i primi) poi gli Insetti, i Fiori, le Galline, i Cagnolini, i Mici, i Cavalli, le Pecore, le Zebre, i Fenicotteri, le Giraffe, gli Elefanti e i Coccodrilli ed infine, il più pigro di tutti...chi ? Ma l’Uomo naturalmente! Comincia così un nuovo giorno, per i Bib, invece, è ora di andare a dormire. Il Sole, ormai alto nel cielo, dona la sua luce ed energia ad ogni creatura di Dio: bella – brutta, buona – cattiva, piccola – grande, alta - bassa; magra – grassa, bionda – castana, Italiana – Africana, uomo – animale, pianta – filo d’erba, montagna – sasso… non giudica: ”A te sì - a te no !” Come il Grande Padre, anche lui illumina tutti quelli che lo desiderano. Eh si! Perché ci sono anche quelli che, come Maga Magò, odiano quei terribili, salubri raggi solari e si nascondono sempre in casa, in ufficio e diventano, per riflesso, color dei muri cioè, pallidi. Ma torniamo a noi, al Sole: i suoi raggi, simili a cestini della merenda, trasportano ogni bontà, per ognuno c’è un tipo di leccornia. “Ma noi non vediamo nessuna leccornia” Mi sembra di sentirvi dire... L’importante è innanzitutto, stare attenti e concentrarsi, poi puntare il viso ad occhi chiusi s’intende verso il Sole e attendere un pochino... Non ci vorrà molto per cominciarli a vedere “MA chi ?” I cestini con le vivande, naturalmente non trasportano il cioccolate, le patatine o le paste con la crema. Infatti ciò che ci portano sono, leccornie si, ma per le nostre cellule, che avidamente, si mettono a mangiare fino a rimpinzarsi... Ecco perché dopo una giornata all’aperto ci sentiamo così bene e ricchi di Vitalità.
Le ore
passano e piano, piano, s’abbassa all’orizzonte dove, i nostri Amici
svegli e pronti “ A letto?”
Ma si! non lo
sapevate ?, non ve l’avevano detto ma il Sole, una volta spenti i suoi
raggi, Non ci credete? chiedetelo a loro, ai Bib.
Se volete un
consiglio però, provate al tramonto a guardare, proprio là dove le nubi
sono
E allora,
sarebbe bello, ogni mattino ed ogni sera, ringraziarli per tutto il da
fare C'ERA UNA VOLTA UNA COLLINA
Abitata da tanti contadini laboriosi che trascorrevano l'intera vita a coltivare la loro foresta. Gli alberi crescevano folti e rigogliosi grazie alle cure dei BANTIAH (questo era il loro nome) che instancabilmente: rassodavano la terra intorno alle radici, e innaffiavano e raddrizzavano le piccole piantine, che crescevano alte e dritte. Dovete sapere che le stagioni su questa collina, duravano solo ventiquattro ore:"Così poco?" Si! Ma a Primavera, quando erano piantati i semi, e il Sole scaldava senza sosta la terra, seguiva l'Estate, calda e torrida dove gli alberelli diventavano grandi e robusti, poi l'Autunno durante il quale tutti gli alberi davano i loro frutti e cominciavano a spogliarsi dalle foglie proprio come da noi. Le prime piogge e i primi freddi, l'umidità aumentava fino creare seri problemi ai nostri amici che in previsione dell'Inverno si preparavano alle nevicate, che ad ogni fine stagione arrivavano abbondanti e precedevano il totale abbattimento della foresta... Il tutto succedeva in un giorno ed una notte, qui da noi: "Com'è possibile, che il tempo sia così diverso?". E' subito spiegato: in ogni regno i cicli di veglia e di sonno, Estate ed Inverno, seguono regole proprie come nell'Universo (il macrocosmo), dove i pianeti (la Terra, Saturno ecc.), le Stelle hanno i loro ritmi, così nel microcosmo (il nostro corpo, i polmoni, la pelle e tutti quei piccoli mondi e villaggi che sono dentro di noi. Ma torniamo ai nostri BANTIAH e alla loro collina e all'autunno che è come l'inverno la più insolita dell'intero ciclo. Proviamo ad allontanare un po' e possibilmente ad ingrandire la nostra visuale e ci troviamo... Sul viso... e sul mento...del nostro papà! Ecco cos'era la famosa collina, e le stagioni? Ma si! La Primavera è il mattino, l'Estate è il pomeriggio, l'Autunno e l'Inverno sono la notte, quando papà dorme. Infatti anche da noi d'Inverno il Sole è sempre coperto dalle nuvole ma torniamo alle nevicate... Al mattino, quando papà va in bagno, cosa fa quando si insapona il viso di neve? Eh! si, la schiuma da barba, altro non è che la neve per i BANTIAH che corrono ai ripari nelle loro casette sotterranee, scusate, sottocutanee, proprio sotto gli alberi, in altre parole, sotto la barba appena in tempo, prima che arrivi la "GRANDE FALCE" così è chiamato il rasoio da loro. La GRANDE FALCE, che inesorabilmente, ogni fine Inverno rasa la collina al suolo. Poi le piogge primaverili spazzano tutta la neve e i rami secchi, nuovi semi sono piantati e in seguito altre piantine spuntano. Quando Papà si gratta il viso, per i BANTIAH è un terremoto che distrugge parecchie casette ma non è un problema per loro, che numerosi e instancabili ogni giorno fanno crescere la loro foresta senza mai lamentarsi. BUONA GIORNATA!
SOTTO GLI ALBERI
C'era una volta un piccolo essere, tanto piccolo da sfuggire ad uno sguardo distratto. C'era un piccolo essere che viveva sotto le radici di un grande albero: il suo nome era Michele. Non era solo, con lui c'erano tanti amici che insieme curavano la salute del grande albero e di tutti gli alberi della Terra, pensate che popolazione. Erano nati anche loro con un pensiero d'amore e vivevano,grazie ad un pensiero materializzato. Un segreto li teneva uniti, un segreto che custodivano come un tesoro ma regalavano ad ogni essere che ne fosse stato degno. Era l'anno nonmiricordopiù, forse il mille e qualcosa. L' Inverno era proprio gelido quell'anno e con molti sforzi i nostri piccoli laboriosi amici, si scaldavano nelle loro piccolissime casette di terra, la sotto le grandi radici del Grande Padre Albero. Era una quercia di quelle enormi, infatti, si raccontava che solo Uno di loro, tanti anni prima era riuscito a salire quasi in cima ai rami più alti. Nel frattempo l'enorme albero era cresciuto ancora, e così si accontentavano, ogni tanto di andare in vacanza sui primi rami, dai quali si ammirava un panorama, meraviglioso! Vi domanderete come potevano, esseri così piccoli a sfuggire agli insetti che qua e la gironzolavano sui rami, per non parlare degli enormi uccelli, che arrivavano in picchiata e, zacchete! Si beccavano: un bruco, una farfalla o altro. Avevano un dono dalla nascita, un magico dono: gli bastava grattarsi l'orecchio destro e... Puf! sparivano, poi una grattatina all'orecchio sinistro e... Paf! Rieccoli! Bello eh?
Sembrava in questo modo avessero il dono dell'ubiquità: " E che cos'è ?", vi domanderete, questa parola -ubiquità- E' come quell'uccello che è dappertutto... Ma si ! LA’- QUI’- LA’... …Che ridere..!Era questa una delle energie che muoveva la comunità: " l'Allegria" con l'allegria si supera qualsiasi difficoltà, credeteci e se non volete, provateci!Dovete sapere che Michele aveva una famiglia così composta: la moglie Francesca e due piccoli figlioli ma tanto piccoli che a volte serviva la lente per trovarli; i loro nomi: Socrate e Aristotele, Socrate aveva ottantasei anni e Aristotele centododici, "Ma come ?" Direte, e i genitori? Allora: Michele, ne aveva duecentoquarantatre e sua moglie duecentodieci... Non è vero...infatti è una storia. Ma se passate vicino ad una grande quercia, provate, senza farvi vedere, ad appoggiare l'orecchio al tronco e bussate chiamando i loro nomi. Non vi spaventate, se doveste per caso vederli. Ah ! molto importante: non parlate ad alta voce, gli potreste ferire i minuscoli timpani. "E il segreto ?" Dice quel bambino seduto là dietro. Il segreto si chiama... Troppo facile! Ve lo dirò con i numeri: 1-16-11-13-12-9-1 e quelli più piccoli, si facciano aiutare dai grandi che vanno già a scuola. Ora, per quelli che non stanno ancora dormendo: provate con un po’ di fantasia ad immaginare i nostri piccoli amici e a contarli 1...2...3...4...5...6... Buonanotte ! e un grosso bacio da un amico. C'ERA UNA VOLTA...UNA CITTÀ TUTTA ROSA.
