La Via del Cuore
La salute da un punto di vista olistico


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Sala Lettura

 


Sala Lettura


Indice

 
  1. Vai
  2. Capo Seattle e il Valore delle Tradizioni
  3. Preghiera di Kirk Kilgour
  4. Chiedi-Chiedi-Chiedi
  5. IL Cinese felice
  6. Due Angeli
  7. Father Forgets
  8. Gli occhi dell'Anima
  9. C'era una Volta, tanto tempo fa
  10. Un ragazzo con un brutto carattere
  11. A Wonderfull Story
  12. Bada...
  13. Bisogno e Pigrizia
  14. Cantico delle Creature
  15. Cuore di Mamma
  16. Gibran
  17. Grazie
  18. Ho imparato
  19. Fin quando
  20. Un'anziana donna



 

 

Vai

rispecchiati nell’azzurro del Cielo di questa mattinata splendente di Primavera e 

vai per la tua strada


vai

non sai dove ti conduce ma vai

non sai cosa ti porta ma sfuggi all’abbraccio del passato che soffoca, 

spezza le catene dei ricordi tristi,

metti in serra, per un momento, i fiori dei ricordi dolci

e vai

non indugiare, vai

lasciati scorrere dall’acqua spumeggiante dei ruscelli che 

portano al mare il freddo disciolto dell’Inverno

mentre l’interno è tutto un concerto di profumi, di suoni, di colori

vai

non è tempo di metter tenda anzi, non lo sarà mai

la tavola imbandita, le dame dai lunghi vestiti, gli arazzi e gli onori

possono attendere

vai e cerca, cerca ancora

sempre

disperatamente

il cammino è lungo, il lavoro è tanto

dovrai dare un senso all’appassire dei fiori, 

alla bellezza che sfiorisce, 

ai sorrisi che si spengono,

alle cose belle che se ne vanno con lo stormire del Vento

 

vai

cerca l’artista e chiedigli perché lascia in abbandono i suoi capolavori

 

vai

attraverso i deserti della solitudine e della tristezza

saranno le lacrime a calmare la tua sete a rendere limpido lo specchio in cui il tuo animo

va a riconoscersi, ad accettarsi, a rendersi più bello

 

vai

apriti alla gente che incontri sul tuo cammino

non passargli accanto, ma guardala negli occhi

parla con le parole semplici di chi, sperduto, chiede

il cammino buono da riprendere

sii disponibile, sempre

col tuo sguardo limpido,

col tuo sorriso innocente,

la gente ti farà comprendere che nella sua diversità è simile a te

ti conoscerai meglio e capirai che se le strade sono diverse

la meta è unica per tutti

 

vai

non mancheranno le delusioni amare di chi, ferito dal dolore,

privato dalle gioie dell’amore, scambierà la tua disponibilità per debolezza e

 ti farà del male

ricordati... sarà quello il momento in cui dovrai, da artista, far del dolore una forza

un seme che germoglia fiori ancora più belli, suoni più melodiosi,

profumi soavi di anime sbocciate

coraggio, vai

mani e ancora mani si tendono verso te, teneramente t’accompagneranno

ora, sempre.

chi t’ha amato non t’abbandonerà mai,

chi hai amato ti è sempre vicino

saranno i sorrisi luminosi ad illuminare il tuo cammino nel buio della notte

saranno le ore gioiose dell’amore a scandirti il tempo 

e i dolci suoni delle parole d’amore a cullare beatamente i tuoi passi sicuri

 

vai

scuoti le membra

vai incontro a nuovi abbracci di capelli, di parole, di sguardi,

troverai sempre qualcuno a tenderti una mano,

non lasciare l’altra libera, tendila ad altri  

perché tutti insieme siamo in cammino verso nuove albe, e nuove primavere

 la vita si rinnova, noi siamo le gemme che la rinnovano in noi, 

attraverso noi i fiori torneranno a sbocciare ancora più belli

sempre

meravigliosamente

SEMPRE




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CAPO SEATTLE E IL VALORE DELLE TRADIZIONI


Nell'anno 1854, il presidente degli Stati Uniti fece a una tribù indiana del Nord la proposta di comprare le sue terre, offrendo in compenso la concessione di un'altra riserva. Il testo della risposta del Capo Seattle stato considerato, nel corso dei tempi, una delle pi belle dichiarazioni sull'importanza delle tradizioni. Ho letto da qualche parte che la famosa risposta fu falsificata da un giornalista, ma ci non toglie il valore di quanto fu espresso.

