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Aspartame, un dolcificante artificiale

ASPARTAME (E 951) il rischio CANCRO nel dolcificante più diffuso.

L’inchiesta, attraverso la storia esemplare dell’additivo più utilizzato nell’alimentazione (l’aspartame, un dolcificante artificiale), mostra le debolezze di un sistema di controllo che non tutela adeguatamente la nostra salute.
Infatti le industrie, per inserire nell’alimentazione una nuova sostanza, devono dimostrare a loro spese la sicurezza del prodotto finanziando le ricerche.
Un sistema che, tra conflitti di interesse e corruzione, "addolcisce" la vita dell'industria a danno della salute dei consumatori.

Un ottimo documentario sull'aspartame, dolcificante dannoso per la salute ma molto proficuo per le multinazionali, e non solo.

 

Un dubbio alimentato da studi e ricerche, attorno al quale è stata costruita la puntata del 29/04/2012 di Report la storia in sintesi di un prodotto commerciale, disseminata di ombre, conflitti d’interesse e domande pesanti e attuali, tanto che entro settembre 2012 l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, dovrà emanare un nuovo verdetto sulla salubrità o meno dell’aspartame. Lo vendono come il dolcificante chimico perfetto. Buono per il palato, ottimo per la linea, sicuro. E lo mettono ovunque, dalle bibite alle caramelle, per arrivare ai farmaci, compresi quelli per i bambini  ma l’aspartame, l’alternativa allo zucchero, potrebbe essere cancerogeno.

Scoperto per caso nel 1965 mentre la Searle, colosso farmaceutico americano, sta sperimentando un nuovo farmaco contro il l’ulcera. Scopre che è dolce 250 volte più dello zucchero e si lancia nelle ricerche sull’aspartame, dolcificante del futuro. Nel 1974, ottiene il via libera alla messa in commercio dalla Fda, l’agenzia statunitense dei farmaci . Ma un’associazione dei consumatori blocca tutto. Un patologo aveva scoperto che quella sostanza provocava buchi nel cervello dei topi di laboratorio  la lunga guerra di perizie e ricorsi sull’aspartame inizia così. Studi successivi affermano che i test della Searle sono pieni di irregolarità, e che l’aspartame ha pesanti effetti collaterali sul cervello. Entro Settembre il verdetto dell’autorità europea per la sicurezza alimentare . Nel 1980 , Ronald Reagan viene eletto presidente . uno dei suoi primi atti è cambiare il commissario della Fda, che l’anno dopo dà il via libera all’aspartame . Una manna per la Searle , che come amministratore delegato , ha un certo Donald Rumsfeld ovvero l’esperto di medio oriente dell’amministrazione Reagan, futuro segretario alla Difesa con Ford e Bush junior.

L’Aspartame si sparge per l’America, e presto approda in Europa, Italia compresa.Tutte le autorità scientifiche ne autorizzano la vendita: e tutte si basano su uno studio finanziato dalla Searle.

Nelle pieghe del documento, si ammette la morte di un certo numero di topi di laboratorio eppure l’aspartame viene utilizzato in più di  cinquemila prodotti. Dalle bibite più popolari, ai dentifrici e ai medicinali, in molti casi pediatrici. Sui banchi dei bar di mezzo mondo dominano i dolcificanti ma le ombre rimangono, assieme alle segnalazioni di consumatori e studiosi. A rilanciarle nel 2005 è una ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna  dal verdetto chiaro: l’Aspartame è cancerogeno. L’istituto compie altri studi autofinanziati. L’Efsa, che nel 2002 aveva approvato l’aspartame, li respinge: “Non sono stati fatti secondo le procedure, sono incompleti”.

Dura reazione , da parte di un ente che ha undici membri su venti che sono stati, o sono tuttora, consulenti di aziende dell’industria alimentare. “ Quando si discute di un prodotto della loro azienda si astengono fanno sapere da Bruxelles – e comunque non c’è conflitto d’interesse, perché lo hanno dichiarato“.

Tre parlamentari europee sollevano il caso, e alla fine la palla torna all’Efsa : che entro settembre dovrà pronunciarsi di nuovo sull’aspartame E951. Neppure nemico dell’obesità, secondo il Dr.Franco Berrino, dell’Istituto Tumori di Milano: “Non esiste un solo studio che l’abbia provato anzi, c’è una forte ipotesi del contrario “.

Sepp Hasslberger

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