Gli abitanti erano dei piccoli esseri: con le orecchie a punta e gli occhi di un verde smeraldo, anch'essi rosa; Come la pantera? No! Di un rosa più tenue. Vivevano lassù fra le nubi sul confine fra il cielo e la terra. Le loro casette, simili a torte di marzapane erano dislocate dove le nubi sono più fitte e compatte (altrimenti cadrebbero giù). Come vi ho già detto il colore dominante, è il rosa Ma anche i tetti ? Si! E le strade? Rosa! E le finestre? Rosa, tutto rosa. Dovete sapere che il lavoro degli Esor, questo e il loro nome, consiste nel catturare e conservare, in grossi recipienti, tutti i pensieri buoni (per l'appunto rosa) che gli esseri umani e precisamente i bambini buoni fanno e, come palloncini volano su in alto fino sopra le nubi. Non è un lavoro semplice sapete? e anche da loro, qui ultimamente, la crisi si è fatta sentire e questo è un grosso problema. Eh si! perché la scorta di pensieri buoni, ha impoverito i contenitori di raccolta dei nostri piccoli amici, che non sanno più come fare per dipingere le loro case. In questo modo anche le nuvole sono sbiadite, ecco perché le albe ed i tramonti non sono più così belli, e poi ci lamentiamo per le condizioni atmosferiche. Naturalmente questa non è una storia: è solo un pretesto per raccomandarvi di fare tanti pensieri buoni, desideri buoni, e con la fantasia vedere immagini belle e rosa, non sto qui a suggerirvele io, di certo ne conoscete molte di più Voi. Forse qualcuno di voi non crederà a questa storia, ed è proprio a questi che chiedo di provare: di mattino presto, quando il Sole sta per sorgere, di guardare il cielo e pensare agli Esor intensamente e a tutto il lavoro che fanno per noi. Poi, con un po’ di buona volontà, fare qualche pensiero buono, più sono e meglio è. Ancora un po’ di pazienza...E, se starete attenti potrete vederne uno mentre si sporge fuori da una nuvola per catturare un vostro pensiero. Continuate ad osservare le nubi e le vedrete, a poco a poco, colorarsi di rosa, di uno splendido rosa, ecco, sappiate che un po’ di quel meraviglioso colore, quel giorno, l'avrete aggiunto Voi. Buona Fortuna! E grazie, in nome di tutti gli Esor.
DOVE VANNO A FINIRE I PALLONCINI?
Quando scappano ai bambini per un attimo hanno paura, e' la prima volta, da soli, senza essere tenuti per mano. Ah Che bello! tutto si fa piccolo, piccolo: le case, le auto, gli alberi, che strane le cose viste da qui... Ma cos'e questo fumo? ah la nebbia... no! é diversa, ma non si vede più niente; che bello! siamo sopra le nuvole, il Sole è così luminoso ed il cielo, più blu. E' come un tappeto bianco qua, e la cime delle montagne si ergono maestose. La Terra con tutte le sue cose non si vede più e qui ci si sente un po' soli, come sperduti ma tremendamente liberi, come il vento: chi sa dove stiamo andando? Giungono i ricordi... Dapprima in una scatola, ammucchiati senza vita, poi finalmente la luce del Sole, una gran soffiata e ti ritrovi a galleggiare per aria. A questo punto la pelle diventata così sottile, che ti permette di osservare tutt'intorno, un mondo meraviglioso: prati fioriti, alberi enormi, fontane zampillanti, bambini che corrono felici (loro sono quelli che ti portano via e ti fanno vedere tanti altri posti e cose, che nemmeno immagini) la vita è cosi... Poi, uno strappo... Cosa succede? di colpo sei libero e cominci a salire... Ma! sono fermo non salgo più, come mai? in lontananza uno strano pallone, enorme, variopinto che mi attira: forse è la mia casa, quella vera? ma si! ora comincio a ricordare, quello e' il padre di tutti i palloncini che scappano di mano ai bambini. Una luce calda e sicura mi avvolge poi, più niente.
C'ERA UNA VOLTA UN BAMBINO, MOLTO CAPRICCIOSO
Viveva nei pressi di pressappoco, vicino a quasi... Era l'anno mille e non ricordo. Il suo nome era Marcello: un bambino molto intelligente, proprio come Voi, bello e forte come Voi. Di notte tutto bene, ma l=ora d=alzarsi... "Marcello, e' ora d=alzarsi, la scuola t=aspetta!" La mamma, bella e buona come la Vostra, di circa 'ntanni, aveva sempre un sacco di faccende da sbrigare, (come tutte le mamme) ma, trovava sempre il tempo per fare due coccole al suo ‘Tremendino’, questo era l'appellativo che dava al suo bambino, quando gliene combinava una... Dopo due chiamate, senza esito, si apprestava nella sua cameretta, dove cominciavano i capricci... Una lunga serie: per alzarsi, per lavarsi, per mangiare colazione, per vestirsi ecc... ma li conoscete anche Voi i capricci, o siete di quelli che non ne fanno mai? Nel frattempo, dietro lo specchio. Un mondo tutto a parte "Magico" pieno di Folletti (di quelli buoni naturalmente) osservava questa scena ad insaputa di tutti, ma... Un bel giorno Marcello, dopo aver esasperato sua madre ed aver urtato il suo sederino con due sculaccioni, pronunciò una frase: "Quale frase?" chiederete Voi... Sta di fatto, che dallo specchio uscì una vocina... Dapprima non la sentì molto bene, e continuò a giocare, ma la vocina, di nuovo lo chiamò e questa volta non poté fare a meno di guardare verso lo specchio e... Non più la propria immagine, ma un folletto, davvero buffo: "Il mio nome è Nocchino"disse l’esserino con un nasone a punta, le orecchie a punta, gli occhi a punta, in altre parole a mandorla, le scarpe a punta, con un campanello su ogni scarpa, il tutto con abiti molto variopinti (proprio come un vero Folletto che si rispetti). Un po'spaventato, Marcello non credette ai suoi occhi e anche agli orecchi: "Ma tu parli, esisti davvero!". <<Certamente!e se fossi cattivo come mi dipingono, dopo quello che hai detto, dovrei portarti con me nel paese dei Folletti, così non ti lamenteresti più d’ogni cosa. Siccome noi Folletti siamo buoni e tu sei fortunato, ti spiegherò alcune cose: devi sapere che tanto tempo fa... Noi eravamo di là dallo specchio, proprio dove sei tu ora e giocavamo con i bambini come Te. Ma i capricci ci disturbavano molto, ed ogni volta che un bambino ne faceva uno la nostra immagine tremolava un po' >>. "Come la fiamma della candela? " <<Bravo!, proprio così ! >>. I bambini aumentavano e con loro i capricci: Noi, che ci occupavamo di mitigarne gli effetti ad un certo punto, non riuscimmo più perché erano diventati così tanti ma così tanti che A PUF ! A In un attimo tutti i Folletti scomparvero dalla vista... Tutti credono ancora adesso, che non esistano più; ma noi ci siamo, eccome! Solo non riuscite a vederci, tanto siete occupati con le vostre cose e non ammettete ci possa essere nientealtro... Perché lavorare sui capricci dei bambini? Ora, te lo spiego: ogni volta che uno di voi fa i capricci, le bizze si forma una nuvoletta (piccola s’intende) niente di grave ma, prova a pensare in un giorno quante volte succede... In men che non si dica ti ritrovi un nuvolone ed eccoti il temporale! e il Sole chi lo vede più, per giorni interi. Il cielo, un tempo era sempre sereno ‘Ma dici davvero ?’certamente! pioveva solamente quando serviva acqua alla Madre Terra, per dar da bere ai suoi figli. ‘E allora cosa possiamo fare ?’ Non è semplice ma, si può, penso proprio si possa fare. Non solo per avere giornate più soleggiate ma, con un po’ di Buona Fortuna e di Buona Magia poter ritornare anche noi visibili e in altre parole uscire finalmente dagli specchi, dove siamo relegati ormai da anni, per giocare di nuovo con voi Bambini ed occuparci dei Vostri capricci. Non dico di non farne più nemmeno uno: sarebbe impossibile, ma ogni volta che Ci pensi, al posto di fare capricci e lamentarti, prova a rispondere’Si Mamma! e fare quello che ti si chiede, pensando a Noi; questo, unito ad altri bambini ed ad altri ancora dovrebbe, intanto ridarvi un po’ di Sole e quindi più possibilità di stare fuori a divertirvi ed ogni volta che sentite un campanellino suonare sappiate che un Folletto è uscito dallo specchio e ad insaputa dei genitori (tanto loro non ci credono) sta giocando con un bambino. ‘Ho capito! ‘ rispose Marcello, molto grato a Nocchino, per questo meraviglioso segreto che gli aveva confidato. ‘Conta pure su di me, si sentiranno molti campanellini suonare, d’ora in poi’. A Marcello, è pronto da mangiare! non fartelo ripetere come al solito” “Vengo subito mamma !” e schiacciando l’occhio a Nocchino, ecco ora un bimbo, un volta molto capriccioso, precipitarsi con l’orecchio teso e lo sguardo fuori dalla finestra. “Cosa guardi, tesoro ?” “Se smette di piovere, mamma...”