Come si può comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea ci sembra strana. Se non possediamo la freschezza dell'aria e il bagliore dell'acqua, come possibile venderli? Per il mio popolo, ogni pezzo di questa terra sacro. Ogni ramo, ogni pugno di sabbia del deserto, ogni ombra d'albero, ognuna di queste cose sacra nella memoria del mio popolo. I morti dell'uomo bianco dimenticano la loro terra d'origine quando camminano fra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai queste montagne e queste valli, poiché tale il viso di nostra Madre. Siamo parte della terra ed essa fa parte di noi.

I fiori sono i nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. I picchi rocciosi, i solchi umidi nei campi, il calore del corpo del puledro e l'uomo tutti appartengono alla stessa famiglia. Dunque, quando il Grande Capo di Washington manda a dire che desidera comprare la nostra terra, chiede molto di noi. Il Grande Capo dice che ci sistemerà in un luogo dove potremo vivere felici. Egli sar nostro padre e noi saremo suoi figli. Dunque, noi prenderemo in considerazione la sua offerta di comprare la nostra terra. Ma ci non sarà facile, perché l'acqua brillante che scorre nei fiumi non solo acqua, anche il sangue dei nostri antenati. Se gli vendiamo la terra, essi possono dimenticare che il mormorio delle acque la voce dei nostri avi, e il ricordo di tutto ci che avvenuto fintanto che abbiamo vissuto qui.

Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Una zolla di terra, per lui, ha lo stesso significato di un'altra, poiché egli un forestiero che arriva di notte ed estrae dalla terra quello di cui necessita. La terra non sua sorella, ma una donna attraente, e quando egli l'ha conquistata, prosegue il suo cammino. Si lascia alle spalle i tumuli dei suoi antenati e non se ne dispiace. Sottrae alla terra quello che sarebbe dei suoi figli e non se ne preoccupa. La tomba di suo padre e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose o addobbi colorati. Il suo appetito divorerà la terra, lasciando soltanto un deserto. Io non capisco, i nostri costumi sono diversi dai suoi. La veduta delle sue città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Sarà forse perché l'indio un selvaggio e non comprende.

Non c' alcun luogo tranquillo nella città dell'uomo bianco. Nessun luogo dove si possano udire i germogli che sbocciano a primavera o le ali di un insetto che battono. Il rumore sembra solo insultare le orecchie. E cosa resta della vita se un uomo non può udire il pianto solitario di un uccello o il chiacchierio dei rospi intorno a uno stagno, la sera? Che cos' l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero via, l'uomo morirebbe per una immensa solitudine dello spirito. Poiché ci che accade agli animali, ben presto avverrà anche all'uomo. In tutto c' un legame.

Tutto ci che accade alla terra, accadrà ai figli della terra. Se gli uomini sputano per terra, sputano su se stessi. Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, l'uomo appartiene alla terra. L'uomo non ha creato il tessuto della vita, egli semplicemente uno dei suoi fili. Ci che far al tessuto, lo far a se stesso.

Anche l'uomo bianco, il cui Dio cammina e parla come lui da amico ad amico, non può sfuggire a questa realtà. Di una cosa siamo certi: il nostro Dio il suo stesso Dio. La terra Gli preziosa, e ferirla significa disprezzare il Creatore. 
La fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.



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Chiesi a Dio di essere forte

per eseguire progetti grandiosi:

Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute

per realizzare grandi imprese:

Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.

Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:

mi ha fatto povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:

Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita:

mi ha lasciato la vita

perché potessi apprezzare tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno

e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci furono esaudite.

Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini

nessuno possiede quello che io ho!

K.Kilgour; campione sportivo, ridotto su una sedia a rotelle dopo un grave infortunio.




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Chiedi-Chiedi-Chiedi

Alla più grande venditrice del mondo oggi non importa se la chiamate ragazza. Questo perché Markita Andrews ha realizzato ottanta mila dollari vendendo biscotti delle Girl Scout fin da quando aveva sette anni. 
Andando di porta in porta dopo la scuola, la timidissima Markita si trasformò in una macchina per vendere biscotti quando scoprì, all'età di tredici anni, il segreto della vendita. Tutto comincia con il desiderio. Un desiderio ardente, incandescente. Per Markita e sua madre, la quale lavorava come cameriera a New York dacché il marito le aveva lasciate quando Markita aveva otto anni, il sogno era viaggiare per il mondo. 
"Lavorerò sodo per fare abbastanza soldi da mandarti all'università" disse un giorno la madre. 
"Tu andrai all'università e quando ti sarai laureata farai abbastanza soldi per fare il giro del mondo, tu e io. Va bene?" 
Così quando all'età di tredici anni Markita, lesse nella sua rivista delle Girl Scout, 
che la giovane esploratrice che avesse venduto il maggior numero di biscotti avrebbe vinto un viaggio tutto pagato per due persone attorno al mondo, decise di vendere tutti i biscotti che avesse potuto. più di ogni Girl Scout al mondo, in tutti i tempi. 
Ma il desiderio da solo non basta.
 Per realizzare il suo sogno, Markita sapeva di aver bisogno di un piano d'azione. 
"Indossa sempre l'abito giusto, il vestito professionale" consigliò sua zia. 
"Quando stai facendo affari, vestiti come se stessi facendo affari. Indossa la tua uniforme di Girl Scout. Quando vai a trovare la gente a casa alle quattro e mezzo o alle sei e mezzo e specialmente il Venerdì sera, chiedi una grossa ordinazione. Sorridi sempre, che comprino o no, sii sempre gentile. 
E non chiedere loro di comprare i tuoi biscotti; chiedi di fare un investimento."
Moltissime altre Scout avranno desiderato quel viaggio intorno al mondo. 
Moltissime altre Scout avranno avuto un piano d'azione. 
Ma solo Markita uscì in uniforme ogni giorno dopo la scuola, 
pronta a chiedere (e continuare a chiedere) alla gente di fare un investimento nel suo sogno.
"Salve. lo ho un sogno. Mi sto guadagnando un giro del mondo per me e mia mamma vendendo biscotti delle Girl Scout" 
diceva sulla porta. 
"Vorrebbe investire in una dozzina o due dozzine di scatole di biscotti?"
Markita vendette quell'anno 3526 scatole di biscotti delle Girl Scout e vinse il suo giro del mondo. 
Da allora ha venduto più di quarantaduemila scatole di biscotti delle Girl Scout, 
ha parlato in convegni sulle tecniche di vendita in tutti gli Stati Uniti, 
è stata protagonista di un film della Walt Disney sulla sua avventura ed è stata coautrice di un vendutissimo volume intitolato 
'Come vendere più Biscotti, Condomini Cadillac, Computer.. e qualunque cosa.'
Markita non è più intelligente né più estroversa di migliaia di altre persone, giovani e vecchie, con un sogno da realizzare. 
         La differenza è che Markita ha scoperto il segreto della vendita: chiedi, chiedi, chiedi!
 