SE FOSSI TANTO PICCINO
Potrei riuscire a vedere le migliaia se non milioni d’esseri che popolano il mio corpo." Con questo pensiero m’addormentavo quando ero piccolo ma, una notte una vocina dall'interno mi svegliò: " Heilà! sveglia, non volevi diventare piccino per conoscerci?" “Ma? com'è possibile?”mi dicevo "Naturalmente, solo la tua coscienza diventerà piccola, ma così piccola." E mentre la vocina spiegava, il mondo circostante s’ingrandiva sempre più e poco dopo mi trovai a galleggiare tenuto per mano da un non bene identificato essere "Cellula prego!" esclamò! il piccolo amico " Sono una cellula del tuo corpo". Stavamo nuotando nel flusso sanguigno, ” Non è possibile!” Mi ripetevo " Guarda, guarda come riduci il tuo corpo, quando l’affatichi o mangi troppi dolci o le patatine fritte, per non parlare di quando ci fai fare gli straordinari di notte, ma chi ti credi d’essere?” "Piccolo ma cattivo pensai."Non sono cattivo" mi rispose."anzi mi presento: Cellula Venticinque. ” SE ora sei qui, è grazie ad un atto di generosità che ti facciamo, per darti la possibilità di capire cosa devi fare per non disturbare l'ordine e l'armonia." Ero strabiliato: mi trovavo nel mio corpo insieme con Venticinque, decisi di dargli un diminutivo per praticità. E' la casa più bella che potesse capitarmi: girammo tutta la notte e man mano che passavano le ore mi rendevo conto di quanto fosse meraviglioso il nostro mezzo di trasporto, la macchina più perfetta che ci possa essere. Venticinque sapeva tutto, anzi, ogni organo che visitavamo si soffermava un attimo per leggere le informazioni che subito dopo traduceva per farmi capire meglio circa il funzionamento o il mal funzionamento di questo o quello. “ Meraviglioso!” continuavo a ripetere, la cosa più interessante, fu vedere che lavoro di pulizia e disintossicazione avveniva durante il sonno (da non credere). Capivo come fosse importante una buona dormita: ogni notte non facevo che ringraziare lui e tutti gli altri organi, nonchè le cellule che come disciplinati operai instancabilmente producevano ed eliminavano, il tutto in perfetta armonia, e tutto ciò che chiedono è un po’ di disciplina, un po’ di Amore che poi è Amore per se stessi, eh si! Perché amando il proprio corpo, nutrendolo bene, facendolo riposare e tutte quelle piccole attenzioni quotidiane, s’ama se stessi, cosa c'è di più bello ? Prima di riaccompagnarmi da me stesso, (ormai cominciava a fare chiaro) mi ringraziò e mi chiese di ricordare sempre, che in ognuno di noi ci sono milioni e milioni d’operai obbedienti che non chiedono altro che collaborazione e Amore, perché il tutto vibri in armonia con la Natura. Appena mi svegliai pensai d’aver sognato ma, ogni volta che prima d’addormentarmi chiamo Venticinque: il mondo circostante comincia ad ingrandirsi ed io sento proiettato all'interno di me stesso. Provate anche voi, è fantastico! Se fossi tanto piccino...
SOTTO IL MARE NON CI SONO SOLTANTO PESCI
C'era una volta, o c'è ancora non si sa bene, un villaggio, nel punto più profondo dell’oceano, una città popolata d’esseri leggeri e luminosi come Angeli, dal volto umano e il corpo simile a quello delle farfalle ."Belli!" direte Voi, ma non è tutto: tante casette strane, dalla forma di medusa o di scodella rovesciata (se preferite), luminose come loro, una vicina all'altra, come le nostre città ma immerse in un silenzio...profondo. Non come quando si sta zitti, di più: "Come quando si dorme?"Di più, di più. "E per parlare?" Non serve, i Bafflaidi (questo è il loro nome) usano la telepatia, che fra l'altro funziona meglio delle parole; infatti si dicono tutto e non esistono bugie: perché quando uno di loro pensa qualcosa, gli altri sentono immediatamente. In questo modo non serve ripetere, scrivere o telefonare: solo pensare. E i bambini?cioè i piccoli? dovete sapere che in questo villaggio in fondo all'oceano i figli nascono da un uovo, deposto da uno di loro, infatti non ci sono maschi e femmine, come da noi: ognuno d’essi è sia papà sia mamma. Quando dopo qualche mese l'uovo, che somiglia ad una sfera di cristallo, comincia ad assottigliarsi e ad aprirsi, tutti i componenti del villaggio assistono all'evento, che si verifica una volta l'anno. Il piccolo Bafflaide esce dall'involucro come se danzasse, leggero, sostenuto dall'acqua e da tutti i pensieri d'amore dei suoi simili, che l’avvolgono subito dopo con fasci di luce azzurra dorata, che scaturiscono dal centro del loro cuore. Pensate, è talmente bella, questa scena, che persino i pesci si fermano ad ammirare il nuovo nato. Il padremadre, attorniato dagli altri, avvolge il piccolo con le sue ali e lo bacia teneramente, portandolo in seguito nella sua casa, dove per alcuni giorni viene sfamato ed istruito su come comportarsi. Gli vengono elencati i poteri di cui dispone e i limiti da non superare. A volte infatti, capita che qualche adolescente disubbidiente, s’avvicini a qualche sottomarino o natante in superficie ma, fortunatamente, quei pochi marinai che si fidano a raccontare l'accaduto, vengono subito presi per matti e tutto si risolve con un rimprovero e/o un castigo. Durante gli anni che seguono, i giovani Bafflaidi diventano, grazie alla comunicazione telepatica coscienti di tutto il sapere della comunità: praticamente a dieci anni sono adulti. Sì perché, a differenza di noi, ognuno sa tutto quello che sanno gli altri componenti: così non ci sono sapienti e ignoranti, ma tutte le menti lavorano con una gran fusione mentale per risolvere problemi, per la maggior parte causati dall'uomo. Pensate quando succede, la luminescenza dei loro corpi aumenta a tal punto che il bagliore si nota a migliaia di metri nel buio dell'oceano. Fantastico! vero? Il pericolo più grande è costituito dalle scorie radioattive, dalle navi e i sottomarini nucleari che affondano: purtroppo con questi problemi anche loro non sanno come sbrigarsela. E' stato per questo che una notte, navigando al largo delle isole Azzorre, vidi affiorare uno di questi esseri di luce che mi chiese di seguirlo, per vedere cosa stavamo causando con la nostra insensibilità. Fidandosi della mia discrezione circa l'ubicazione del villaggio, mi circondò con un alone luminoso, caldo e allo stesso tempo ricco d’ossigeno, perché potessi respirare, così mi disse. Poi, presomi per mano m’invitò a tuffarmi... Non feci in tempo ad immergermi che, subito ci inabissammo ad'una velocità, sorprendente: dapprima mi spaventai, poi rassicurato dal suo sguardo, m’abbandonai ad ammirare i meravigliosi fondali che scorrevano sotto di noi. Non so quanto tempo impiegammo per raggiungere quella incredibile profondità, fu comunque breve: il pensiero che mi preoccupava era, che pressione ci doveva essere laggiù ma,subito sentii una voce dentro, che mi rassicurava. Ad accoglierci, c'erano altri Bafflaidi, anche da loro emanava una luce che ci avvolgeva e sosteneva: una sensazione meravigliosa, come centinaia di mani leggere che mi accarezzavano. Non ebbi più paura .Ero protetto e sentivo tutti i loro pensieri che interrogavano la mia mente riguardo alle scoperte dell'uomo, ed in particolare le armi, che tanto li spaventavano. Dopo qualche attimo di smarrimento, visto che non riuscivo a parlare, provai incitato dai loro sguardi, a pensare alcune domande, sorridendomi mi risposero prontamente, che velocità, in pochi minuti sapevo e sapevano tutto; quanto tempo perdiamo in superficie per comunicare, e fra l'altro, non ci capiamo nemmeno, per non parlare poi delle lingue che Babele!
La mia
permanenza presso i Bafflaidi durò alcune ore, ma furono molto intense e
ricche di emozioni . In fine, prima di accompagnarmi mi affidarono una preghiera: <<Rispettate il mare, non usatelo come una pattumiera, amate il mare, da cibo e vita anche a voi. Rispettate il Mare, rispettateci, rispettatevi e sappiate che nonostante tutto, continuiamo a mandarVi i migliori pensieri, affinchè ci sia pace nel vostro cuore e fra tutti gli abitanti della Terra.>> Non capivano le lacrime che arrossavano i miei occhi, ma il nodo che stringeva il mio cuore, li convinse che ero veramente dispiaciuto a nome di tutti gli uomini e che mi sarei impegnato a divulgare la preghiera. C'era una volta o c'è ancora, non si sà bene dove, un villaggio nel punto più profondo dell'Oceano...e ci sono degli esseri che ci amano...