Molte persone falliscono prima ancora di cominciare perché non chiedono quello che vogliono. 
Il timore del rifiuto, induce molti di noi a rifiutare noi stessi e i nostri sogni,
molto prima che possano farlo gli altri, qualunque cosa noi vendiamo. E tutti noi vendiamo qualcosa. 
"Ci si vende ogni giorno: a scuola, al capoufficio, alle persone nuove che si conoscono" diceva Markita a quattordici anni.
 "Mia madre fa la cameriera: vende il piatto del giorno. 
Sindaci e Presidenti che cercano voti si vendono... 
Uno dei miei insegnanti preferiti era la signora Chapin.
Sapeva rendere interessante la Geografia, e questo vuol dire vendere... io vedo la vendita dovunque io guardi.
Vendere fa parte del Mondo intero".
Ci vuole coraggio per chiedere quello che si vuole. Il coraggio non è l'essenza di paura. 
E fare quello che e necessario malgrado la paura.
E poi, come ha scopérto Markita, più si chiede, più diventa facile (e divertente).
Una volta, in diretta TV, il produttore decise di lanciare a Markita la più dura sfida di vendita. 
A Markita fu chiesto di vendere biscotti delle Girl Scout a un altro ospite della trasmissione.
"Vorrebbe investire in una dozzina o due dozzine di scatole di biscotti delle Girl Scout?" chiese.
"Biscotti delle Girl Scout?! lo non compro biscotti delle Girl Scout!" rispose. 
"Io faccio l'agente di custodia in un penitenziario federale.
Mando a dormire ogni sera duemila stupratori, rapinatori, criminali, autori di aggressioni e di violenze sui bambini"...
Imperterrita, Markita ribattè tranquillamente: 
"Signore, se prende un po' di questi biscotti, forse non sarà più così cattivo e arrabbiato e feroce...
E poi, signore, penso che sia una buona idea portare un po' di biscotti anche a ciascuno dei suoi duemila detenuti.
" Markita chiese! L'agente di custodia staccò un assegno!

Jack Canfield e Mark V. Hansen


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IL Cinese felice

Chiunque cammini per le Chinatown d’America può vedere la statua di un robusto individuo che porta in spalla un sacco di tela. I mercanti cinesi lo chiamano il cinese felice o il Buddha che ride.

Questo Hotei visse all’epoca della dinastia T’ang. Egli non desiderava definirsi maestro Zen o radunare attorno a sé molti discepoli. Invece camminava per le strade con un grande sacco in cui metteva canditi, frutta o dolci. Li regalava ai bambini che si affollavano intorno a lui a giocare.

Aveva istituito un asilo infantile della strada. Ogniqualvolta incontrava un devoto Zen, tendeva la mano e diceva: "Dammi una monetina." E se qualcuno gli chiedeva di ritornare in un tempio per insegnare agli altri, ancora rispondeva: "Dammi una monetina!"

Una volta mentre era impegnato nel suo gioco-lavoro, un altro maestro Zen passò di là e gli chiese: "Qual è il significato dello Zen?"

Hotei immediatamente lasciò cadere a terra il suo sacco come risposta silenziosa.

"Allora", chiese l’altro, "che cos’è la realizzazione dello Zen?"

Immediatamente il cinese felice si rimise il sacco sulle spalle e continuò per la sua strada.

   
                         ‘Da 101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps’



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C’era una volta…

Due Angeli viaggiatori si fermarono per passare la notte nella casa di una ricca famiglia.

Era una famiglia di persone molto avare che si rifiutarono di far dormire i due Angeli nella camera degli ospiti. Infatti concessero agli angeli solo un piccolo spazio fuori, nel duro e freddo pavimento del pergolato davanti alla casa.

Mentre si preparavano come potevano un letto per terra il più vecchio degli Angeli vide un buco nella muro e lo riparò.

Quando l'Angelo giovane gli chiese perché lui rispose soltanto "le cose non
sono sempre quello che sembrano"

La notte dopo la coppia di angeli cercò riparo alla casa di una molto povera
ma molto ospitale famiglia, dove furono accolti da un contadino e sua moglie.

Dopo aver diviso con gli Angeli il seppur poco cibo che avevano i contadini cedettero agli Angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.

Quando il sole sorse, la mattina dopo, gli angeli trovarono l'uomo e sua moglie in lacrime.

La loro unica mucca, la sola loro fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo.

Il giovane angelo ne fu infuriato e chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una
cosa del genere.

"Al primo uomo, che pure aveva tutto, hai fatto un favore", lo accusò.
"Questa famiglia seppure aveva pochissimo era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato la mucca morire!"

"le cose non sono sempre quello che sembrano" replicò l'Angelo
"quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c'era dell'oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco.

Siccome quell'uomo era così avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, così non avrebbe trovato anche quella ricchezza."

"Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino l'Angelo della morte venne per sua moglie. Io invece di lei gli ho dato la mucca.

Le cose non sono sempre quello che sembrano.

" Qualche volta questo e' precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero...

Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se ne vanno subito...
qualche persona diventa un amico e rimane un po'... lasciando bellissime impronte nel nostro cuore... e non le perderemo mai perché avremo avuto un vero amico.

Ieri storia, domani mistero, il PRESENTE e' un regalo...

Io penso che sia importante, Vivere e ricordare ogni momento...

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FATHER FORGETS

di W. Livingstone Larned

Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormendo con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte. Mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono seduto a leggere in biblioteca, un’ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto.

E stavo pensando a queste cose: ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola perché invece di, lavarti ti eri solo passato un asciugamani sulla faccia, perché non ti sei pulito le scarpe. Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento.

A colazione, anche lì ti ho trovato un difetto: hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo. Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai cominciato a giocare e io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: "Ciao, papino!" e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: "Su diritto con la schiena!".

E tutto è ricominciato da capo nel tardo pomeriggio, perché quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare alle biglie e si vedevano le calze bucate. Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me, le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura.

Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell’offesa subita? Quando ho alzato gli occhi dal giornale, impaziente per l’interruzione, sei rimasto esitante sulla porta. " che vuoi? Ti ho aggredito brusco. Tu non hai detto niente, sei corso verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine hanno stretto con l’affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non aggredisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale.

Bè figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un angoscia terribile. Cosa mi sta succedendo? Mi sto abituando a trovare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei un bambino, non un adulto? Non che non ti volessi bene, beninteso: solo che mi aspettavo troppo dai tuoi pochi anni e insistevo stupidamente a misurarti col metro della mia età.

E c’era tanto di buono, di nobile, di vero, nel tuo carattere! Il tuo piccolo cuore così grande come l’alba sulle colline. Lo dimostrava il generoso impulso di correre a darmi il bacio della buonanotte.

Nient’altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergogna.

E’ una misera riparazione, lo so che non capiresti queste cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà. Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti.

Continuerò a ripetermi, come una formula di rito: " E’ ancora un bambino, un ragazzino!".

Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fai capire che sei ancora un bambino.

Ieri eri dalla tua mamma, con la testa sulla sua spalla. Ti ho sempre chiesto troppo, troppo.



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GLI OCCHI DELL' ANIMA

Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. Uno dei due doveva sedersi sul letto un'ora al giorno durante il pomeriggio per espellere delle secrezioni polmonari e respirare meglio. Il suo letto si trovava di fianco all'unica finestra nella stanza. L'altro uomo era costretto a passare supino le sue giornate. I due compagni di sventura si parlavano per ore. Parlavano delle loro mogli e delle loro famiglie, descrivendo le loro case, il loro lavoro, la loro esperienza al servizio militare ed i luoghi dov'erano stati in vacanza. Ed ogni pomeriggio, allorché l'uomo nel letto vicino alla finestra si poteva sedere, questi passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutto quello che vedeva fuori.

L'uomo nell'altro letto comincio a vivere nient'altro che per questi periodi di un'ora durante i quali il suo mondo si apriva ed arricchiva di tutte le attività e colori del mondo esterno.
Dalla camera, la vista dava su di un parco con un bel lago. Le anatre ed i cigni giocavano nell'acqua, mentre i bambini facevano navigare i loro modelli di battelli in scala. Gli innamorati camminavano a braccetto in mezzo a fiori dai colori dell'arcobaleno. Degli alberi secolari decoravano il paesaggio e si poteva intravedere in lontananza la città profilarsi.