L'ELETTRONICAPer strada, a volte, capita di vedere persone che si coprono l'orecchio e parlano da sole, pensi: "Poverino, chissà che dolore, per lamentarsi così". Oppure negli uffici o nei negozi, improvvisamente, escono dalla fila e si mettono a gesticolare e s’agitano parlando animatamente (tenendo lo sguardo basso o per aria) e pensi"Chissà cosa gli è successo?" Anche in auto, vedi scene strane, di persone che fanno degli sforzi incredibili (a volte gli va anche male) per riuscire a sterzare o abbassare il finestrino con una mano sola: "Poveracci, che fatica guidare in quelle condizioni. Per non parlare poi, di sheriffi e cow boy con la pistola, si pensa, al fianco: siamo tornati nel Far West? Sembrerebbe un duello: due per strada che camminano un incontro all'altro, la mano al fianco pronta, lo sguardo fisso (manca la musica, non fa niente), il Sole a picco (si vede poco a causa dello smog) trattieni il respiro, fra poco, l'irreparabile... Ma nooo ! è solo un miracolo dell'elettronica, il telefonino. Manca poco che qualcuno a tavola, lo scambi con il panino, o l'hanno già fatto? Plii, plii e tutti estraggono l'infernale aggeggio, poi quasi dispiaciuti di constatare che non chiamavano loro, rinfoderano e si mettono in trepida attesa, sperando vada meglio al prossimo; plii, plii: "Stavolta tocca a me sfoggiare l'ultimo modello, che mi è costato, mio Dio!un capitale". Sempre piú piccolo, devi fare smorfie, per riuscire a parlare nel ravvicinato microfono, e i tasti? talmente piccoli, che diventa uno spasso, guardarli, con mani da Gigante Golia, mentre tentano di comporre il fatidico numero. Una volta c'erano le comiche, al cinema, oggi, per strada ogni giorno ne vedi di tutti i colori. E quelli con l'orologio multifunzione: altimetro, (stanno sempre in cittá) barometro, (tanto piove ogni giorno) profondimetro, (nella vasca da bagno, è importante per la decompressione) calcolatrice, (1x2=2 5x8=40) agenda telefonica (le pagine gialle al polso) contapassi "ho camminato troppo, mi fará male?", battiti cardiaci e pressione arteriosa"sará troppo alta? forse è meglio farsi vedere " si! da uno psichiatra peró”. Le auto, povere care: antenna cb, antennino telefono, antenna radio(fm‑am‑lw‑cq‑ps‑rt‑pp‑ca-ca) antenna di bellezza, antenna giachecisono. Ormai ridotta ad un colabrodo, la fedele berlina, trasformata in Supercar, dai vari accessori: minigonne, alettone per alte velocitá, antirombo, marmitta treuscite, spoiler spalaneve, cerchi a pois;questo all'esterno,si perché per gli interni la moderna tecnologia è in grado di trasformare un abitacolo,in una sala d'orchestra(rate a vita,naturalmente) abbisogna di un caro attrezzi per muoversi, tanto è l'eccesso di peso. Belli anche gli elaboratori dati, realizzati per semplificare e ridurre il lavoro dell'uomo nonché limitare gli stampati,quindi la carta e gli alberi. Sguardi trasognati ,occhi lucidi: innamorati e/o emozionati? No! ore e ore davanti allo schermo e l'unica cosa che siamo riusciti a ridurre, le ore di sonno... Ma, i cari circuiti stampati non sono solo cosí anzi:l'elettronica, se usata bene aiuta e salva tante persone, animali, piante, montagne, mari, il pianeta tutto;basta pensare ai satelliti, alle apparecchiature di analisi, di ricerca negli ospedali, dovunque questa magia in miniatura (i cristalli,ancora e sempre loro i protagonisti). Quindi, come per ogni innovazione, dipende dall'uso o meno appropriato che se ne fa... Una volta imparato ad usare il marchingegno, lasciamolo lavorare senza farci prendere la mano e utilizziamo il tempo risparmiato per stare un po’ fra noi:chiacchierare, giocare, scambiarci coccole e tutto quanto si puó fare di meglio che trascorrere ore davanti ad un videogioco o ampliare, dispendiosamente, di accessori le stesse macchine. W l'ettronica!
MA, CI SIAMO SOLO NOI, QUI NELL'UNIVERSO?
Troppo grande per pochi uomini e una piccola pallina come la Terra. <<Quando sarò grande, voglio avere una nave stellare per visitare le altre galassie. >> Così fantasticava il piccolo Gianciù, mentre estasiato ammirava ilCielo. "Non ti serve una nave per viaggiare, basta l'energia del tuo pensiero" mormorò una voce nel buio poco più in la. <<Chi sei?>> Chiese il piccolo apprendista. "Sono un amico, rispose la voce, avvicinati non avere paura." "Devi sapere che l'uomo con tutti i suoi sforzi e le sue ferraglie, è riuscito a malapena ad arrivare ai confini del Sistema Solare, che è un granello nella nostra Galassia, ed ha la pretesa d’essere l'unico abitante dell'universo. ” “Se solo riuscisse ad immaginare..." <<Io riesco ad immaginare! Spiegami >>disse Gianciù. Il vecchio con il viso rugoso e la barba bianca lo guardò, gli sorrise e disse: "Pensa alla sabbia su di una spiaggia..." "Ed ora pensa ad un granello di quella sabbia..." << Ci sono!>>rispose il piccolo. " Ecco quel granello è la nostra Galassia !" "Ora capisci che per muoversi in questo enorme spazio, serve qualche cosa di molto, molto veloce, altrimenti una vita non ti basterebbe per vedere i confini della nostra Galassia." <<Tu hai questo mezzo così veloce ?>>chiese Gianciù. "C'è l'hai anche tu ! se vuoi ti posso insegnare ad usarlo." << Si! Si! Voglio imparare. >> "E' semplice..." Poco dopo eccoli sfrecciare un vicino all'altro, ora vicino alla Luna, ora a Giove e oltre il Sistema Solare e più in là... Mentre la velocità aumentava vertiginosamente e migliaia di piccoli e grandi Pianeti Stelle e Galassie scorrevano davanti ai loro occhi: il Tempo s’era fermato... <<Dove mi stai portando?>>chiese Gianciù. "Dove nessun uomo è mai arrivato, piccolo amico." rispose Averne, questo era il nome del vecchio maestro che da anni, da secoli addestrava i nuovi viaggiatori del tempo.
Infine la velocità cominciò a diminuire e le Stelle che prima a malapena si riuscivano a distinguere, ora erano ferme ed immobili nello spazio silenzioso... Il vecchio ed il piccolo si guardavano intorno... e tutto sembrava immutabile. "Questo è il confine dell'universo." disse il maestro. << E poi, cosa c'è ?>> chiese nuovamente il giovane apprendista.
Dall'altra parte
stavano nel frattempo arrivando, un altro maestro con un altro allievo
<< E poi cosa c'è ? >> La Luce li inondò e li penetrò col dolce bagliore... Ma ci siamo solo noi qui nell'Universo?
UNA STORIA
C'era una volta un cancello, lassù fra le nubi dorate C'era un cancello e una muraglia e C'era una città. C'era un cancello e a guardia del cancello c'era un bambino. C'era un piccolo bambino ritto davanti al cancello con le mani dietro la schiena e aspettava ... Aspettava ... Dovete sapere che dietro la muraglia c'era una città meravigliosa! << LA CITTA' DELLA LUCE >> e il bimbo era lì, a guardia della città. Niente lo spaventava, nessuno lo spaventava e aspettava... Ma ecco che preceduto dallo scalpitio degli zoccoli arrivò tutto trafelato e con la sciabola sguainata, un enorme guerriero che faceva paura a chiunque, ma non a TAICHI (questo era il suo nome) che, ritto con lo sguardo penetrante l’aspettava. "Togliti di mezzo, insetto!" Gridò il guerriero. "Ho conquistato terre e mari ed ora sono qui, per entrare nella città. Voglio questo potere! - LA LUCE - Togliti! O ti spaccherò in due con la mia spada." Ma il piccolo TAICHI, senza scomporsi, alzò una mano e il grande potere che l'alimentava, fece scaturire una lingua di luce che scaraventò l'enorme guerriero con l'enorme cavallo e tutte le ferraglie per terra. Si spaventò l'invincibile guerriero, era a terra, dopo tante battaglie, sconfitto da un piccolo bambino. Un piccolo bambino con un grande potere! "Non è con la con la forza che entrerai, prode RASHAD." "Come sai il mio nome ?" Chiese l'uomo. "Noi sappiamo tutto !" Disse il bambino, "La LUCE è coscienza d’ogni cosa !" "Ma ora rialzati, e torna da dove sei venuto, cerca amici non avversari, cerca amore non odio, cerca la Luce nel tuo cuore non il buio dell'ignoranza! E torna, Noi t’apriremo." C'era un cancello e c'era un bambino che aspettava ... Ed ecco stagliarsi all'orizzonte una figura alta, che a passi lenti avanzava ... Era un vecchio, era un vecchio con il mantello, era un vecchio con il mantello e la barba bianca chiese: "Posso entrare nella CITTA' DELLA LUCE ?" "Non prima d’aver risposto a due domande." rispose TAICHI. "Sentiamo !" Disse il vecchio saggio. "Qual è il segreto?, Dov'è il segreto ?" Chiese il bambino. Il vecchio, non seppe rispondere ... Così, a malincuore dovette ritornare da dove era venuto, accompagnato dalle parole di TAICHI nelle orecchie: "Tanto hai letto vecchio, tanto hai scoperto e saputo." "Ma non è con il sapere che s’entra qui." E c'era un cancello lassù fra le nubi, un cancello, una muraglia, una città ed un guardiano. E arrivò un ladro (uno di quelli bravi). Furbo, pensò di scavalcare il muro (com’era abituato a fare) e, lasciando con lo sguardo TAICHI davanti al cancello, poco più in là s’arrampicò ma ... Ritto davanti a sé, eccolo! Il bambino con il suo sguardo penetrante e le sue piccole mani. "Come fai ad essere già qui sopra ?” Chiese il ladro. "Non ci servono le gambe per spostarci, ci basta pensare dove vogliamo essere, e siamo là!" "Fantastico !" Esclamò MAINTENATH (era il nome del furfante). "Non è così, di nascosto che s’entra nella CITTA'." "Torna al tuo paese e guadagna di che vivere, anziché rubare, poi quando lo desidererai, ritorna e NOI t’apriremo !" Così anche lui se ne andò a casa ... E c'era un cancello con un bambino. E venne una donna, una bellissima donna, con la sua bellezza aveva ottenuto tutto dalla vita. Così pensò d’entrare nella CITTA' DELLA LUCE, ma anche lei si dovette fermare davanti a TAICHI, che la fissò così intensamente che dovette abbassare lo sguardo. Lei, che aveva fatto arrossire principi e guerrieri. "Non è con le tue arti che entrerai qui, RACHEL." E la donna se né andò. C'era una CITTA' con una muraglia ed un cancello C'era un cancello e c'era un bambino. TAICHI, piccolo tibetano figlio della LUCE Non doveva dormire Non doveva mangiare Non doveva riposare La LUCE era la sua forza La LUCE era il suo nutrimento << LA LUCE >> E venne il Buio, Bande di guerrieri a cavallo, sporchi e insanguinati con il viso solcato dall'odio. Ma TAICHI non indietreggiava mai di un passo e il suo sguardo non tradiva mai un'emozione, infatti: Niente lo spaventava! Nessuno lo spaventava! Gli bastava sollevare una mano (la piccola mano) e la luce che scaturiva era così accecante che nessun essere riusciva a sopportarla. E vennero uomini e vennero donne Vennero sapienti e ignoranti Vennero guerrieri e poeti. A chi veniva in pace, TAICHI poneva sempre la stessa domanda "Qual è il segreto? Dové il segreto? " C'era un cancello e c'era un bambino Gli anni e i secoli passavano, il piccolo non invecchiava, era la LUCE a mantenerlo sempre così. E venne un vecchio, curvo sotto il peso degli anni, molte stagioni avevano solcato il suo viso, a stento parlava e prima ancora che il bambino l’interrogasse disse:’ "Ho conosciuto bene e male,peccato e virtù, giustizia e ingiustizia; ho giudicato e sono stato giudicato; sono passato attraverso la nascita e la morte, attraverso la gioia e il dolore, il cielo e l'inferno e alla fine ho capito che io sono nel tutto e il tutto è in me." Ed ecco, con un cenno della mano il bambino aprì il cancello: " Entra o Vecchio, LA LUCE sia la tua dimora. " E l'UOMO scomparve nel caldo bagliore...