Mentre l'uomo alla finestra descriveva tutti questi dettagli, l'altro chiudeva gli occhi e si immaginava le scene pittoresche. Durante un bel pomeriggio, l'uomo alla finestra descrisse una parata che passava li davanti.

Sebbene l'altro uomo non avesse potuto udire l'orchestra, riuscì a vederla con gli occhi della propria immaginazione, talmente il suo compagno la descrisse nei minimi dettagli.

I giorni e le settimane passarono.

Una mattina, all'ora del bagno, l'infermiera trovò il corpo esanime dell'uomo vicino alla finestra, palesemente morto nel sonno. Rattristata, essa chiamò gli addetti della camera mortuaria perché venissero a ritirare il corpo. Non appena sentì che il momento fosse appropriato, l'altro uomo chiese se poteva essere spostato in prossimità della finestra. L'infermiera, felice di potergli accordare questo piccolo favore, si assicurò del suo confort e lo lasciò solo.
Lentamente, sofferente, l'uomo si sollevò un poco, appoggiandosi su di un sostegno, per gettare un primo colpo d'occhio all'esterno. Finalmente, avrebbe avuto la gioia di vedere lui stesso quanto il suo amico gli aveva descritto.

Si allungò per girarsi lentamente verso la finestra vicina al letto ..... e
tutto ciò che vide fu un muro! L'uomo domandò all'infermiera perché il suo compagno di stanza deceduto gli avesse dipinto tutta un'altra realtà.

L'infermiera rispose che quell'uomo era cieco, e che non poteva nemmeno vedere il muro. "Forse ha solamente voluto incoraggiarvi", commentò.

EPILOGO

Vi è una felicità straordinaria nel rendere felici gli altri, a discapito delle nostre proprie sofferenze. 
La pena condivisa riduce a metà il dolore, ma la felicità, una volta condivisa, si ritrova raddoppiata. 
Se volete sentirvi ricchi, non avete che da contare, tra tutta le cose che possedete, quelle che il denaro non può comperare. 
L'oggi è un regalo, ed è per questo che in molte lingue lo si chiama 'presente'.




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C'era una volta...

Ricordo che tanto, tanto tempo fa,
conoscevo un bambino,
un bambino felice e spensierato,
libero di ridere, di correre e di giocare
su prati verdi e infiniti, ricoperti di fiori colorati.
Un giorno, all'improvviso, scomparve.
Lo cercai a lungo, invano.
In principio mi mancavano le sue risa,
poi, giorno dopo giorno,
cominciai ad abituarmi alla sua assenza e al silenzio.
Poco a poco la mia anima sembrò scivolare in un abisso
e il mondo divenne un luogo tetro e pauroso.
Allora cominciai nuovamente a cercarlo.
Lessi e studiai molti libri,
per sapere dove fosse andato,
ogni giorno diventavo più curvo e miope
ma di quel bambino, nessuna traccia.
Chiesi a mio padre e a mia madre, ai miei insegnanti,
ai miei amici, in seguito a mia moglie, ai miei colleghi, ai miei superiori.
Nessuno sapeva che fine avesse fatto.
Lo cercai nelle Chiese e nelle Università,
nei salotti e nei bassifondi,
ma di quel bambino, nessuna traccia.
Continuai a cercarlo per anni,
percorrendo molte strade,
Spesso perdendomi.
Mi arrampicai sulla cima di molte montagne.
Spesso affaticandomi.
Ma il bambino non si trovava da nessuna parte.
Col tempo cominciai a provare disillusione e pena.
Cominciai a dirmi che forse
non era mai esistito:
la televisione e i giornali non ne parlavano mai,
e nelle strade e nei bar la gente diceva:
Lascia perdere! Fantasie! Chimere! Fallaci Illusioni
Forse avevano ragione loro.
Ma continuai a cercarlo.
Ero vecchio, stanco e malato quando feci Reiki.
Una strana parola, Reiki.
Una sedia, un incenso, la fiamma di una candela.
Mi sedetti, per la prima volta in trent'anni.
Chiusi gli occhi, per la prima volta in trent'anni.
E piansi, per la prima volta in trent'anni.
Piansi a lungo, sul mio triste destino,
sul tempo trascorso, sulla vanità dello sforzo,
sulle occasioni perdute.
Ma non feci in tempo
a cadere ulteriormente
nell'autocommiserazione.
Sentii una risata,
Acuta, schietta e cristallina.
Riaprii gli occhi,
vidi un bambino
che correva su un prato
ebbro di luce.
Lo chiamai per nome, e lui venne da me.
Per nulla stupito, sembrava aspettarmi.
Lo abbracciai.
Lo presi per mano.
Gli promisi che avrei giocato con lui.
Per sempre.

Quel giorno ho incontrato il mio cuore.

E con lui il cuore del mondo.

Quel giorno è cominciata la mia vita.

 Umberto Carmignani (Ins.ReiKi)



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C'era una volta un ragazzo con un brutto carattere

Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino 
ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.
Il primo giorno il ragazzo piantò37 chiodi nello steccato. 

    Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno: 
aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.
    Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. 
Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.
   
Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato,
per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno.
I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.
    Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse:
"Figlio mio, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. 
Lo steccato non sarà mai più come prima.
Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste.
Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita.
Non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà."

Una ferita verbale fa male quanto una fisica. 




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"""



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Bada ai Tuoi pensieri perché diventano le Tue parole…

Bada alle Tue parole perché diventano le Tue azioni…

Bada alle Tue azioni perché diventano le Tue abitudini…

Bada alle Tue abitudini perché diventano il Tuo carattere…

Bada al Tuo carattere perché diventa il Tuo Destino…   

                                        Buddha

 

 



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Bisogno e Pigrizia

 "Dal momento che l'uomo sente la fame, è obbligato a darsi da fare per trovare il cibo: o lo produce oppure lavora per acquistarlo. Se non sentisse la fame non farebbe niente, questo è certo. La natura, che è previdente, ha scoperto un mezzo sicuro contro l'ozio: lo stomaco! La necessità e il bisogno sono gli unici rimedi alla pigrizia. Ecco perché bisogna lasciare i pigri nel bisogno: sarà lui a guarirli. Purtroppo molte madri fanno fatica a comprendere questa verità: nel loro amore cieco vogliono risparmiare i loro figli spingendoli così a diventare pigri.
 Ora, la pigrizia indebolisce gli esseri. Le madri sono capaci di comprendere molte cose, salvo che il vero amore è inculcare ai figli il senso dello sforzo. Il giorno in cui l'avranno compreso sapranno che possono dare loro ciò che esiste di più prezioso: la salute, l'energia, il bisogno di superare se stessi, la gioia di vivere."

Omraam Mikhaël Aïvanhov



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CANTICO DELLE CREATURE

 

 Altissimo, onnipotente, buon Signore

 tue sono le lodi, la gloria e l'onore

 ed ogni benedizione.

 A te solo, Altissimo, si confanno,

 e nessun uomo è degno di te.

Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature,

specialmente per messer Frate Sole,

il quale porta il giorno che ci illumina

ed esso è bello e raggiante con grande splendore:

di te, Altissimo, porta significazione.

Laudato sii, o mio Signore,

per sora Luna e le Stelle:

in cielo le hai formate

limpide, belle e preziose.

Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e

per l'Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo

per il quale alle tue creature dai sostentamento.

Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,

la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.

Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,

con il quale ci illumini la notte:

ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.

Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,

la quale ci sostenta e governa e

produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.

Laudato sii, o mio Signore,

per quelli che perdonano per amor tuo

e sopportano malattia e sofferenza.