C'E' un cancello lassù fra le nubi dorate C'E' un cancello e una muraglia C'E' una CITTA' e C'E' un bambino che ti aspetta!
UN PICCOLO REGNO
C'era una volta, ma c'è anche adesso, un Re di quelli per così dire, non molto bravo. Viveva nel regno di Emidortned, un paese meraviglioso pieno di prati fioriti, ruscelli d'acqua limpida, verdi valli e altissime montagne. Tanti piccoli villaggi con infaticabili sudditi, capeggiati da chi si è dimostrato particolarmente capace, non come in certi paesi: dove il capo, non è eletto per le sue doti ma per qualche altra strana virtù... Ma torniamo a noi, in pratica ai villaggi, i quartieri, le contrade, le strade, i viottoli insomma vere e proprie città e metropoli: " Ma come un reame con le metropoli?"proprio così, e non solo... Dovete sapere che ad Emidortned tutto procede come da noi, con i suoi problemi di organizzazione: per il traffico, per lo spazio pubblico, la vigilanza, il verde, la nettezza urbana, ecc. Ogni paese si autoregola a meraviglia ma deve, aimè, sottostare ai capricci del Re Ionomais, questo è il suo nome che ogni giorno ne combina una...Ed è per questo che i sudditi, stanchi per i maltrattamenti, ogni tanto sono in rivolta o per meglio dire in sciopero. Si non vogliono più lavorare e sono guai per il regno, ma più per il Re che in queste occasioni si perde subito di coraggio, e si dispera... Come risolvere queste rivolte, o meglio, come prevenirle? è subito spiegato: ogni volta che mangiate troppi gelati, dolci, fritti oppure non dormite abbastanza o vi stancate troppo, nel nostro regno, in altre parole il nostro corpo c'è disarmonia e gli abitanti, in pratica le cellule, gli organi (le metropoli), le arterie e vene (strade e viottoli) s’ammalano!poi dottori, siringhe e pastiglie devono tentare di rimettere a posto mentre sarebbe più semplice se il Re (leggi il nome al contrario) stesse più attento a come mangia, al riposo e sopratutto a governare bene il Regno, comunicando con i suoi sudditi che in ogni caso, lavorano ma se fossero qualche volta gratificati e incoraggiati... come? Semplice, il mattino, prima d’alzarvi, pensate, e chiudendo gli occhi, immaginate i vostri sudditi: bene! ora parlate loro come farebbe un vero Sovrano (di quelli bravi che tutti vorrebbero avere a capo) ringraziandoli per il lavoro svolto e facendogli i complimenti e, se occorre, anche consigli se qualche organo o cellula che non funziona bene. Quando poi siete ammalati (in altre parole c'è in atto uno sciopero: chiedete loro, promettendo piú attenzione in futuro, di rimettersi a lavorare e di stimolare il sistema immunitario, cosí da guarire piú in fretta, magari senza medicine! Questo potreste farlo la sera, prima d’addormentarvi, cosí mentre dormite loro sistemano il (regno) eliminando la spazzatura, in pratica le tossine. Non vi chiedo di crederci, infatti questa è solo una storia ma se provate, e funziona forse...
SE VENDESSIMO TUTTI L’AUTOMOBILE ?
Dico tutti insieme! Provate a pensare, quante cose potremmo costruire. Ma sopratutto quanto ossigeno in più: aria, aria! Da poter respirare e non fumo che ti tappa la gola. Che bello! Poter respirare aria fresca, e i salvadanai?Come si riempirebbero... Per primo con il risparmio dell’acquisto dell’autovettura e poi la benzina,le gomme, l’olio echi più ne ha... Provate a pensare... All’improvviso la città diverrebbe, silenziosa... Basta ruggiti di motori e motorini, basta pi-poo-pi-poo, sirene, allarmi ecc.ecc. Che calma, che pace! Provate ad immaginare, provate! Non più code ai semafori, ingorghi, arrabbiature, parolacce, risse. Che bello! E gli spazi, avete pensato agli spazi? Di nuovo disponibili: le strade più larghe, senza macchine di qua e di la le piazze ricoperte d’auto? Libere, i viali, le viuzze, ogni angolo di nuovo disponibile per l’uomo e non per le macchine. E pensare, che, doveva servire l’uomo, invece siamo suoi schiavi e succubi. Provate a guardare come si comporta il tranquillo pedone appena sale in auto: che prepotenza, che cattiveria, poi, appena parcheggia di nuovo mite e paziente. Ma allora queste ferraglie ci modificano, ci condizionano, ci prendono letteralmente la mano! E allora, perché non smontarle tutte e tenerci per mano finalmente, accompagnarci l’un l’altro amichevolmente al lavoro, a scuola o dove so io? Che Armonia!
Provate a pensare, provate ad immaginare e poi a...Desiderare, tutti insieme, che s’avveri e... Tutte le coccole, di solito riservate a lei, alla macchina: per lavarla, per darle la cera e accarezzarla ecc.ecc. di nuovo per Voi, per la Mamma e per il cane, il canarino, per il vicino (che da anni non si saluta più.). Che gioia, che felicità! A passeggio insieme, ogni giorno, non più una corsa, una gara per il parcheggio ma una tranquilla passeggiata, chiacchierarando e salutando qua e la un amico o uno sconosciuto. E’un sogno, una storia? Forse. Ma, provate a raccontarla a tutti i Papà e vedremo... Ah! Buona Passeggiata!