Beati quelli che le sopporteranno in pace

perché da te saranno incoronati.

Laudato sii, o mio Signore,

per nostra sora Morte corporale,

dalla quale nessun uomo vivente può scampare.

Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.

Beati quelli che si troveranno nella tua volontà

poiché loro la morte non farà alcun male.

Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltate.

 

                                            San Francesco

 

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Cuore di Mamma

C’era una volta…un bambino.

Crescendo divenne molto cattivo, arrivò perfino ad uccidere un uomo.

Col tempo la sua ferocia crebbe e così i delitti…

Ormai non si contavano più le persone che aveva ucciso…

Finchè un giorno venne arrestato…

Seguì un processo e, naturalmente, fu condannato a morte.

Quella notte venne a trovarlo…il Diavolo che gli propose un accordo…

Avere salva la vita in cambio del cuore di…sua madre!

Dopo averci pensato un po’ l’uomo, accettò…

Il Diavolo gli aprì un varco nella cella, e lui andò da sua madre…

la uccise e le strappò il cuore dal petto…

Mentre si stava recando all’appuntamento col Diavolo inciampò

e il cuore rotolò nella polvere…

Il cuore disse: “ ragazzo mio, Ti sei fatto male?”

 

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Solo i nudi vivono nel Sole

solo i semplici cavalcano il vento

e solo chi si smarrisce migliaia di volte

riuscirà a tornare a casa.

                                         (G.K.Gibran)

 

 

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Grazie

 

A chi ama dormire, ma si sveglia sempre di buon umore,

A chi saluta ancora con un bacio,

A chi lavora molto, ma si diverte di più,

A chi và in fretta in auto, ma non suona ai semafori,

A chi arriva in ritardo, ma non cerca scuse,

A chi è felice il doppio anche quando fa la metà,

A chi si alza presto per aiutare un amico,

A chi fa notte fonda per ascoltare un amico,

A chi ha l’entusiasmo di un bambino, ma pensieri da uomo,

A chi vede nero solo quando è buio,

A tutti coloro che Amano, Perdonano, Abbracciano, Sorridono, Piangono, Donano…Grazie !

 

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HO IMPARATO

 

Ho imparato... che nessuno è perfetto...
Finché non ti innamori.

Ho imparato... che la vita è dura...
Ma io di più!!!

Ho imparato... che le opportunità non vanno mai perse.
Quelle che lasci andare tu...
le prende qualcun altro.

Ho imparato... che quando serbi rancore e
amarezza la felicità va da un'altra parte.

Ho imparato... che bisognerebbe sempre usare parole buone...
Perché domani forse si dovranno rimangiare.

Ho imparato... che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.

Ho imparato... che non posso scegliere come mi sento...
Ma posso sempre farci qualcosa.

Ho imparato... che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno...
ti ha agganciato per la vita.

Ho imparato... che tutti vogliono vivere in cima alla montagna....
Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.

Ho imparato... che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.

Ho imparato... che è meglio dare consigli solo in due circostanze...

Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Ho imparato... che meno tempo spreco...
più cose faccio.

 

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Fin Quando

"Fin quando dai la caccia alla felicità,

non sei maturo per essere felice,

anche se quello che più ami è già tuo.

 

Fin quando ti lamenti del perduto

ed hai solo mete e nessuna quiete,

non conosci ancora cos'è pace.

 

Solo quando rinunci ad ogni desiderio

e non conosci né meta né brama

e non chiami per nome la felicità,

 

Allora le onde dell'accadere non ti raggiungono più

e il tuo cuore e la tua anima hanno pace."

 

Herman Hesse

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 Un'anziana donna


Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata 
dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. 
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. 
Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: 
"Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa". La vecchia sorrise: "Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso?
È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno,
mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola.
Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa". 
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. 
Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha, a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. 
Bisogna prendere ciascuno per quello che è,
e vedere ciò che c'è di buono in lui…

 

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