C'ERA UNA VOLTA
Un Principe di nome Raman... Era molto bello e ricco, e per questo, molto ammirato e invidiato: le Principesse, e non solo, se lo contendevano, ma nessuna riusciva ad averlo. Ogni tanto, qualche maliziosa, s’inventava una presunta storia d'amore con il Principe. Ma non durava molto e presto la verità veniva a galla, con gran dispiacere di tutti ma... Un giorno passò da quel paese una Strega, molto bella e potente, di quelle che metterebbero in difficoltà perfino Mago Merlino (il vero, non quello dei cartoni animati): innamoratasi del Principe, cominciò a corteggiarlo e riempirlo d’attenzioni e fantastici regali. Il Principe, dapprima non resistette al fascino della bella Tergana, questo era il nome della Strega. Ma presto s’accorse che i regali che gli erano donati, erano frutto di magie e la stessa Strega non era molto sincera (come tutte le Streghe che si rispettino, del resto) e così non volle più saperne di lei... Tuoni fulmini saette e bombe atomiche! Tergana cominciò a scagliare ogni malefizio sul povero Ramman che a malapena si difendeva, aiutato dal mago di corte, ma... Un giorno la Strega, molto arrabbiatissima, scagliò il più grande incantesimo che avesse mai proferito, con tutta la forza della malefica magia, imprigionò il Principe all'interno di un grande albero, sperduto nella più sperduta foresta del più sperduto paese della più sperduta contea... bastaaa! Insomma, molto sperduto. Figuratevi il povero Re Zannath: ne morì per il dolore, così seguì la Regina che anni prima aveva lasciato la terra a causa di un’inguaribile malattia. Le pretendenti, e i sudditi, rimasti senza Principe né governo, inutilmente cercarono il grande albero. Ne trovarono il Principe, ma nemmeno l'ombra! Gli anni passavano nel regno di "Senza Re"questo era il nome, da quando sia il Re sia il Principe l’avevano lasciato. Ormai solo alcune donne, raccontavano la storia del bellissimo e sfortunato Ramman.I più fedeli stavano ancora cercando il grande albero sperduto nella sperduta foresta... Ma aimè! Senza successo. Il Principe intanto, imprigionato nel legno, sonnecchiava semi incosciente all'interno della gran quercia.Nessun picchio,nessuno scoiattolo,nessun animale si era mai permesso di costruire un nido o una tana su quell'albero, che dominava intatto in mezzo a bosco. Un giorno però, sul limitare della foresta, una Principessa molto bellissima di nome Arual (di quelle che quando le guardi negli occhi mozzano il fiato), s’apprestava nella contea di Erah per conoscere il suo promesso sposo, il principe Irtahl. Quando, una banda di furfanti a cavallo, attaccarono la scorta riuscendo a sopraffarla. Convinti ci fosse un carico d'oro, si misero a rovistare nelle varie carrozze, incuranti della Principessa; che nel frattempo era riuscita, grazie alla nebbia che ammantava ogni cosa, a fuggire... Impaurita, non s’accorse correndo, d’allontanarsi tanto dal sentiero; fermatasi per riprendere fiato, non seppe più da che parte era venuta. Il Sole ora, sciogliendo la nebbia, dava una luce più rassicurante al bosco. Nonostante si fosse persa, quell’insolita esperienza la affascinava; infatti non s’era mai potuta allontanare sola, prima d'ora. Incuriosita da ogni cosa, ed estasiata del profumo dei fiori, si soffermava quà e là giocherellando con gli animaletti che incontrava, senza accorgersi che stava addentrandosi sempre più nel fitto degli alberi, fino a giungere nei pressi della Gran Quercia. Oltre alla bellezza, Arual possedeva anche una spiccata sensibilità, tanto che non ci volle molto ad entrare in sintonia con tutti gli esseri che popolavano la foresta. Dovete sapere infatti che ogni essere: vegetale, minerale, animale e lo stesso uomo si attirano per vibrazione; i buoni con i buoni-i cattivi con i cattivi-e così via. Anche il cuore del povero Ramman (rinchiuso nella Pianta) si mise a palpitare... Non potendosi muovere, cercò di capire cosa stava succedendo; e, vendendo la bellezza e il candore della Principessa ne rimase affascinato. "Come comunicare, come uscire da quella prigione?"Queste e altre domande riempivano la sua mente. Arual, nel frattempo, attratta dalla maestosità dell'albero, stava osservando ammirata; s’accorse che non si trovava di fronte ad una pianta qualunque e, avvicinatasi ancora un po’ lo sfiorò con la mano... Il tronco sussultò come scosso da un forte vento, ma non c'era vento, tutto, era tranquillo e silenzioso: infatti anche gli animali, come se avessero avvertito qualche cosa di strano, s’erano azzittiti. Sembrava si fosse fermato il Tempo... La Principessa, spaventata indietreggiò ma, incuriosita da quel fenomeno, ripreso un po'il fiato e il coraggio, provò ad accarezzare il tronco, che stavolta ebbe solo un leggero fremito. Non era di sicuro la prima volta, che accarezzava e parlava con le piante, ma così non Le era mai successo; chiese"Ti disturba il contatto?"naturalmente non ricevette nessuna risposta verbale ma dentro Se capì. L'Amore fa miracoli! così una tacita comunicazione telepatica s’instaurò fra i due: dapprima il Principe, non abituato, proferiva solo risposte ma con il trascorrere dei minuti raccontò in breve la storia dell'incantesimo e di come avrebbe potuto farlo uscire da li... La Strega per la fretta ma più per la rabbia, non aveva operato correttamente la magia, e un bellissimo rubino che Ramman portava al dito, era rimasto semiscoperto nella corteccia; tutto quello che doveva fare era catturare col diamante, che portava nel pendaglio, un raggio di Sole e rifletterlo sul rubino che, con la sua elevata vibrazione, avrebbe sciolto per sempre il sortilegio. Dopo alcuni tentativi, per catturare un raggio di Sole ecco! MAGIAAAA!!!! La Quercia, spaccatasi in due fragorosamente, liberò il Principe che poté abbracciare la bella Principessa. Ora la foresta era in fermento, tutti s’agitavano e cantavano: finalmente tutto poteva ritornare alla normalità. Dopo giorni di cammino i nostri cari riuscirono a tornare nel "Regno di Tergana" questo ora, era il nome dato al paese, in onore della Strega che, non volendo li aveva fatti incontrare e sposare. Gli anni che seguirono furono: meravigliosi!anche per le contee vicine che godevano del benessere e dell'Amore, che Arual e Ramman donavano a chiunque. E vissero felici e molto contentissimi...
P.S. e la Strega? Felice di sentir pronunciare il suo nome ogni volta si parlasse del paese di... decise di non fare più magie cattive; solo quelle buone e indispensabili.
Questa è la storia di Ramman, di Arual e di Tergana: la furbacchiona, senza farsi accorgere, ha bloccato il Tempo, così nessuno può invecchiare; se chiedete a qualche Elfo d’indicarVi la strada, potete venire a visitare il regno di Tergana, dove sono ancora tutti così...
scritta il 12 Maggio1399 Anno del Signore.
C’ERA UNA VOLTA
In un paese lontano, un bambino di nome Tao. Viveva solo, sulle rive del fiume, il Gran Fiume che dava da vivere a tanti esseri. Tao era orfano: i suoi genitori erano annegati una notte, anni prima durante un tremendo temporale, che aveva spazzato la capanna con tutto quello che c’era dentro nel fiume. Il piccolo si era salvato grazie al fatto che il lettino dove dormiva, essendo di legno e paglia, galleggiando si era allontanato. Solo cosi’, sarebbe morto di freddo e di fame se.. Sotto le spoglie di un vecchio mendicante,la sua guida non lo avesse adagiato in un anfratto del fiume, vicino ad alcuni frutti che Tao, al suo risveglio consumo’ avidamente. Il vecchio Maopi, questo era il suo nome, col tempo insegnò al bambino come vivere nella giungla:procurarsi da mangiare, costruire una canoa, un riparo per la notte, per la pioggia e come apprezzare ed ascoltare il Grande Padre Fiume. Un giorno però il vecchio maestro, lasciò anchegli questa Terra: Tao era solo... Con lui però, tanti amici che ogni giorno aumentavano, insieme alle avventure e le esperienze che forgiavano il nostro amico, ormai ragazzo. A volte però non mancavano gli imprevisti:animali che vedevano in lui un prelibato boccone lo mettevano in difficolta’: pensate, non possedeva armi,( non ne aveva bisogno) la capacità appresa di comunicare con gli abitanti della jungla ,gli permetteva di convincere qualsiasi essere di cercare cibo altrove e di lasciarlo in pace. Aveva anche un enorme coraggio, che trovava proprio nel suo cuore, lo stesso cuore che gli suggeriva come cavarsela in ogni situazione. Gli anni passavano,e il piccolo creceva in armonia con la foresta e con il Grande Fiume che ormai conosceva :“Come le sue tasche ?”direte Voi, no! perché non le aveva, meglio di chiunque altro. Al mattino, il Sole, facendo capolino fra i rami, lo baciava dolcemente e il profumo dei fiori,che si aprivano al nuovo giorno, salutandolo con i loro colori, erano una dolce sveglia per il nostro amico, i frutti degli alberi poi, gli garantivano sempre cibo in abbondanza, che Vita !.. Ma un giorno, durante uno dei suoi giri, si addentrò più del solito nella fitta giungla :ed ecco davanti ai suoi acchi, un enorme Tempio semisepolto dalla vegetazione, meraviglia nei suoi occhi ,meraviglia e stupore... Non aveva mai visto nulla di simile prima, dapprima un po’impaurito poi, incuriosito e seguendo una specie di richiamo entrò in una bassa porta, ricavata nella pietra: all’interno il buio, rallentò il suo passo ma non il desiderio di scoprire quale segreto celava quella antica costruzione. Percorsi una trentina di metri, un piccolo bagliore attirò la sua attenzione, ora avanzava più svelto, guidato dal chiarore che aumentava ad ogni passo... Stupore! Il bagliore quasi accecante, proveniva da una roccia trasparente, sembrava adagiata no, conficcata su di una pietra fatta come un tronco reciso. Un limpidissimo cristallo, ma Tao non li aveva mai visti, così cominciò ad esaminarlo con circospezione... Ad un tratto la sua attenzione fu attratta da un lieve, quasi impercettibile suono, come un mormorio che usciva da quel coso: voltandosi intorno, come per vedere se ci fosse qualcun altro, provò a toccare lo strano oggetto, che subito cambiò colore e vibrazione. La luce che ne usciva ora, era più rosata e la nota , di una frequenza più alta, spaventato, il ragazzo indietreggiò di un paio di passi ma, affascinato da quello che stava succedendo si riavvicinò e, con sua grande sorpresa vide, fra i bagliori, sulle sfaccettature il viso di una donna che risvegliò in lui il ricordo di sua madre. “Mamma!” gridò Tao con le lacrime agli occhi. Toccando nuovamente il cristallo, come per accarezzare l’amato viso, suscitò un nuovo cambio di tonalità e il viso di un uomo, appariva ora: conosceva quel viso, non lo aveva visto molte volte ma sapeva che era suo padre. Le lacrime adesso, scendevano copiose sul suo viso:” Perché queste immagini, e, dove sono ora queste persone?” le domande gli saltellavano nella mente. Dove trovare una risposta?... Ma ecco! il suo cuore, illuminato dalla luce divenuta di un rosa molto intenso, ed entrato in sintonia con il suono molto lento e basso, che emanava dal cristallo, cominciò a fornirgli le risposte... “Ma, come è possibile?” la voce che sentiva dentro, la stessa che lo aveva guidato fin’ora, cominciò a rassicurarlo riguardo ai suoi genitori, che lo avevano seguito ed aiutato per tutti questi anni, continuò poi elencando i fatti successi durante la vita e del perché ogni cosa fosse successa. Stupefatto, il ragazzo non capiva ancora cosa stesse succedendo, pensava di sognare ma la voce, che conosceva i suoi pensieri, gli confermò di essere ben sveglio e di stare attento perché stava per iniziare il suo vero apprendimento. Dovete sapere, che il piccolo (ormai cresciuto) fanciullo era stato prescelto per essere un grande maestro ed era, giunto il momento tanto atteso: migliaia di informazioni ad una velocità incredibile, si riversavano dal cristallo, o meglio dall’intelligenza che lo animava, direttamente nella coscienza di Tao. Ad ogni istante egli si rendeva conto di tutte le leggi che governano l’Universo e, la piccola Terra dove era stato chiamato per portare, pace ed armonia. In poche ore , il nostro piccolo grande amico, aveva conoscenza di ogni cosa, addirittura dei pensieri di ogni abitante della Terra. Fantastico! Vero? Aveva bene in mente anche come aiutare l’Umanità, perche potesse finalmente fare pace, con se stessa per prima, e con tutti gli altri esseri poi: animali, piante e con il Pianeta stesso. Nei giorni che seguirono, Tao, aiutato dai suoi compagni, si mise in contatto con tutti gli esseri sensibili e desiderosi di aiutarlo:”In contatto, come?” chiederete Voi. Provate, quando siete da soli, magari nel vostro lettino, ( c’é piu silenzio ) a chiudere gli occhi ed immaginare il suo volto: sentirete la sua voce che Vi parla e Vi guida... Ascoltatela, ha tante cose da raccontarvi, io la sento da quando ero piccolo, ed è la stessa Voce che mi detta le fiabe che state leggendo. Allora! Vogliamo aiutare Tao e tutti quelli che lo desiderano, a migliorare questo mondo? Sono sicuro che tutti insieme, c’é la possiamo fare... Coraggio!
LA PRINCIPESSA ASSIRALC
C'era una volta... In un paese vicino vicino una principessa di nome Assiralc. Come quasi tutte le Principesse, non era molto felice perché s’annoiava, le sue giornate erano tutte uguali: servita e riverita dai sudditi, e adorata, dai suoi genitori mostrava raramente un sorriso e spesso piangeva. Trascorreva molte ore nel giardino, suo preferito dove, fra giochi d'acqua e aiuole profumate vedeva la sua giovinezza svanire inutilmente. Alcuni anni prima, era stata destinata sposa del Principe Omocaig, lo vedeva molto raramente e di solito non gli parlava nemmeno,oppure litigava... Sempre imbronciata, contava i giorni e le notti, le stagioni e gli anni... Ma, un bel giorno... Se ne stava seduta su una panchina nel suo splendido giardino ricamando e pensando che la vita non poteva essere tutta lì, quando un ombra si delineò sul terreno... Alzò lo sguardo e... Un maestoso falco stava volteggiando su di Lei; gettato l'archetto per terra s’alzo' e corse verso uno spiazzo per vedere meglio quella figura che la riempiva di gioia. Rimase per molto tempo quel giorno ad ammirare il falco, fino a quando scomparve dalla su vista. Per giorni scrutò il cielo senza più riuscire a vederlo e, quando stava per perdere ogni speranza, eccolo di nuovo! più bello della prima volta... Col tempo, e tanta pazienza la Principessa (di nascosto da tutti) era riuscita con del cibo ad attirare il rapace su di un ramo ed ogni giorno l’intratteneva un po'di più. Anche le distanze, fra loro s’erano accorciate e poteva ormai quasi sfiorarlo. I giorni passavano e Assiralc non s’annoiava più come un tempo ma, come tutte le Principesse viziate voleva sempre di più e il veder volar via ogni volta il suo giocattolo la indisponeva così...con l'astuzia un giorno riuscì a catturalo. Finalmente tutto suo ad ogni momento del giorno e della notte. A questo punto era proprio felice: aveva tutto ciò che desiderava... Anche i suoi cari e i sudditi, vedendola, sempre allegra e disponibile s’erano tranquillizzati. Col tempo però le piume del falco cominciarono a diventare opache e piano a piano anche a staccarsi. Disperata, la Principessa si prodigò con ogni tipo di cura per far ritornare a splendere le piume, senza ottenere risultato, anzi col tempo l'animale smise anche di mangiare... Cosa fare..?, non poteva certo chiedere in giro, era il suo segreto..! ma preoccupata, decise di chiedere consiglio per l’animale di un amica, prima ad un falconiere, su come si allevano i rapaci e poi ad un altro ed un altro ancora. Quasi tutti le risposero che: questi animali hanno bisogno di volare perché sono nati per volare al ché lei rispondeva che avrebbe potuto scappare e questo la spaventava. Poi un giorno visto che l'animale deperiva a vista d'occhio ed il suo cuore piangeva di disperazione, aprì la gabbia... Sulle prime, il falco disabituato e stremato dal digiuno riuscì solo a sbattere le ali senza sollevarsi ma, dopo un paio di giorni di esercizi e avendo ripreso piano piano anche a mangiare finalmente! Eccolo spiccare il volo, quasi incredulo di riuscirci ancora, con due volteggi, sfruttando una favorevole corrente ascensionale l'immenso cielo azzurro era di nuovo la sua casa, il vento il suo abbraccio. L'ebbrezza della velocità nelle picchiate e la possibilità di spaziare a perdita d'occhio lo inebriavano... La principessa. intanto, ridendo fra le lacrime ammirava le sue acrobazie, certa che non l'avrebbe mai più rivisto... Passarono i giorni e le settimane, ormai i bei tempi trascorsi con il falco erano un ricordo: tristemente passeggiava fra i vialetti del giardino rimpiangendo un po’di aver aperto quella gabbia, quando un verso stridulo richiamò la sua attenzione verso il ramo, dove aveva incontrato la prima volta il suo prezioso amico... Questa volta la gioia fu immensa e le lacrime, stavolta di gioia, scendevano copiose sul suo volto... Ora lo sguardo del rapace era di nuovo penetrante,le piume lucidate dal vento, e le sue ali grandi e possenti per poter sollevare le prede. Una bellissima sensazione riempiva ora il suo cuore: sapeva cos'era l'amicizia, l'amore, il rispetto, la fiducia, sapeva che l'avrebbe rivisto ogni volta che tutti e due lo avrebbero desiderato. Questa e' la storia della bella principessa e del giovane falco. PARLARE CON GLI ANIMALI?
Vi ho mai raccontato di quella volta che ho fatto pace con le zanzare, no?bene. Alcuni anni fa seduto in un parco con una persona amica, stavo discorrendo sulla comunicazione telepatica ed altre cose strane:quando, terribilmente infastidito,dalle punture delle zanzare ho detto"Brutte antipatiche, se non la smettete ..." subito ripreso dalla mia amica, fui invitato dapprima a chiedere scusa e poi a fare un patto con loro (ma,ve lo immaginate?). Sta di fatto che quella sera presi un accordo con degli insetti. Vi assicuro che da allora non mi hanno piú punto, mi ronzano intorno, si appoggiano ma niente di piú; a parte Una a Bolzano,forse per la lingua(sapete loro parlano il tetesco)dopo un anno dalla tregua si é permessa di infilare la proboscide nel mio ginocchio, al che le ho detto in bel italiano:"Forse non hai compreso il messaggio, forse le antenne ti si sono un po' arruginite,ma noi abbiamo fatto un patto! "Vi chiedo perdono e mi impegno a non maltrattarvi e a non farlo fare nemmeno agli altri, prego voi di non pungermi piú "Detto questo l'ho presa per la coda e l'ho sfilata dalla mia gamba(con delicatezza s'intende). Dopo questo episodio, con gli insetti in generale, ho sempre avuto un buon rapporto, infatti perfino le vespe, le api e i calabroni, si appoggiano delicatamente sulle mie mani, mi annusano, una assaggiatina, un saluto e via! fantastico eh? naturalmente se lo desiderate anche Voi, il patto si deve fare con il cuore sincero e non tanto per provare se funziona. Sapete gli insetti sono molto sensibili e se ne accorgerebbero subito se fosse una finta. Ma non é finita... Tanti, tanti anni fa, comperai, da un vecchio al mercato, un piccolo uccellino, ma tanto piccolo che stava nella mia mano semichiusa(vuol dire chiusa a metá). All'inizio sembrava un normale, tenero pennuto ma, con l'andare del tempo, sapete come si fa,imitando qualche suo cinguettio e con tanto amore e cortesia, riuscimmo, mio fratello ed io a fargli fischiettare una sequenza di note(da un famoso film dell'epoca), meraviglia! Non potevamo credere alle nostre orecchie. Col tempo il motivetto, si era ampliato ed il sentirlo allietava il cuore e l'intelletto; naturalmente si era creata una comunicazione fra noi e il mondo animale, grazie a quel piccolo, volenteroso esserino. Presto, il caro uccellino ebbe, grazie ad un azzeccato tiro alla fiera, un compagno di scuola:si un bel pesciolino rosso. Nostra madre dal momento che si alzava prima di tutti, era a sua insaputa, stata scelta per servire la colazione al nuovo arrivato nonchè al pennuto canterino. Alcune mattine, presa:dal richiamare il solito dormiglione, preparare la colazione per il ritardatario ecc. si dimenticava o semplicemente tardava a cambiare l'acqua nella boccia di vetro (praticamente, l'appartamento dell'acquatico ospite) ed approvvigionarlo di cibo. Non ci crederete, ma quel caro, silenzioso (per noi) amico, dapprima quasi impercettibilmente, poi sempre più insistentemente, emetteva delle piccole bolle sul limite dell'acqua, producendo piccoli suoni, come gocciolii. Per la nostra cara mamma fu difficile, come ci raccontò in seguito, credere che veniva chiamata da un (animaletto) in seguito, però dovette cedere all’ evidenza dei fatti. Lo squamato amico non smetteva fino a quando non si prendeva cura di lui. A mia madre poi col tempo, piaceva credere (e noi ora ne siamo convinti) che il bel pesciolino rosso comunicasse con lei... Naturalmente di questo non ne parlavamo in giro per evitare, come sapete ignoranti dicerie. Ora però, convinto da:tanti altri episodi nonché letture e confronti posso chiedervi (non di crederci) di provare a comunicare (non parlare) con i nostri compagni di viaggio, gli animali. Ma forse lo fate già, e non avete il coraggio di ammetterlo, è così bello sapere di non essere i soli, qui sulla Terra ad avere un Anima, si un Anima, con la differenza che noi c'é né rendiamo conto, qualche volta, e ampliare le possibilità, la mente ma soprattutto, aprire, aprire il cuore a chiunque e a qualunque essere. Guardiamo i fiori per esempio, donano i loro colori e il profumo a tutti indistintamente, non siamo anche noi dei fiori? e il Sole, fa differenze forse? no, illumina tutto e tutti. Guardando la Natura intorno a noi e, cercando di imitarla, possiamo riprendere contatto con quanto di più puro e bello c'e' in noi.
C'ERA UNA VOLTA L'ANGELO CUSTODE
Ma dove è andato a finire, ma é poi esistito davvero o é solo un'invenzione dei grandi per farti stare buono? Queste e altre domande sono sicuro Te le sei poste anche Tu, si proprio Tu che stai leggendo in questo momento.
Si dice, ed é vero, che appena prima di nascere un Angelo delle grotte ci posi un dito sulle labbra e proferisca: "Shh, non raccontare ciò che sai". Ecco perché nasciamo con uno spacchetto sul labbro superiore, senza ricordarci nulla di dove siamo venuti.
E’ chiaro che l'Alato Amico di cui ci parlavano da piccoli, é un’errata interpretazione del Vecchio Testamento…Gli Angeli si presentavano come Messaggeri Celesti, e dato che, a quei tempi, si credeva che Dio fosse nei Cieli, per comunicare con gli uomini che stavano in Terra, era necessario avere le ali, come gli uccelli… L'Angelo non ha un corpo come lo intendiamo, é un Essere di Luce, Pura Energia, che non ci é possibile vedere con i nostri occhi fisici... Possiamo percepirlo… É sufficiente pensarLo e chiamarLo, quando abbiamo bisogno ed ecco! un nostro desiderio soddisfatto, una persona cara salvata da un pericolo, il nostro cagnolino che guarisce quando il medico l' ha dato per spacciato, oppure per una richiesta di denaro, naturalmente non per comperare il giubbotto solo perché ci piace tanto o per cambiare la nostra Fiat con una fiammante Testarossa, parlo di bisogno: per pagare l'affitto, la corrente, la cartella per i libri o per tirare avanti:"Proprio questo mese che ho già avuto tante spese, non c'é la faccio, non so dove andare a prenderli. Angelo, se esisti, Ti prego aiutami fammi trovare i soldi per pagare le scadenze e Ti prometto..." Non c'é bisogno di scambio, gli Angeli non commerciano come noi, che chiediamo sempre qualche cosa in cambio per ogni piccolo favore che facciamo:"Nessuno fa niente per niente!" quante volte questa frase... Fortunatamente, il nostro Custode sa di cosa abbiamo bisogno,ancor prima di averne ed é lì pronto ad intervenire ma, non può interferire col destino degli uomini, a meno che, non Gli venga richiesto e riceva il benestare. Ed é sufficiente ringraziarLo, meglio, mentre Gli poniamo la richiesta, certi del suo aiuto. Sono sicuro, sarà capitato anche a Te qualche volta, se ci pensi un attimo… di aver visto realizzato un Tuo desiderio, di quelli espressi con il cuore. A questo punto non possiamo più negare la presenza di qualcuno, intendilo come vuoi, che corre in aiuto proprio quando siamo disperati, a proposito, non disperiamo più, per Loro, gli Angeli, é una terribile mancanza di fiducia che Gli rende difficile il compito ma questo succede anche qui sulla Terra, quando chiediamo a qualcuno di aiutarci dicendo:"Ho bisogno di te ma so già che é difficile e poi sono un caso disperato"questo di sicuro non incoraggia la persona che ci deve aiutare, vero? Potrei raccontarti molti episodi, che mi hanno convinto e sono serviti a far riflettere molte persone che mi sono vicine, sull'esistenza degli Angeli, in particolare dell'Angelo Custode. Meglio se Tu, si! Proprio tu , che ancora non sei convinto, provi con amore, rispetto e gratitudine, ad invocare ma anche semplicemente a comunicare col Tuo Angelo, come? Ma è semplice!..mettiti seduto… fa alcuni respiri lenti e profondi… chiudi lentamente gli occhi e ascolta… non i suoni all’esterno, quelli li ascolti in ogni momento, i suoni all’interno… i pensieri che vanno e vengono… il respiro… il battito del cuore… rilassati…lascia andare tutti i muscoli…rilassatiTi potrebbe succedere di sentire una fioca voce, rispondere dall'interno… dal Tuo cuore… da quel posticino dove tutto ti può essere noto… che potrebbe cambiare non solo il modo di pensare ma, soprattutto la Tua visione della Vita. Per i più piccini tutto questo non serve perché loro, sanno dell'esistenza dell'Angelo; e ci parlano costantemente, per quelli un po’ più grandi invece, con un po’ di buona volontà e, soprattutto di , p a z i e n z a, potranno sicuramente riprendere contatto con il loro Amico Invisibile... proprio come facevano prima che qualche (adulto) non glielo proibisse, dicendo che non esisteva…
INDICE
C’ERA UNA VOLTA UNA COLLINA...........………………………….... 6 SOTTO GLI ALBERI............................……………………………….… 8 C’ERA UNA VOLTA UNA CITTÀ TUTTA ROSA.......………………...10 DOVE VANNO A FINIRE I PALLONCINI ?.........……………………..12 C’ERA UNA VOLTA UN BAMBINO, MOLTO CAPRICCIOSO………14 SE FOSSI TANTO PICCINO......................……………………………17 SOTTO IL MARE NON CI SONO SOLTANTO PESCI..……………. 19 L’ELETTRONICA.............................…………………………………...22 MA CI SIAMO SOLO NOI QUI NELL’UNIVERSO ?...…………….... 25 UNA STORIA........................…………………………………….......... 27 UN PICCOLO REGNO...........................……………………………... 31 SE VENDESSIMO TUTTI L’AUTOMOBILE ?.......………………….. 33 C’ERA UNA VOLTA UN PRINCIPE DI NOME RAMAN..………….. 35 C’ERA UNA VOLTA UN BAMBINO DI NOME TAO....…………….. 39 LA PRINCIPESSA ASSIRALC..................………………………….. 44 PARLARE CON GLI ANIMALI ?.................…………………………. 46 C’ERA UNA VOLTA L’ANGELO CUSTODE..........………….……... 50
EPILOGO
Ora quell’uomo non cerca più, di
raggiungere la meta…
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